Resa dei conti in casa PD: «Vogliamo i nomi dei 101 traditori»

Il 'viaggio' dei parlamentari PD nei circoli bresciani: a Castegnato, la sera stessa delle elezioni comunali, Miriam Cominelli e Alfredo Bazoli. Tra nostalgici e delusi, i sentimenti della base: "E' ora di fare piazza pulita"

Non è proprio una resa dei conti, perché quella si farà in occasione del prossimo Congresso nazionale, ma il Partito Democratico si muove in Provincia tra militanti e attivisti, nei circoli che ancora esistono, una piccola lavata di capo con i sentimenti della base che è passata pure da Castegnato, a due passi dalla città: certo non è andata come a Breno, dove parecchie tessere sono state strappate, e nessun recupero elettorale (vedi le ultime amministrative) potrà più placare gli animi.

Lunedì sera, mentre in città qualcuno stappava una bottiglia, c’erano Miriam Cominelli e Alfredo Bazoli, alla ‘gogna’ di elettori e simpatizzanti di ogni età e di ogni categoria: c’era il ‘vecchio’ PCI, magari ex diffusore de L’Unità, che senza mezzi termini avanzava dubbi “su questo partito, e su come si comporta”, la pasionaria che ancora oggi tiene in piedi il circolino, eppure ammette che “il PD non è più il mio partito, mi dà fastidio quando in pubblico si dice una cosa e poi se ne fa un’altra”, quindi il tema dell’onesta e del qualunquismo secondo un altro militante dei tempi andati, “è ora di fare piazza pulita”, chiaro il riferimento a Epifani, o a Renzi. “Non possiamo più dare fiducia a gente che si è comportata in questo modo – e qui le voci dal fondo cominciano ad alzarsi di tono, e di volume – Quelli che hanno fatto fuori prima Marini e poi Prodi avevano un solo obiettivo: far fuori Bersani”. E infatti la carica dei 101 “traditori” che in assemblea hanno seguito il voto unanime e poi in aula hanno fatto di testa propria rimane punto cardine dell’accesa discussione, e anche i ‘big’ Cominelli e Bazoli ammettono “il disagio, vorremmo sapere anche noi chi sono, hanno tradito i compagni e l’elettorato”.

Amaro invece il commento di un operaio della Lonati di Brescia, “in fabbrica non ci vota più nessuno, se sei del PD ti considerano un alieno”, e fa un po’ specie sapendo che tra gli operai in effetti il PD è il terzo partito, e quando si parla di “patrimonio bruciato” non ci si può non riferire alle 3mila sezioni che fino a 30 anni fa animavano il territorio italiano, o ai quasi 1500 consigli di fabbrica dove oggi contano di più (a livello elettorale) Silvio Berlusconi e il suo PDL. Il segretario di circolo, Francesco Esposto, senza messi termini parla di “fallimento di Bersani”, mentre in mano ha un libro firmato Matteo Renzi, il sindaco di Castegnato invece parla di “temi concreti, dobbiamo ragionare sul lavoro, sulle pensioni, sull’Europa”.

Ma il Governo Letta? “Non è il Governo che volevamo – ammette Miriam Cominelli – ma la situazione è quella che è, anche se il nome di Enrico Letta è stato un sollievo devo riconoscere che votare questo Governo è stata un’amarezza. Ma la situazione è quella che è, dobbiamo chiedere ai militanti di stringere i denti. Come partito dobbiamo restare uniti, pur riconoscendo (e soprattutto regolando) le tante anime e correnti diverse, fino ad oggi nascoste sotto il tappeto”.


Ma se qualcuno ricorda che “di correnti si può morire” la linea sembra tracciata, alla ricerca di quel “centralismo democratico” che per ora rimane solo un gran bel nome. “Non siamo stati capaci di interpretare la radicale voglia di cambiamento che ha coinvolto il Paese – spiega invece Alfredo Bazoli – nonostante tutte le circostanze fossero dalla nostra: abbiamo tirato il nostro calcio di rigore, abbiamo preso solo il palo. Forse è il caso di cominciare a chiedersi come mai, in Italia, il centrosinistra non riesce mai a vincere le elezioni politiche”.

Un suggerimento è arrivato mesi fa proprio dalle colonne de L’Unità, “il Partito Democratico deve fare come i socialisti in Francia, o i laburisti in Inghilterra, deve diventare il partito del lavoro dipendente”. Ma se per Bazoli questo è impossibile anche la storia è dalla sua: anche l’operaista PCI, in fondo, sbugiardando le sue memorabili origini, è sempre stato interclassista. Poi, attenzione ai 5 Stelle, “vogliono sostituirsi a noi in contrapposizione a Berlusconi”.

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E il futuro? “Dobbiamo darci una politica e un obiettivo – conclude Miriam Cominelli – Un grande obiettivo che possa essere il nostro faro, magari anche un’utopia, magari lottare per l’equità sociale”. Il partito non è il fine, il partito è lo strumento.

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