Cav in piazza Duomo, scintille tra Paroli e Del Bono

Ancora polemiche sui fatti di sabato. Del Bono: "Paroli si vergogni di esser stato presente". Il Sindaco uscente: "Siete un'accozzaglia di forze incontrollabili"

Botta e risposta tra Adriano Paroli e il candidato del centrosinistra Emilio Del Bono sulla forte contestazione a Silvio Berlusconi durante il comizio in piazza Duomo.

Del Bono non va certo per il sottile: "Si vergogni il sindaco Paroli di aver partecipato a un'iniziativa che ha portato tensione in città e nel Paese. Tra l'altro mi risulta che la gestione dell'ordine pubblico sia affidata a Comune, prefettura e questura, quindi si rivolga al suo ministro degli interni Alfano se ha qualcosa da contestare sull'ordine pubblico".

"Ho sempre condannato qualunque azione violenta - continua - e nessuna lista della mia coalizione ha partecipato alla manifestazione di protesta contro Berlusconi. Il tema semmai è perché la medesima piazza sia stata aperta sia ai sostenitori che ai contestatori di Berlusconi, generando inutili tensioni".

Per Del Bono, tuttavia, restano indiscutibili "i principi di piena libertà di espressione e di opinione, essendo io un autentico democratico a differenza delle componenti di estrema destra che fanno parte della coalizione di Paroli. Il sindaco, visto il fallimento dell'iniziativa del Popolo della Libertà cerca inutili polemiche per finire sulla stampa".

Per Paroli, invece, "quello che è accaduto non è degno della nostra città, la città delle libertà, dei diritti e del diritto a manifestare per tutti". Il Sindaco uscente, sabato chiamato sul palco da Silvio Berlusconi per sostenere la sua candidatura ad un secondo mandato (presenza di un paio di minuti, contro i 40 di comizio dell'ex premier), attacca la coalizione di centrosinistra dove - a sua detta - c'é "un'accozzaglia di forze che Del Bono non riesce a controllare. Pd, Cgil, Sel e Magazzino 47 era quella presente in piazza. Più che contro Berlusconi, era contro il governo Letta, contro il tentativo di dare una risposta al Paese perché vuole in caos. C'é l'idea di far saltare il sistema".


"Non scherziamo sugli equilibri del Paese - aggiunge poi Paroli - che sono molto delicati. Berlusconi in questi tre mesi é stato il punto di riferimento che lo ha tenuto unito".

Sulla manifestazione ha detto la sua anche l'ex vice sindaco Rolfi: "Ero convinto - dichiara ironico - che SEL, partito del quale erano presenti parecchie bandiere in piazza, appoggiasse la candidatura di Emilio Del Bono. Anche diversi esponenti del PD hanno rivendicato con orgoglio la propria presenza tra i contestatori di sabato. A questo punto immagino che Del Bono ci abbia dato una notizia: nemmeno il Pd lo sostiene più?”.

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Quel che non si capisce, a questo punto, è il livello a cui è giunta la polemica. O meglio, si capisce benissimo. Il Cav e il Pdl volevano fare una grande adunata contro i pm, proteggendo gli interessi privati del Cavaliere (i suoi processi) e quello dell'appoggio a Paroli era solo un pretesto, un modo per dissimulare.

Lo ha ammesso involontariamente persino Paroli che, salendo sul palco, ha iniziato il suo "discorso" (facilmente misurabile in secondi) con la seguente frase: "Non era previsto un mio saluto". Però, quello che gli organizzatori non si aspettavano, è che migliaia di persone avessero invaso Brescia per protestare contro il comizio. Persone che non si possono iscrivere ai soli partiti. Chi sabato c'era, ha visto che - oltre alla piazza - anche le via contigue erano completamente intasate: così tanti elettori al centrosinistra, tra una catastrofe e l'altra, non sono rimasti nemmeno in tutta Italia.

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