Martedì, 22 Giugno 2021
Politica

Trivelle, ai seggi un bresciano su tre: Legambiente contro Del Bono

Alle urne bresciane si è presentato solo il 29,2 per cento degli aventi diritto. La reazione di Legambiente, che critica Del Bono

Forse distratti - o maggiormente attratti - dal suono delle mille chitarre in piazza Loggia, sono pochi i bresciani che si sono recati alle urne nel weekend appena trascorso per il referendum sulle trivellazioni in mare. Dati alla mano, i cittadini che si sono presentati nelle cabine elettorali sono stati  il 29,2% degli aventi diritto, cioè un bresciano su tre. Un dato che è pienamente in linea con la media nazionale (ha votato il 32% degli italiani) ad esclusione delle regioni direttamente coinvolte nella "partita trivelle", che hanno registrato percentuali decisamente maggiori. 

Chi è entrato in cabina e ha impugnato la matita, lo ha fatto, nella grande maggioranza dei casi, per mettere una croce sul sì. L'82% dei bresciani ha infatti votato per l'abrogazione della legge sulle concessioni di trivellazioni entro le 12 miglia nautiche. Ecco perché all'indomani del referendum nessuno parla di sconfitta.  

“Non siamo amareggiati - spiega Carmine Trecroci, presidente del circolo di Legambiente di Brescia - perché la questione delle concessioni per le trivellazioni faceva parte di un pacchetto di provvedimenti ben più grande, che il governo è stato costretto a prendere sul tema dello sfruttamento di gas e petrolio. Infatti 5 di quelle sei norme  sono state modificate come da noi richiesto, quindi la partita l'abbiamo vinta 5 a 1. Fuor di metafora calcistica, questo referendum ha dimostrato che comunque c'è stata una sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema: ben 14 milioni di persone hanno votato sì. Sarebbe andata diversamente se il referendum fosse stato accorpato alle amministrative, come era stato chiesto.  Oltre ad aumentare l'affluenza, avremmo potuto evitare lo spreco di soldi. Prima di avanzare tale richiesta sono stati ascoltati i pareri di esperti giuristi che non hanno trovato particolari impedimenti, evidentemente il governo non ha voluto accorpare il referendum per continuare a tutelare gli interessi delle compagnie petrolifere.”

Non ha quindi sorpreso poi molto il non raggiungimento del quorum, che si dovrebbe anche alla poca attenzione data dai media al tema: “La bassa affluenza alle urne è dovuta alla campagna di disinformazione condotta a più livelli, che ha impedito ai cittadini di essere coinvolti - continua Trecroci -. Per questo motivo l'esito del referendum pone degli interrogativi importanti sul tasso di democrazia del nostro paese: i due organi televisivi principali a livello nazionale - Rai e Mediaset -  non hanno praticamente mai parlato della questione e questo la dice lunga su come tali media siano manipolati dal governo.”

Una 'disattenzione' che si sarebbe registrata anche a livello locale: “Nessuno ha speso una parola per spingere i bresciani ad esercitare il proprio diritto di andare alle urne – conclude Trecroci –. Le autorità locali, sia a livello provinciale che comunale, non hanno fatto nulla, poi ci si lamenta della disaffezione alla politica da parte dei cittadini. Domenica il sindaco di Brescia Emilio Del Bono ha scritto su Facebook decine di post sull'evento  “Mille chitarre in piazza”,  ma non si è sentito in dovere di invitare i cittadini a recarsi alle urne. Evidentemente le priorità non sono quelle di sollecitare il senso civico e la partecipazione dei cittadini, ma ben altre.”

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