Domenica, 13 Giugno 2021
Politica Centro / Via Fratelli Folonari, 20

CGIL Brescia: giovedì 18 aprile lo sciopero generale territoriale

Una giornata intera di mobilitazione con il corteo 'rosso' che percorrerà la città fino ad arrivare in Piazza Loggia, dove non mancherà Maurizio Landini. Da Via Folonari: "La crisi non deve essere pagata dai lavoratori"

Giovedì 18 aprile anche a Brescia lo sciopero generale territoriale organizzato dalla CGIL, per una giornata intera e con corteo annesso e gran finale in Piazza Loggia, con i comizi e gli interventi di delegati, studenti e pensionati, oltre ai ‘big’ Franco Nasso (segretario generale Filt CGIL), Francesco Martini (segretario generale Filcams CGIL) e Maurizio Landini (segretario generale FIOM). L’iniziativa è stata illustrata in mattinata presso la sede della Camera del Lavoro, in presenza della segreteria al completo e di diversi delegati, delle varie categorie più colpite dalla crisi economica e di ristrutturazione in atto ormai in Italia e in Europa da quasi sei anni.

“Riprendere la mobilitazione sociale e sindacale per fermare il declino – si legge nel volantino dedicato – per difendere i posti di lavoro e garantire reddito. Il voto politico di fine febbraio consegna una situazione difficile ma dice anche di una grande occasione di cambiamento. E’ necessario dire no a chi vuole far pagare il costo della crisi ai lavoratori e alle lavoratrici”. Le richieste sono numerose ma chiare, dalla revisione del Patto di Stabilità per gli enti locali alla necessaria riforma fiscale, “per un fisco giusto”, dopo che i recenti dati di Bankitalia hanno registrato quello che è stato già definito “il decennio d’oro delle partite IVA”, con entrate in crescita fino al 10% in più rispetto al costo della vita, e il lavoro dipendente che invece perde oltre il 3% del proprio potere d’acquisto rispetto all’inflazione e al carovita.

L’impoverimento del lavoro pubblico, come ricordato da Donatella Cagno della Funzione Pubblica, le spese inutili “ma solo per scelta politica, soldi che potrebbero essere dirottati al sociale”, e l’impoverimento del lavoro privato, il lavoro povero dei metalmeccanici che a volte guadagnano poco più di tre euro all’ora, e Francesco Bertoli della FIOM che torna sulla questione della contrattazione collettiva, “la nostra storia lo dimostra, la rappresentanza non te la puoi inventare dall’oggi al domani” e sulle fabbriche, non solo FIAT, la richiesta di una “nuova e pari dignità, non possiamo discutere con chi ha già l’idea di farci fuori”. Perché la colpa “non può essere dei lavoratori, a cui hanno tolto le assemblee e i delegati”, la colpa è di quella crisi “ormai incontrollabile” da cui si può uscire solo con “un cambiamento di strategia, economica e sociale”.

“Unificare le resistenze con lo sciopero, perché la politica deve cominciare a discutere dei problemi veri – ammonisce infatti Damiano Galletti – Non possiamo accettare la logica dell’attesa di quello che accade a Roma, abbiamo bisogno di risposte certe perché le persone sono disperate”. Quasi a volersi ‘staccare’ dalla politica che perde tempo nei palazzi, “i fatti accadono veloci, ore, giorni e settimane, e la Camera del Lavoro non deve fermarsi mai, il nostro è un lavoro quotidiano”, fabbrica per fabbrica, azienda per azienda, pubblica o privata che sia. Anche nella Brescia delle 2500 domande di disoccupazione al mese, come ha ricordato Oliviero Girelli,  più di 37mila nel 2012, e ancora un accenno a quelle scelte imprenditoriali che “seguono il mito delle scorciatoie, e pur di guadagnare 30 invece che 20 si spostano ad Est”.

Con l’avvicinarsi della data dello sciopero la CGIL ha organizzato anche una serie di assemblee zonali, cinque incontri in città e nell’hinterland, da Flero e Rezzato,a  cui si aggiungono le altre occasioni d’incontro, da Borgosatollo a Lumezzane, con il gran clou del 13 aprile proprio nella sede di Via Folonari, dalle ore 15 presso il Salone Buozzi. Una piattaforma territoriale, spiega Galletti, “per uscire dall’empasse negativa che coinvolge tutta la nostra Provincia”. Come ha scritto John Reed nel suo celebre ‘I dieci giorni che sconvolsero il mondo’, “le masse lavoratrici sono in grado non solo di conquistare, ma pure di costruire”.

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