Venerdì, 24 Settembre 2021
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Brescia: deficit comunale superiore ai 58 milioni di euro annui

I suggerimenti di Cesare Giovanardi nell'ambito di una gestione più oculata e più responsabile: le prospettive non sono buone, soprattutto in vista dell'aumento delle spese relative alla gestione del prossimo Metro Corto, pari a 25 milioni all'anno

Tiene ancora banco la questione, a questo punto forse quasi irrisolvibile, del problema del bilancio comunale del Comune di Brescia, alle prese con un deficit corrente annuale che negli ultimi tre anni ha raggiunto e superato la media dei 58 milioni di euro. Tale deficit si misura facilmente, e rappresenta circa il 25% del totale della spesa corrente dell’anno 2010, con la concreta possibilità che a cifre così elevate si aggiungano in tempi rapidi altri 25 milioni di euro annui, dovuti alle spese di gestione e di mantenimento del Metro Corto attualmente in fase di costruzione e lavorazione. Ad anticiparlo è proprio l’Assessore al Bilancio della giunta comunale, Fausto Di Mezza: il problema però a questo punto consiste nel già annunciato cambio di rotta di A2A, vero protettore del bilancio comunale grazie ad un’integrazione costante dei dividendi. Fino al 2006 i dividendi di A2A, prima della definitiva incorporazione di ASM Brescia in AEM Milano, erano sempre stati quasi totalmente utilizzati per investimenti, estinzioni di mutui, riserve o iniziative (una tantum) straordinarie.

“Se si pensa che A2A ha già affermato che i dividendi (i più alti d’Europa in tempo di crisi) si ridurranno progressivamente – ha scritto Cesare Giovanardi della segreteria cittadina del PD – e che con la cessione delle quote azionarie comunali di Autostrade Serenissima è cominciata l’era delle dismissioni, il futuro della città di Brescia potrà essere scandito dalla perdita annuale di capitale equivalente ad una Centrale del Latte bresciana, valutata circa 50 milioni di euro. Dopo pochi anni saremmo nelle condizioni attuali di Parma, ed avremmo gli stessi problemi di oggi aggravati dalla distruzione del capitale comunale”. Lo spettro di Parma, alle prese con un vero e proprio crac comunale di diverse centinaia di milioni di euro, si ripropone più attuale nell’analisi degli ultimi rapporti sul bilancio cittadino.

Dal 2007 ad oggi a crescere a dismisura senza contrappesi è stata la spesa corrente, passata da 176 milioni di euro a 218 (+24%), escludendo tra l’altro anche la Tariffa Igiene Ambientale (TIA), pari a 42 milioni. Nel 2006, senza considerando i dividendi di copertura a opera di A2A il deficit attestato era pari a 10 milioni di euro, nel 2010 il saldo negativo registrato ha quasi raggiunto i 65 milioni. Che fare? Cesare Giovanardi suggerisce un intervento sensibile sulla gestione e sulla spesa corrente: “Fase 1. Tagli selettivi a sprechi e gestioni assistite e clientelari per recuperare milioni di euro per far fronte all’aumento del deficit corrente annuo derivante dalla gestione del Metro Corto che sembra avere la dimensione, a detta dell’Amministrazione, di ulteriori 25 milioni di euro annui”.

E poi: “Fase 2. Collocazione sul mercato (agenzie pubbliche, banche e privati) di quote significative di Brescia Mobilità Spa, per alleggerire l’impegno del Comune di Brescia per investimenti e gestione, nell’ottica di una rete più ampia e provinciale”.

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