Lunedì, 14 Giugno 2021
Politica Centro / Via Fratelli Bandiera

25 Aprile, un altro corteo? «No, un’altra Resistenza»

Dagli antagonisti della Rete Antifascista, la Pastasciuttata in memoria dei Cervi e il corteo che arriva in Piazza Loggia fermandosi prima in Rovetta e poi in Vittoria. Ma a sinistra il dibattito sulla Resistenza continua

I fischi a Paroli, quelli di cui tutti parleranno, silenziati immediatamente al seguire degli interventi dell’ANPI o della ‘sciura’ delle Fiamme Verdi, l’emblema del 25 Aprile antagonista in una giornata a cui è però mancata la partecipazione vera, ce lo dice con un sospiro un vecchio partigiano, “ogni anno siamo sempre di meno”. Tutto è cominciato dalla mattina, sulla via del Carmine, per la quinta edizione della Pastasciuttata Antifascista, organizzata dalla Rete Antifascista Bresciana in memoria di quel 1943 quando la famiglia Cervi, mettendo insieme tutto quello che si poteva trovare, fece mangiare (e di gusto) decine e decine di partigiani, schierati contro la guerra e contro il regime. Oggi come allora, “per sempre antifascisti”, la militanza della sinistra ‘spettinata’ che si dà almeno un compito preciso, nei tempi brevi e lunghi, “mantenere alto lo spirito di una festa, per attualizzare i valori dei partigiani e della stessa Resistenza”.

I tempi forti però sono anche altri, ci spiega Valter Longhi, “la crisi del sistema capitalistico e il crollo di tutte le sue certezze, oltre a quei rigurgiti di stampo nazifascista che addirittura si permettono di rubare storiche parole d’ordine del movimento operaio”. Il riferimento è alle sedi di Forza Nuova e CasaPound nel bresciano, alla violenza sul nazionale, “non sono più fatti episodici ma parti di un disegno ben preciso”, e visto che a Brescia siamo l’anticorteo che poi fischierà il sindaco non poteva non fermarsi prima in Piazza Rovetta, per ricordare i suoi martiri, e poi in Piazza Vittoria, per parlare di Bigio, o meglio ‘Era Fascista’, “quasi 500mila euro rubati alla collettività, per restituire una statua deposta già nel ’45, inaugurata dallo stesso Mussolini e che rappresenta tutti i contenuti più nefasti del maledetto regime”.

Una scelta che pareva repentina e che invece ora sembra rinviata, “un affronto per tutta la nostra città, Medaglia d’Argento della Resistenza, mentre il Comune taglia su istruzione, servizi sociali e ambiente”, quindi l’appello contro ogni revisionismo e ogni “capriccio nostalgico”, chiunque sarà il nuovo sindaco “non deve permettersi di rimettere il Bigio in Piazza”. Sui fischi al sindaco poi, a quanto pare già programmati, l’appunto democratico perché “in piazza ognuno porta i suoi contenuti, anche di contestazione”. E non sono mancati i giovani della Rete, schierati perché “non tutti sono consci della pericolosità delle organizzazioni neofasciste”, Kevin e Sebastiano, Niccolò e Lorenzo, “orgogliosi di essere nei Giovani Comunisti, per combattere le false informazioni e i falsi miti, non va dimenticato che il fascismo è tutt’altro che un movimento popolare ma solo il cane da guardia dei padroni, quello che fa il lavoro sporco”.


Proprio come ci ricorda Fiorenzo Bertocchi di Rifondazione Comunista, tra l’altro pure candidato sindaco, “il nostro non è un corteo di contrapposizione (a quello istituzionale, NDR) ma solo un modo per ribadire quanto sia viva e radicata la cultura antifascista, elemento attorno al quale ricostruire una società basata su giustizia e uguaglianza in cui siano le persone le protagoniste del proprio futuro”. In netta opposizione a quello che invece “sono le dinamiche attuali, la destrutturazione antidemocratica di tutte le forze e dei soggetti intermedi, sindacati e associazioni, emblematico il caso IVECO”, ancora una volta per riaffermare “il carattere di classe della Resistenza, e dunque del movimento operaio”.

Un altro corteo ma allora anche un’altra Resistenza, rievocata nel corso del convegno organizzato in CGIL dal Centro Filippo Buonarroti alla vigilia del 25, “contro ogni fascismo ma anche ogni stalinismo”, il Governo del Mussolini espressione di una necessità e di un preciso momento storico, “una fase di razionalizzazione capitalistico/borghese sostenuta da industriali, agrari, burocrati ma pure piccoli proprietari”, quasi “un Governo di responsabilità nazionale” da cui poi naturale scaturisce la Resistenza, prigioniera però delle scelte estreme, prigioniere di quella Yalta in cui perfino “le lotte operaie diventano strumento nell’ambito della difesa padronale”.

Ma le eccezioni ci sono state, a più livelli, “la consapevolezza di un’altra Resistenza, giovani che da allora hanno cominciato a lottare per la ricostruzione di un partito internazionalista ispirato al modello bolscevico, contro tutte quelle false ideologie, le stesse che hanno portato ai compromessi della storia”. E il padrone, e il capitale? “Con Yalta, tutto rimandato”.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

25 Aprile, un altro corteo? «No, un’altra Resistenza»

BresciaToday è in caricamento