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Orgoglio Padano: 300 bresciani a Bergamo. Bossi: «Scusate per i miei figli»

Almeno cinque pullman di leghisti "infuriati" hanno partecipato alla manifestazione di martedì sera. Umberto Bossi si è scusato piangendo con i militanti per i "danni fatti" dai figli, ma ha gridato al "complotto" contro il Carroccio e ha invocato un partito unito

Nonostante il brutto tempo e il freddo fuori stagione, il clima nella Lega nord è surriscaldato. Le dimissioni di Renzo Bossi da consigliere regionale sono state formalizzate ieri mattina ma Rosy Mauro resiste: a 'Porta a Porta' mette fine ad una giornata di insistenti voci di dimissioni e dice "non vedo perchè dovrei farlo".

Eppure Roberto Maroni, via Facebook, era stato chiaro: il gesto di Bossi jr deve essere solo l'inizio. E il partito esegue e scarica la 'pasionaria': senza dimissioni si va all'espulsione. "Primo atto delle pulizie di primavera ma non basta di certo. Adesso avanti tutta", ha scritto sul suo profilo Maroni. E proprio per fare pulizia alla fiera di Bergamo, per il primo appuntamento politico da quando Umberto Bossi si è dimesso da segretario federale dopo la bufera giudiziaria, in tanti sono arrivati con delle scope.

E non solo i giovani padani che hanno lanciato l'idea: per l'appuntamento con "l'Orgoglio Padano" sono stati organizzati diversi pullman. Almeno 5 da Brescia, altrettanti da Varese, due dalla Toscana. Da subito i cori sono stati espliciti: Rosy Mauro deve dimettersi. E con lei al bando tutto il Cerchio Magico. Qualcuno si è presentato con una scopa ed un cartello con su scritto Padania Italia Good Bye.

C'é chi ha indossato t-shirt con scritto 'Padania is not Italy'. Ma la maglietta dell'evento è quella con scritto 'L'é ura de netà fò el poler', cioé è ora di nettare il pollaio, lo slogan della serata. 'Pulizia, pulizia, pulizia' è anche il mantra di Maroni: è lui a intervenire a nome dei triumviri (gli altri sono Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago) che reggono il partito dalle dimissioni di Umberto Bossi.

Ieri, in via Bellerio, i tre si sono riuniti per la prima volta, probabilmente per mettere a punto la serata di Bergamo. Ma soprattutto per decidere cosa fare davanti alle richieste della base, soprattutto sul destino di Rosy Mauro. Per lei, senza dimissioni dalla carica al Senato, si apre la porta dell'espulsione. Un destino che pare accomunarla a Francesco Belsito mentre per il 'Trota', che ha fatto un passo indietro, potrebbe esserci la sospensione.

A decidere le misure potrebbe essere un consiglio federale di venerdì, quando sarà probabilmente affrontato anche il tema dell'anticipo del congresso a fine giugno per dare al partito una sola guida. In sede c'era anche il presidente, e ex segretario della Lega, Umberto Bossi. Per ore si era rimasti nel dubbio sulla sua presenza alla festa dell' Orgoglio Padano: va, non va... Non si sa se sia vero che abbia nicchiato e che sia stato necessario insistere per farlo decidere. Di certo c'è che alla fine Bossi a Bergamo c'é andato.

A lato del palco, a fianco delle bandiere con il sole delle alpi c'é una sua gigantografia, a dimostrare che in fondo resta sempre il capo. E, in fondo, il senatur non é mai mancato agli appuntamenti, facili o complicati che fossero, la faccia l'ha sempre messa, in ogni caso.

Così anche ieri sera, in una festa che per Bobo Maroni potrebbe tramutarsi in una prima investitura a futuro segretario. Si fa fatica, infatti, a trovare un possibile avversario e se qualcuno viene individuato, subito si smarca. Così il presidente del Veneto, Luca Zaia, che si è affrettato a dire che non ha intenzione di correre. "Vado a Bergamo a dire che resto governatore - ha spiegato - e che non mi candido per nessuna segreteria".

Certo è che la situazione resta tesa. Le dimissioni di Maurilio Canton, che era stato voluto come segretario provinciale da Bossi non senza polemiche, lo dimostrano. E poi, dopo lo scalpo di Bossi jr, la base leghista punta la 'pasionaria' che, tenendo fede al suo soprannome promette battaglia: "Mi difenderò anche nell'aula del Senato" e smentisce anche di avere una laurea: "Ero un'asina a scuola". Sembra una risposta indiretta allo striscione affisso dal Mup, il movimento padano universitario, nella fiera di 'Berghem': "Le nostre lauree sono vere".

Umberto Bossi si scusa con la base della Lega Nord per i "danni fatti" la partito da chi porta il suo nome, quindi si scusa per i figli. E al contempo grida al "complotto" contro il Carroccio convinto di una rapida ripartenza con un partito unito.

Nella cornice della manifestazione dell'orgoglio leghista il senatur sembra voler siglare un nuovo patto con Bobo Maroni (rimarcato plasticamente da una lunga stretta di mano e da un doppio bacio sulla guancia tra i due) che annuncia l'anticipazione del congresso federale a giugno per individuare una "guida forte".

Ma a Bergamo la platea non fa sconti, e non esita a fischiare quando l'Umberto fa nomi che non vogliono sentire: l'ex tesoriere Francesco Belsito ma anche i figli del senatur. "Mi dispiace anche per i miei figli, li ho rovinati io, dovevo fare come Berlusconi mandarli a studiare all'estero, mandarli via per salvarli. Mi piange il cuore".

Si è commosso il guerriero e ha provato a difendersi e attaccare insieme. Ha raccontato dell'arrivo di Belsito quando l'allora tesoriere Maurizio Balocchi era malato. E poi ha raccontato dei dubbi sugli investimenti. "Andai a dirgli sei matto a investire a Cipro dove investe la mafia", ha aggiunto. Però quando ha parlato di "complotto" circa le inchieste giudiziarie sono partiti i fischi.

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Invece tutti si sono infiammati quando ha parlato di unità perché "la lega perde solo quando si divide - ha ripetuto il senatur -. Se siamo uniti non c'é santo che tenga". "La cosa principale che dobbiamo decidere questa sera - ha aggiunto - è un giuramento su chi deve dirigere la Lega, perché non ci siano più discussioni né divisioni". A giudicare dalla platea in pole position c'é, e di gran lunga, Roberto Maroni. Chi si aspettava una vera incoronazione stasera è rimasto deluso. Ma comunque non dovrà aspettare molto: il congresso federale per scegliere il nuovo segretario, che inizialmente si pensava di svolgere a ottobre, sarà, appunto, anticipato a giugno, dopo i congressi nazionali, "per dare una guida salda e forte - ha detto l'ex ministro dell'Interno - al movimento".

Ha poi ripetuto il suo slogan: pulizia che però non vuol dire epurazioni. "Chi sbaglia paga - ha sottolineato - ma nessuna caccia alle streghe. Però dobbiamo finirla con complotti e cerchi magici". D'altronde ha ricordato che lui stesso avrebbe motivi di rancore, dato che 15 anni fa è stato "oggetto di un tentativo di espulsione".

Questa volta però delle espulsioni ci saranno: giovedì prossimo al congresso federale quella dell'ex tesoriere Francesco Belsito. E poi c'é la questione Rosy Mauro: "Ci penserà la Lega a dimetterla" ha promesso aggiungendo che "così finalmente forse potremo avere un sindacato padano vero". Chi Maroni è stato attento a non accusare mai è Umberto Bossi. "Non c'entra - lo ha difeso - ma ha fatto un gesto di grande dignità". Adesso, a partire da stasera si va avanti, ad esempio dando i soldi alle sezioni del partito. "Possiamo farcela", è convinto Maroni, se c'é "pulizia e unità, senza polemiche fra noi. Chi rompe le balle, fuori dalle balle".


(fonte: Ansa)

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