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I commercianti contro il Pgt: presentate 4.000 osservazioni

La mobilitazione voluta da Confesercenti e una pioggia di critiche: no ai cinque centri commerciali e ai nuovi alberghi, ma valorizzare l'esistente senza creare squilibri. Con un attacco diretto all'assessore Paola Vilardi

Che ci sarebbe stata la coda era ben più di una semplice battuta. Il Pgt di Brescia si lascia alle spalle una marea di polemiche, e di osservazioni, da tutte le categorie e da tutti i cittadini. Non ultime per importanza quelle presentate dai commercianti, con firme allegate, dopo la mobilitazione dell’ultimo mese fortemente voluta da Confesercenti: una vera e propria mozione di sfiducia con la presentazione di quasi 4mila osservazioni a cui ha fatto seguito un documento ufficiale che sfiora le 30 pagine.

“Ogni osservazione ha la sua dignità, ogni osservazione attende risposta e non deve essere sottovalutata – fanno sapere dall’associazione degli operatori e dei dipendenti del commercio – Il Pgt è un progetto avversato da tutti i bresciani, e non riusciamo a cogliere dall’assessore (Vilardi, ndr) la sensibilità necessaria per affrontare un tema così delicato, minimizzandone la portata e bollando la nostra iniziativa come un puro interesse di categoria”.

I tasti dolenti del Pgt in corso d’opera sono molti, e ovviamente non si fermano solo al centro storico. Quelli che danno più fastidio sono proprio i cinque nuovi centri commerciali, al momento solo in progettazione e senza nulla di veramente concreto, ma che se realizzati altro non daranno che un definitivo “colpo mortale agli operatori”. Nel documento a firma congiunta critiche anche alle proposte sulle nuove strutture alberghiere, definite inutili, e un invito a un cambio di metodo, magari ritrovando “il coinvolgimento, la partecipazione e il consenso”.

Il Pgt va ripensato, è tempo di dire basta agli sprechi del territorio, ormai si deve realizzare unicamente ciò che serve davvero. Le nuove realizzazioni commerciali devono tenere conto della superficie di vendita esistente nella zona in rapporto agli abitanti, senza superare il parametro dei 1500 mq per 1000 abitanti. […] L’applicazione di questo criterio permetterebbe a un capoluogo di 220mila abitanti come Brescia di mantenere uno standard di servizio molto superiore alla media dei capoluoghi lombardi, senza però introdurre squilibri nella rete esistente. […] Una quota di commerciale ci può stare, ma solo a servizio dell’abitato”.

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