Lunedì, 17 Maggio 2021
Politica Via San Bartolomeo

Renzi in visita a Brescia, lavoratori costretti alle ferie forzate

Il premier Matteo Renzi in visita a Brescia lunedì 3 novembre, alla fabbrica Palazzoli di San Bartolomeo. Lo stabilimento sarà svuotato degli operai, in ferie forzate: la FIOM attacca duro, e prepara la sua manifestazione

Il premier Renzi con l'ormai celebre gelato, in risposta alla copertina dell'Economist sulla barca-Europa che affonda

Marco Bonometti, presidente dell’Associazione Industriale Bresciana. Poi Giorgio Squinzi, il presidente di Confindustria. E l’ospite più atteso, da tutti i punti di vista: il premier Matteo Renzi. Grandi nomi confermati per la tappa bresciana del presidente del Consiglio, il 3 novembre prossimo alla Palazzoli di San Bartolomeo, zona nord della città, in occasione dell’assemblea annuale degli industriali nostrani.

I grandi assenti saranno gli operai della fabbrica. Perché, come racconta Andrea Tornago su Il Fatto Quotidiano, l’amministratore delegato Luigi Moretti ha decretato le ferie forzate per tutti. Un modo per stoppare un dissenso invece garantito? Niente affatto, secondo Moretti: “Uno stop legato a necessità logistiche e di sicurezza - si legge sul quotidiano fondato da Marco Travaglio -. Ferie collettive, perché altrimenti non avremmo potuto ricevere quella quantità di persone nello stabilimento, come desiderio del presidente Renzi”.

I lavoratori, sempre secondo Moretti, “sono ovviamente tutti d’accordo”. Peccato, spiega ancora Tornago, che la giornata di ferie “non sarà a carico dell’azienda bensì dei lavoratori, che hanno dovuto prendere una giornata di ferie collettive, conteggiata alla fine del mese nel loro monte ore”.

E il coro delle critiche si fa più rumoroso. Il segretario provinciale della Fiom Francesco Bertoli, che intanto ha già annunciato un’iniziativa sindacale proprio in occasione della visita del premier, attacca duro: “Visto che Renzi è ospite dell’azienda e dei lavoratori, la giornata potevano pagarla loro”. E ancora: “Vogliono fermare la fabbrica per un giorno perché il rumore della produzione non permetterebbe di sentire i discorsi degli industriali”.

La Fiom risponde da fuori, con un corteo e un presidio. Insieme a loro (forse) anche i centri sociali, che hanno già annunciato una seconda manifestazione.

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