Profughi a Brescia, la Chiesa condanna Maroni: "Un uomo triste"

Quasi una 'scomunica', ma soltanto politica, per i leghisti Roberto Maroni e Matteo Salvini: dito puntato contro la (nuova) teoria dei respingimenti da parte della Diocesi di Brescia

Una condanna senza appello, quasi una ‘scomunica’ politica. Quella lanciata dalla Diocesi di Brescia nei confronti di Roberto Maroni e Matteo Salvini, i due esponenti della Lega Nord che negli ultimi giorni hanno minacciato ritorsioni ‘istituzionali’ se la linea governativa sugli arrivi dei profughi non dovesse cambiare di netto.

Posizione ribadita poi da altri del centrodestra, su tutti – almeno a livello ‘bresciano’ – anche gli assessori Simona Bordonali e Viviana Beccalossi. Ma il portavoce del vescovo Luciano Monari, padre Mario Toffari, proprio martedì ha deciso di ‘bacchettare’ la Lega e i suoi ‘adepti’, accusando direttamente il governatore Maroni, che qualche giorno fa aveva annunciato di tagliare i fondi regionali ai Comuni che avrebbero accolto i profughi.

“Maroni è un uomo triste – commenta Toffari – è un ricco che minaccia con i soldi pubblici. Nel nome del Vangelo e del buon senso vorrei che la gente se ne accorgesse: il cristiano non può giustificare chi difende la propria ricchezza, lasciando che altri muoiano. Certo, non si può negare che il problema esiste: ma la sciagurata firma del trattato di Dublino, l’ha fatta un governo di centrodestra”.

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Padre Toffari non le manda a dire, forte della sua posizione, e ne ha pure per Salvini. “Quando dice che vuole occupare le prefetture dice le stesse cose dei centri sociali: speriamo che non abbiano le stesse conseguenze”. E sull’immigrazione in Lombardia? “Maroni dice che gli immigrati sono tanti, è vero. Ma i 500mila regolari che abbiamo qui fanno lavori che nessuno vuole fare, consumano e spendono, portano i bambini a scuola, fanno lavorare medici e insegnanti”. E se lo dice la Chiesa..

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