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Arcai martire... è troppo!

Arcai che ha “migliorato” la cultura a Brescia, proprio no, e neanche martire a lavorare “dodici ore al giorno”, magari dopo Notti Bianche dell’Arte insonni, trasformate in un format tralasciando la genesi di una “giornata” europea

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BresciaToday

Chiedo cortese disponibilità e ospitalità per queste poche righe a suffragio del quando è troppo è troppo. Appena alcuni giorni addietro - il 19 aprile scorso - abbiamo letto una dichiarazione dell'assessore Arcai per una sua ricandidatura alle prossime elezioni comunali, con un perentorio "ci sarò e va da sé con il Pdl, il mio partito.

A dispetto di quanto ha detto il sindaco credo di meritare anche la riconferma come assessore alla cultura e anche a questo mi ricandido", e molti avranno pensato a quanto è forte il "potere" della politica che non lascia spazio al vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, ovvero - in questo caso - una gestione della cultura infausta per la città. Poi l'attesa delle liste per una conferma o verifica di quanto poi si sono rivelate solo chiacchiere e scaramucce: soliti giochi politici.

Infatti, appena tre giorni dopo lo stesso "categorico" Arcai notifica alla stampa una retromarcia, anzi un'indietro tutta, e apprendiamo che non si ricandida. Una bella notizia! In verità l'unica possibile e auspicabile, già fin da quando si sperava in sue dimissioni dopo che il sindaco Paroli gli aveva tolto la delega ai musei e a Santa Giulia; ma si sa, in Italia l'istituto delle dimissioni è poco frequentato.

A questo punto se proprio dovessi entrare nel dibattito cittadino - e avrei molto da dire - sulle peculiarità di un prossimo buon assessore alla cultura - uomo o donna che sia - direi che basterebbe non ricalcare le orme di Arcai, di non rifarsi al suo stile, come incontrare non solo "personaggi di spicco del mondo culturale" ma la sua città e quanti - non solo alcuni - comunque contribuiscono al tessuto culturale che sta intorno. Ma veniamo al "troppo", alla notizia ultima pubblicata dalla stampa locale in cui l'assessore Arcai si definisce simbolicamente - a rappresentare la fine del suo mandato - come "Santa Giulia crocifissa".

C'è un detto popolare che afferma: "Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi". E un Arcai martire proprio no! E' troppo! Non a caso già il web ha prodotto commenti a dir poco sarcastici, e per un "signore" che "scherza" con la cultura è il minimo da aspettarsi. Non solo. Con scioltezza, infatti, Arcai definisce il caso Matisse come un "piccolo incidente di percorso"; con sicurezza - d'altri tempi - grida alla querela se solo un cittadino osa criticare il suo operato; con loquacità vorrebbe farci credere di essere "riuscito a creare credibilità" o che sarebbe da ringraziare - unico? - per l'inserimento nell'Unesco del complesso monumentale di Santa Giulia. No! Arcai che ha "migliorato" la cultura a Brescia, proprio no, e neanche martire a lavorare "dodici ore al giorno", magari dopo Notti Bianche dell'Arte insonni, trasformate in un format tralasciando la genesi di una "giornata" europea.

Quello di Arcai, però, non è un commiato definitivo, o almeno sembra, perché assistiamo ad altra marcia indietro. Nel suo comunicato ai giornali scriveva di voler ritornare a fare l'avvocato, poi cambia idea e si smentisce da solo pochi giorni dopo nell'annunciare di voler mantenere un impegno nelle istituzioni e forse un rientro in politica, magari in Provincia. Si decida, insomma, non ci tenga in ansia e ci pensi, ci dia una speranza: un addio è molto meglio.

Andrea Barretta

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