Bragaglio: "Riflessione sull'iniziativa dei cattolici a Todi"

La fine del berlusconismo pone tutti di fronte alle proprie responsabilità. Trascina anche la sinistra davanti ad uno specchio, con l'evidenza delle sue cicatrici sul volto delle battaglie sbagliate e perse

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BresciaToday

Un segno profondo L’incontro di Todi lascerà un segno profondo, pur in presenza di alcune incertezze e diversità nel richiamo all’impegno “prepolitico” dei cattolici. Esplicita è stata la sconfessione del berlusconismo, ma la vera novità è rappresentata dagli interrogativi sul come e il quando d’una nuova presenza politica dei cattolici. Su questo punto, la stessa riflessione del card. Bagnasco s'è presentata aperta, ma non reticente.

Questi interrogativi investono l’intero quadro politico. PD incluso. Opportunamente – ed esplicitamente - l’on. Pierluigi Castagnetti sollecita il PD affinché superi “nella relazione con la Chiesa un’attenzione troppo rapsodica e opportunistica”, una “sottovalutazione dell’apporto della Chiesa”. Parole sagge, condivisibili, ma non sufficienti, che rischiano persino di far velo alla vera questione aperta e riguardante la formazione d'un nuovo soggetto politico d'ispirazione cattolica. Todi infatti si spinge ben oltre le stesse titubanze e le divisioni emerse. Lo stesso sbarramento che, da opposti schieramenti, s’è alzato contro la “Cosa bianca” suona conferma della sfida rappresentata dal movimento in campo.

Un movimento messo in moto, più che da intenzioni ancora incerte, dal precipitare della crisi economica e dell’assetto stesso della “seconda Repubblica”, dalla crescente “indignazione morale” del Paese e per le perduranti difficoltà d’una alternativa imperniata sul PD. Cattolici e bipolarismo Di fronte a questa profonda ed allarmante “crisi di sistema”, infatti, valgono di più i processi “obiettivi” in atto, quelli che finiscono per imporsi per logica di cose e d’interessi, sopravanzando l'inerzia delle parole e delle intenzioni, la mancanza stessa di coraggio.

La fine del berlusconismo pone tutti di fronte alle proprie responsabilità. Trascina anche la sinistra davanti ad uno specchio, con l'evidenza delle sue cicatrici sul volto delle battaglie sbagliate e perse. La liquidazione di Prodi e dell’Ulivo, la fine ingloriosa dell'Unione, le illusioni d'un PD maggioritario, considerato di per sé virtuosa sintesi tra riformismi, socialista e cattolico. E bene fa Bersani a parlare d’un nuovo Ulivo, con la barra dritta sulla necessità di un'alleanza tra forze progressiste e moderate. Ma la situazione ci dice pure d’un grave rischio, quello d’una alternativa democratica e progressista che potrebbe anche non esserci. Cala Berlusconi, ma è calato pure il PD. Con una possibile ristrutturazione del sistema politico che, in prospettiva, potrebbe persino vedere il PD ed un piccolo Ulivo confinati nell’angolo dell’opposizione. Non basta manifestare “l'attenzione ai cattolici”.

Se il PD non avverte che la soluzione della crisi passa auspicabilmente attraverso una nuova rappresentanza politica dell’area cattolica ci si ripresenterà l’epilogo del '94. Un tema che va apertamente e responsabilmente affrontato. Recentemente Emanuele Macaluso (Il Riformista; 21.10.2011) ha svolto una riflessione sull’intervento del card. Bertone e sul suo richiamo alla necessità di una “saldatura tra etica della vita ed etica sociale”. Una tale assoluta coincidenza tra questione sociale e questione etica – rileva Macaluso – se assunta dai cattolici, da una parte finisce per aprire alcuni seri problemi nel PD, con riferimento alla presenza nel partito anche di altre culture, in particolare della sinistra laica e socialista. Dall’altra, complica il terreno della necessaria “mediazione” legislativa ed amministrativa, così tipica dei soggetti politici e della loro sfera di autonomia.

Da ciò deriva, secondo Macaluso, la paralisi – l’amalgama non riuscito- che su varie questioni, eticamente sensibili, ha caratterizzato finora la politica del PD. Le tre ipotesi in campo Tre le possibili ipotesi del dopo-Berlusconi. La prima – la peggiore - con la formazione di un Partito popolare, sul modello tedesco o spagnolo, contrapposto ad una forza tendenzialmente socialista. La seconda, con un Terzo polo in cui si raccoglie un’area cattolica, anche limitata, ma in ogni caso decisiva per la formazione dei governi.

La terza, con un sistema bipolare - non bipartitico – e con un'alternanza tra un centro destra ed un centro sinistra, ed i cattolici protagonisti nei due schieramenti, in base alle loro diverse sensibilità. Non a caso Castagnetti ricorda il don Sturzo del 1905 che sosteneva come “per i credenti in politica sia inevitabile dividersi tra sinceri conservatori e sinceri democratici”. La terza prospettiva rappresenta un modello di “democrazia governante”, inscrivibile nella migliore storia politica - vissuta in particolare anche a Brescia – ma che va ripensata evitando gli errori di chi ha ritenuto che modernizzazione e secolarizzazione avrebbero fatto sparire la rappresentatività politica del mondo cattolico ed il ruolo del “centro politico”.

Con gli errori del '94 - i Progressisti contro Martinazzoli - e poi la fine dell'Ulivo, inteso come un'alleanza di centro sinistra. Non per riprendere alcune mie antiche obiezioni, ma l'idea stessa d'un PD a vocazione maggioritaria, che con uno “schema bipartitico” risolvesse il complesso problema del rapporto della sinistra riformista con i cattolici e la “questione del centro”, s'è rivelata pura ed irrealistica illusione. Non a caso oggi l'ancoraggio del PD al Terzo polo di Casini è così necessario per delineare possibili soluzioni di governo. Non solo reciproche attenzioni, ma nuovi soggetti politici In questi giorni s'è sviluppata un'ampia riflessione su Martinazzoli. Tra le più acute, quella dell'on. Paolo Corsini. Una rievocazione che merita di non d'esser chiusa tra parentesi, ma di rivivere nella sua piena attualità politica e morale.

Con il ricordo dei suoi grandi meriti, ma anche oltre i confini di eventuali limiti. Si pensi alle sue dimissioni nel '94 da segretario del PPI. Così come neppure va rimossa la ragione della mancata adesione di Martinazzoli al PD. In politica il valore d'un pensiero sta non solo nel seme gettato, ma nella consapevole capacità di raccolto affidata agli eredi.

Corsini affronta anche questo aspetto in modo convincente. La questione delle forme di rappresentanza politica dei cattolici, in un sistema bipolare, oggi è ancor più aperta e decisiva. Illudersi che sul versante riformista la soluzione stia già nel PD, otterrà solo il risultato – una volta rimosso Berlusconi - d'un ricompattamento a destra di forze cattoliche, sul modello del PPE europeo. Va ricostruita la necessità d'una idea di rappresentanza plurale delle aree riformiste per un nuovo centro sinistra.

Non c'è altra via. Ben consapevoli della necessità di ripensare anche alcuni dei presupposti stessi su cui è nato il PD. Un tema, questo, che riguarda anche la vicenda su scala locale e l'indispensabile allargamento della coalizione ben oltre gli attuali confini del centro sinistra. Direi “soprattutto a Brescia”, se qui può avere ancora un senso l’importante ed originale ancoraggio d'un cattolicesimo politico e sociale, in grado di esprimere capacità di governo e coraggio di futuro e non solo celebrazioni del passato. Ovviamente, a partire dalla Loggia.   Brescia, 23 ottobre 2011          

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