menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Francesco Cavalli-Sforza circondato dai 'fan' al termine della conferenza del Museo di Scienze Naturali a Brescia

Francesco Cavalli-Sforza circondato dai 'fan' al termine della conferenza del Museo di Scienze Naturali a Brescia

Cavalli-Sforza infiamma Brescia: "I razzisti? Dei grandi imbroglioni"

La conferenza del genetista milanese e un viaggio a ritroso nel tempo che comincia dalle origini della vita. Francesco Cavalli-Sforza a Brescia per presentare il suo ultimo libro, scritto a quattro mani con papà Luigi Luca

Il Museo di Scienze Naturali di Brescia il teatro dello show a tutta scienza di Francesco Cavalli-Sforza, docente di Genetica e Antropologia all’Università San Raffaele di Milano e coautore insieme al padre Luigi Luca, forse il più grande genetista vivente della storia italiana, del volume (aggiornato ai tempi moderni) dedicato alla storia della diversità umana. Più di 400 pagine in cui si cerca di “ricomporre il mosaico” della storia dell’uomo moderno, un’indagine da punti di vista diversi, e che coinvolge diverse discipline, partendo dall’assunto fondamentale: tutti condividiamo lo stesso DNA, e tutti ‘arriviamo’ da un unico ceppo, nell’Africa Orientale, ‘antico’ ormai di 200mila anni.

Una storia recente quella dell’uomo sulla Terra, solo un minuto o poco più rispetto all’intera storia di un pianeta. Una storia fatta di migrazioni, di un viaggio cominciato in realtà ben prima dell’Homo Sapiens Sapiens, da quell’australopiteco che per la prima volta si alzò su due gambe, e per la prima volta liberò le mani, da allora in grado di interfacciarsi con il cervello, di diventare uno strumento tutto nuovo.

Non solo pollice opponibile dunque, un’evoluzione sì biologica (dai tempi lunghissimi) e un’evoluzione invece culturale, in tempi ben più rapidi. A cui si è accompagnata la prima vera ‘espansione’ umana, dall’Africa al Medio Oriente all’Europa all’America, fino a ‘conquistare’ il globo, dalle montagne alle isole. Quasi una lectio magistralis, quella che Cavalli-Sforza riporta a Brescia nella serata organizzata dal Centro Studi Filippo Buonarroti, con il partecipato interesse di oltre un centinaio di curiosi, e il contraddittorio appena più ‘politico’ del ‘milanese’ Antonio Barberini.

L’uomo moderno, ancora, che porta con sé quell’origine comune che si ripercuote già nelle origini del  linguaggio (come dimostrato dall’italiano Trombetti prima e dall’americano Chomsky poi), la vera svolta ‘comunitaria’ di quello che si dimostrerà l’unico e vero “animale sociale”, un’unica e sola specie “figlia delle grandi migrazioni”, tanto che viene quasi facile ripetere che “viaggi e integrazioni tra popoli rendono il nostro patrimonio genetico più ricco e più vario”. Come ripeteva già anni fa papà Luigi Luca smontando le teorie anche più recenti che vogliono riscoprire (con malizia) la parola ‘razza’, “il razzismo è un’invenzione, il razzismo non ha fondamento scientifico”.

Il cranio di oggi, e il cranio “di allora”, vecchio anche di 30 o 40mila anni, oggi come allora “tali e quali, con differenze minime”. Se poi “prendiamo le misure, anche microscopiche”, viene da sé che il genoma umano in decine di migliaia di anni è variato (forse) dello 0,5%, e che il DNA del ‘geniale’ Sapiens Sapiens differisce non più dell’1% da quello dei ‘cugini’, degli scimpanzé. Evoluzione crescita vita sviluppo: parole che volano veloci, come veloce è la storia dell’uomo: un animale unico ma pur sempre “casuale”, ma che dalla sua casualità riesce a trovare la forza di rispondere alla Natura, che anche secondo Albert Einstein “con l’evoluzione ci gioca a dadi”.

“Arrivati fino a qua – chiudono in coro Cavalli-Sforza e Barberini – Arrivati ad un punto in cui l’umanità ha raggiunto un potenziale straordinario, e possiede tutte le conoscenze necessarie per vivere e gestire in armonia con la stessa produzione umana, e con la natura”. Ma con qualche ‘se’ e qualche ‘ma’, pesantissimi nella storia più recente, in quella dei 100 milioni di morti del Secolo Breve, in quella dei circa 850 miloni  di affamati cronici nel mondo, “costretti a morire di fame di fronte a vetrine colme di ogni bene”.

Tutte le conoscenze necessarie, ripetono poi aggiungendo quei ‘se’ e quei ‘ma’. Tutte le conoscenze necessarie, “se questa società non fosse incatenata alla necessità della valorizzazione del capitale”. Ma se tutto è un ‘Panta Rei’, se dunque “tutto scorre”, anche l’umanità non è arrivata alla fine. Ha ancora tanta strada. 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Quando ci si potrà spostare tra regioni: c'è una data per maggio 2021

Attualità

C'è chi spacca tutto, chi tenta il suicidio impiccandosi: "Qua dentro è una polveriera"

Coronavirus

Covid, sono 51 i Comuni bresciani con dati da zona rossa: l'elenco completo

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BresciaToday è in caricamento