Un miliardo di affamati: il problema mondiale dell’alimentazione

Mentre l'Italia si prepara all'Expo 2015 diventa necessario porre attenzione a un problema che tutti conosciamo, quello della distrubuzione del cibo. Se ne è parlato in un convegno alla Camera del Lavoro di Brescia

Il tema dell’alimentazione si fa sempre più pressante, in tutta Italia ma in tutto il mondo, e non solo perché ci avviciniamo all’Expo 2015. Il mondo industrializzato si batte per un’alimentazione più sana e più corretta, i Paesi emergenti solo negli ultimi decenni hanno avuto accesso a derrate più consistenti. In fondo al barile Terra, quasi un miliardo di persone che faticano a provvedere alla propria sussistenza, e decine e decine di milioni di bambini che ogni anno devono lasciare questo mondo perché malnutriti, o ammalati. Se n’è parlato pure al desenzanese AgriCultura Festival, mesi fa lo ha detto anche il premier Mario Monti: “Non è un problema di produzione, è un problema di distribuzione”. Ecco, questo è il punto. Una tematica ribadita anche ieri sera, nel corso dell’incontro organizzato dal Centro Studi Filippo Buonarroti e andato in scena presso la Sala Buozzi della Camera del Lavoro di Brescia, con la partecipazione di Fausto Filippini, del professor Salvo Bordonaro e di Gabriele Smussi, economista e collaboratore di Missione Oggi.

Di questo dobbiamo parlare, non possiamo più nasconderci: accantonate le paradossali teorie di maltusiana memoria dobbiamo tenere conto dell’esplosione demografica dell’ultimo secolo, e del progressivo aumento della popolazione mondiale, fino agli oltre 9 miliardi previsti per il 2050 o poco più. L’emergenza alimentare è tale perché imposta, già oggi produciamo così tanto che potremmo sfamare un pianeta e mezzo, forse due. E allora dove sta il problema? Il problema è intrinseco al sistema produttivo. “Con tutte queste storture sarà difficile che possa mai correggersi – spiegano i relatori – La crisi alimentare indotta deve essere affrontata in un modo nuovo, e non come se stessimo parlando di carità. Il problema è sia economico che politico, la necessità è quella di affrontarlo con una collocazione precisa, e con un approccio scientifico”. Nei secoli dei secoli il trasporto e la produzione di alimenti hanno accompagnato la diffusione della cultura e dell’economia, pure il mercato globale deriva da quell’arcaico dialogo alimentare, internazionale e interculturale.

“In ogni epoca l’uomo si appropria della natura entro un determinato modello di società. Lo zucchero e la patata hanno sostenuto la rivoluzione industriale tanto quanto la macchina a vapore, fornendo una dieta economica ed efficiente per gli operai delle nuove fabbriche. buonarroti cgil aliment-2E poi la fortissima crescita della popolazione, un avvenimento dirompente che ha squarciato la storia e le abitudini”. La rivoluzione demografica come diretta conseguenza della rivoluzione industriale, la Cina e l’India che da sole fanno quasi il 38% della popolazione mondiale, l’età mediana di molti Paesi africani che a malapena supera i 20 anni. Senza mai dimenticare che “il 20% della popolazione, i più poveri, sopravvive con meno dell’1,5% del reddito totale del pianeta”. Nonostante l’uomo abbia mostrato nei millenni le sue straordinarie capacità e non solo di adattamento, dagli ingegneri ante litteram fino all’uomo del grano, Nazzareno Strampelli.

Contributi pratici e rilevanti come la selezione artificiale delle specie animali e vegetali, le innovazioni intenzionalmente sviluppate, la rivoluzione green che “ha amplificato enormemente il potenziale produttivo”, vedi azoto, e che “ha sostenuto e accompagnato lo sviluppo asiatico”. E non basta far finta di niente, e credere che i pomodori importati siano peggiori di quelli italiani quando anche in Italia i raccoglitori delle campagne del Sud “vivono e lavorano in condizioni da Terzo Mondo”. Il neocolonialismo delle potenze cresce, e non si ferma, anche in campo agricolo.

Con l’accaparramento delle terre africane, mentre in molti prevedono una concentrazione della produzione alimentare entro una decina di grandi gruppi, veri controllori di quello che sarà il fabbisogno nutrizionale planetario. La distribuzione alimentare per rafforzare il potere, nei secoli dei secoli. “Politiche manipolatrici per assoggettare le popolazioni alle logiche di sviluppo ineguale. Nella storia dell’uomo il cibo ha fatto molto di più che nutrire, ha determinato la nascita della civiltà, ne ha determinato il cambiamento”.

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Ancora oggi è il riflesso dei grandi mutamenti sociali. Non aveva tutti torti il 56mo Segretario di Stato americano Henry Kissinger: “Il cibo? E’ l’arma più potente di tutte”.

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