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Brescia: in Piazza Paolo VI il presidio della Cgil

La due giorni di protesta continua anche oggi, dalle 17 alle 19 nel cortile interno della Prefettura. Da metà ottobre in poi tre nuovi appuntamenti su scala nazionale, mentre la manovra viene approvata dal Parlamento

Primo giorno di presidio anche a Brescia per la Cgil, nell’ottica di una mobilitazione permanente per protestare contro la manovra classista del Governo e contro le tante contraddizioni mai risolte dell’Italia in crisi, economica e sociale. Le iniziative del sindacato si sono diffuse ovviamente in tutto il Paese, da Perugia (dove è stata contestata Emma Marcegaglia) a Savona, e poi Monza, Milano, Roma, Pesaro.. In contemporanea anche i presidi dei precari della scuola, contro i nuovi tagli ad un settore che certo non se la passa benissimo, in vista dei tre prossimi eventi di protesta che coinvolgeranno lavoratori e pensionati entro la fine dell’anno.

La manifestazione nazionale dei lavoratori pubblici e della conoscenza (15 ottobre) e la manifestazione nazionale dello Spi Cgil (ai primi di novembre), a cui farà seguito una grande manifestazione per il lavoro. A Brescia un folto gruppo di delegati e militanti si è radunato nel cortile interno della Prefettura, in Piazza Paolo VI. “Questo presidio vuole dare continuità alla lotta – ci spiega Marco, delegato Iveco che nonostante il primo turno in fabbrica non è mancato dalle 17 alle 19 – Per far capire a tutti che noi ci siamo e che l’importante è esserci, per dare un segnale considerevole a chi di dovere”.

Da ieri pomeriggio la manovra è legge, con qualche correzione (vedi l’Ici per le attività commerciali ecclesiastiche) ma ancora salda nella sua struttura: “Il nostro obiettivo è far cambiare questa manovra. Certo, dei conflitti più intensi sarebbero più efficaci dei presidi, che spesso lasciano il tempo che trovano”.

“I lavoratori si aspettano una varata sindacale vera – conclude – qualcosa di più concreto e di più costruito. E sarebbe importante che anche gli altri sindacati facessero qualcosa. Ormai nelle assemblee non li ascolta più nessuno, nessuno si riconosce più in quelle sigle”.

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