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Maroni a palazzo Loggia attacca RAI e ius soli

Il governatore lombardo, in città per una seduta della giunta regionale 'itinerante', attacca la RAI che ha scelto di non coprire l'evento, per poi definire la proposta del Ministro Kyenge una 'sola', una "fregatura di cui non c'è bisogno"

"La RAI ha deciso di non venire. E' una decisione che mi lascia sconcertato". E' quanto ha dichiarato il presidente di regione Lombardia, Roberto Maroni, oggi a palazzo Loggia per una seduta della giunta "itinerante" lombarda.

"Rappresenta un evidente disprezzo delle istituzioni il fatto che il servizio pubblico non sia presente. Questo merita una riflessione e anche un intervento da chi di dovere", ha aggiunto Maroni.

Il governatore e segretario della Lega Nord, parlando con i giornalisti, è poi tornato su un tema tanto caro ai militanti del suo partito, quello dello ius soli, ovvero la cittadinanza per chi nasce in territorio italiano proposta dal Ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge: "A Roma lo ius soli si declina come 'sola'. E' una fregatura per chi la propone e anche per i cittadini extracomunitari, semplicemente perché non ce n'è bisogno".

"E' solo una polemica inutile, un'iniziativa inutile - ha aggiunto -, una proposta inutile e dannosa perché crea un clima di tensione. I cittadini extracomunitari hanno già tutti i diritti, tranne il diritto di voto ed è giusto che sia così. Penso che di tutto si debba parlare oggi tranne che di questa cosa".

E' di ieri, intanto, la notizia che la Lega Nord installerà gazebo nelle piazze venete per raccogliere firme sul rimpatrio di stranieri irregolari, sull'abolizione del canone Rai, e per dire no alla proposta del primo Ministro natio dell'Africa.

Ad annuciarlo il segretario veneto del Carroccio, Flavio Tosi: "Alla Lega sta a cuore in particolare il discorso legato agli stranieri, non per un discorso razziale, ma per un fatto di buon senso: perché in un Paese dove il sistema del welfare sta saltando a causa della crisi economica e molti stranieri stanno tornando nei loro Paesi d'origine perché qui non trovano lavoro, allargare il numero dei cittadini in maniera significativa significherebbe dare un segno politico in senso inverso poco sensato".

"Contribuire a far crescere il numero degli stranieri, che siano minorenni o maggiorenni - ha aggiunto - vorrebbe dire fare esplodere la spesa sociale, e l'Italia allo stato attuale non se lo può permettere perché rischia di non farcela".

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