Martedì, 21 Settembre 2021
Politica San Bartolomeo / Via Casazza

Impianti «abusivi» a Brescia: continua la battaglia di Federici

Si è rifatto vivo, fuori dalla Loggia e dal Tribunale, per chiedere "urgenti ispezioni" sugli impianti che lui stesso definisce abusivi, in zona Casazza: continua la battaglia 'civica' di Gianpietro Federici

L’hanno ‘avvistato’ fuori dalla Loggia, in occasione dell’ultimo consiglio comunale. Poi è ‘ricomparso’, fuori dal Tribunale di Brescia: cappello in testa e cartelloni colorati, lui è Gianpietro Federici, cittadino bresciano che da anni combatte una battaglia che può sembrare personale, ma che non lo è affatto poiché, spiega, “mira a denunciare un sistema, anche nell’ambito impiantistico, fatto di diffusa illegalità, di concorrenza sleale, di protezioni occulte, di imbrogli e di mancato rispetto delle norme di Sicurezza che coinvolge l’intero Paese e che, per debellarlo, non si intravede alcuna volontà politica, amministrativa e giudiziaria”.

“Sedici impianti illegali – ha raccontato a BresciaToday il ‘nostro’ moderno Don Chisciotte – per 156 alloggi del condominio Giardino, in zona Casazza: otto dediti al teleriscaldamento centralizzato e otto per l’acqua calda sanitaria, realizzati tra il 2001 e il 2002 senza le rispettive autorizzazioni comunali e dell’ALER, senza alcun progetto esecutivo, obbligatorio per legge,  con una sola Relazione Tecnica di dubbia legittimità e con il rilascio di una unica Dichiarazione di Conformità non corrispondente e post-datata rispetto al giorno di entrata in funzione dei 16 impianti termici, senza le Tavole Grafiche che individuino il percorso delle tubazioni degli impianti dell’acqua calda e con la realizzazione di nuove colonne montanti per l’attuazione della distribuzione dell’acqua calda alloggiate in canne fumarie, senza l’autorizzazione dell’ISPESL e le Certificazioni di Collaudo degli Impianti (obbligatorie per legge)”.

Da tempo chiede che sia fatta giustizia, per una serie di illegalità che lui stesso definisce evidenti: e anche al neosindaco Emilio Del Bono ha chiesto “urgenti e rigorose ispezioni” perché, al condominio di Casazza, “gli impianti sono “illegittimi,abusivi e non a norma di Sicurezza” e, come legge prevede, “il Comune di Brescia non può dichiararsi non competente ad effettuare le ispezioni presso il complesso residenziale ‘il Giardino’”. Nessun ente ha però realmente certificato le ispezioni: né Comune né ASL, né ISPESL né Vigili del Fuoco, “e tanto meno A2A”. Mentre gli impianti “funzionano da 12 anni”, e col passar del tempo “il rischio è aumentato ancora, a causa dell’obsolescenza degli stessi”. Altro che prescrizione, “se c’è di mezzo l’incolumità delle persone allora il reato è permanente”.

Una vicenda forse legata anche al più eclatante caso di Matteo Cavellini, l’amministratore accusato di aver truffato condomini in lungo e in largo, fino ad oltre un milione di euro. E il buon Federici sarebbe stato addirittura chiamato dalla Rai, in occasione del passaggio cittadino della tv di Stato, per intervenire in piazza della Loggia sul caso Cavellini: strano, spiega lui, “che poi invece abbiano cambiato idea, all’ultimo momento”.

“Un problema di disinformazione – continua Federici – che troppo spesso copre illegalità, corruzione, clientelismi, favoritismi e nepotismi”. Tanto che anche il caso Cavellini, secondo Federici, non può che essere più scottante di quanto sembra, e non solo perché le responsabilità (civili e penali) delle presunte truffe condominiali “sono evidenti e plausibili”. Il problema, continua Federici, è che nel caso della legittimazione dei 16 impianti termici “del tutto illegittimi”, anche “la persona più ingenua del mondo non può credere che l’artefice di tutto l’imbroglio sia individuabile unicamente nell’amministrator Cavellini”. E quindi? “A mio parere, ci sono complicità ben più autorevoli, che forse coinvolgono gli ‘intoccabili’”.

In attesa di risposte che non arrivano, da chi quei lavori li ha effettuati e da chi li avrebbe dovuti supervisionare, a cui si aggiunge “l’assordante silenzio” delle istituzioni. Perché, ribadisce ancora Federici, forse è un problema di sistema: “Non solo potrebbero esserci altri impianti abusivi a Brescia, ma anche in tutta Italia”.

“Da dieci anni chiedo che si facciano le dovute ispezioni, e solo allora si potrà ripristinare una legalità ad oggi mancante. C’è chi mi ha dato del ‘coraggioso’, chi invece mi ha dato del ‘matto’. Ma se sono matto, perché in tanti hanno “paura” di me? Io non sono un perseguitato dalla Giustizia, anzi. Sono una vittima, ma dell’ingiustizia”. Tanto da aspettare, ancora, una chiamata della Procura di Venezia per un definitivo interrogatorio. Tanto da aver ‘indossato’ un cartellone indirizzato addirittura al Ministro Cancellieri, chiedendo “una telefonata umanitaria alla Procura lagunare, per farmi interrogare” perché, spiega, “aspetto invano da 32 mesi”.

E se la (dis)avventura di Federici ai più sembra ‘solitaria’, sono già diverse le persone e le associazioni che fanno il tifo per lui, e intanto un’attesa di ‘beckettiana’ memoria di qualche “forza politica” che possa “abbracciare la battaglia”. Qualche chilometro più in là, dalle sponde gardesane, pare che qualcuno abbia suggerito il suo nome, per la consegna di un “premio civico” ancora in fase di definizione.

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