Il corteo riempie le strade e Piazza Loggia: «Stanchi di pagare per tutti!»

La manifestazione della Cgil e della Fiom è partita da Corso Garibaldi per concludersi in Piazza Loggia. Sotto un'acqua battente la grande risposta di lavoratori, giovani e pensionati: "In lotta per un mondo di fratelli"

Dall’alto si vedono tanti, tantissimi ombrelli. Si sente un vociare diffuso, la musica del furgone e qualche fischietto. I lavoratori e i pensionati sono scesi in piazza, ancora una volta, per scioperare e protestare contro le scelte inique dell’ennesima manovra governativa, la Cgil per 4 ore e la Fiom per 8, per contestare ad alta voce le scelte della FIAT, e la deroga e cancellazione del contratto nazionale. “Oggi in Iveco sono andati a lavorare solo in 160 – ci spiega Valentino, delegato sindacale dello stabilimento bresciano – con un’adesione allo sciopero che sfiora il 90%. Di sicuro le linee non vanno, la produzione è ferma”. La Fiom scende in piazza anticipando l’iniziativa già prevista per la prossima settimana: “Abbiamo anticipato perché teniamo al nostro futuro. Il Governo ha deciso di fare pagare il conto sempre ai soliti, e sembra proprio che nessuno voglia rendersi conto di cosa significa lavorare in una catena di montaggio. Non è possibile lavorare più di 40 anni in quelle condizioni, e non a caso quasi il 50% degli operai FIAT presenta delle ridotte capacità lavorative”.

In campo, e in piazza, tutte le sigle sindacali, lavoratori e lavoratrici di tutte le età e di tutte le categorie. Non poteva mancare la Invatec, dove sono già stati annunciati più di 300 licenziamenti. “Anche noi stiamo vivendo un dramma – aggiunge Donatella, delegata – Loro vogliono tagliare i costi e i costi siamo sempre noi. Ma non può esistere ricerca, non può esistere sviluppo se non direttamente collegato alla produzione e al lavoro”. Il corteo attraversa le vie della città sotto una pioggia che picchia sempre di più, e si conclude in Piazza Loggia con i dovuti comizi finali. Dopo aver rispettato un minuto di silenzio in ricordo della strage di Piazza Fontana, il 12 dicembre 1969.

“Si prospetta un periodo ancora più difficile, altre chiusure di fabbriche e stabilimenti, l’aumento della disoccupazione e della precarietà, il ricorso continuo alla cassa integrazione – questo ha detto Michela Spera, segretaria provinciale Fiom – Come sempre si è deciso di fare cassa con le pensioni e con i sacrifici dei lavoratori, permettendo alla FIAT di attaccare i diritti sindacali mai come prima. Le scelte di Marchionne riguardano tutti i metalmeccanici e tutti i lavoratori, dobbiamo essere consapevoli del peggioramento delle nostre condizioni. Un delegato sindacale nominato dall’azienda altro non è che un gendarme della stessa”.

Sul palco anche Damiano Galletti, che spiega ai tanti le ragioni dello sciopero e della manifestazione: “Lavoratori e pensionati hanno già pagato abbastanza, questa manovra deve cambiare. Abbiamo ascoltato solo falsità, abbiamo visto centinaia di miliardi bruciati dalla finanza: stiamo vivendo una situazione drammatica, non esiste più una politica degna di questo nome. In Italia e in Europa siamo tutti cittadini e tutti lavoratori, vogliamo tornare ad essere gli artefici del nostro destino”.

La via internazionale sembra l’unica soluzione per rispondere alle scelte classiste dei Governi europei. Si susseguono scioperi in tutto il Continente, dalla Grecia (al settimo sciopero generale) alla Gran Bretagna, dalla Spagna all’Ucraina e alla Bulgaria. “Questa battaglia durerà ancora molti anni – ci spiega Giovanni Bonassi, delegato Cgil – e credo che ormai tutti hanno capito che non esistono Governi amici dei lavoratori. Dobbiamo pensare davvero a un sindacato europeo, dobbiamo sviluppare un forte movimento continentale. La lotta deve essere unificata contro la BCE, per ottenere risultati significativi in Europa e smuovere la lotta e la coscienza di classe”.

Perché “se l’Europa organizza i suoi poteri presentandone il conto ai lavoratori, sta ai lavoratori organizzare su scala continentale l’opposizione all’imperialismo europeo e alle sue manovre”. Pensando anche alla Cina e agli altri ‘emergenti’, dove la lotta è davvero quotidiana, o al Nord Africa, o agli Stati Uniti.. Intanto in Piazza Loggia il corteo si chiude sulle note dell’Internazionale: non è molto, ma di sicuro è un buon inizio.

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