Antonio Padellaro: «Cambiare l’informazione per cambiare l’Italia»

Il direttore de Il Fatto Quotidiano ospite d'onore della nuova serata organizzata dall'associazione VivaValtenesi, dedicata a etica e informazione. Da Berlusconi ai poteri forti, con un piccolo lume di ottimismo

Proprio quando il quotidiano cartaceo sembra in crisi definitiva ecco che qualcosa cambia, e qualcuno almeno ci prova. Questa è un po’ la storia de Il Fatto Quotidiano, pochi anni di vita e già tantissimi lettori, oltre ai grandi risultati ottenuti sul web anche i grandissimi risultati ottenuti sulla carta. Ieri sera al Santuario del Carmine di San Felice uno special guest d’eccezione, che di informazione se ne intende. Antonio Padellaro, classe 1946 e una lunga carriera alle spalle, prima all’Ansa e poi al Corriere, prima all’Espresso e poi a L’Unità. Etica e informazione, argomento non facile e su cui spesso bisogna andarci piano, soprattutto in un Paese come l’Italia in cui la concentrazione dei media fa impallidire anche i dittatori del Sud America.

La sala è sempre piena, il pubblico ha voglia di partecipare, VivaValtenesi l’ha indovinata anche questa volta. E Padellaro si lascia andare a quella che in principio sembra una lectio magistralis, poi invece diventa quasi un tête à tête con il pubblico bresciano, qualche sorriso e qualche battuta, qualche amara riflessione e quel pizzico di ottimismo che davvero di questi tempi non guasta mai. “Per migliorare l’informazione dobbiamo ascoltare quello che le persone voglio dirci, dobbiamo imparare ad ascoltare. Spazio al dialogo, questa deve essere la giusta prerogativa. Certo, ancora adesso devo ammettere che si sono terreni su cui si fa fatica a camminare, ci sono santuari da non toccare”.

Il riferimento è al suo passato, alle censure di comodo che ogni giornalista qualche volta deve incassare, a quel “Non ti permettere!” che ogni tanto riecheggia in redazione. Grandi interessi che influenzano i grandi giornali, l’informazione libera, il Corriere del salotto buono, Il Messaggero dei costruttori, mentre quelle che un tempo erano le voci contrarie ora rischiano la chiusura, vedi Il Manifesto e vedi L’Unità, due quotidiani che hanno perso una visione reale delle cose, che prima teorizzano la fine della classe operaia e poi si convincono che l’omosessualità sia il tema cardine su cui costruire i propri editoriali. Anche il sistema dell’informazione è forse corresponsabile della deriva del Paese?

“Non dimentichiamoci di Silvio Berlusconi, che con un gran colpo di teatro ha sostituito la vecchia ideologia e la vecchia politica con uno strumento tutto nuovo, la televisione. Tutti i riflettori accesi, la spettacolarizzazione, la capacità di vendere e di vendersi, il grande venditore. Ha aperto la strada alla trasformazione della politica, ora non esiste alcun partito parlamentare che non si affidi a strumenti mediatici per certificare la propria esistenza. Televisione, internet, Twitter.. spesso in modo anche demenziale!”.

Forse c’è bisogno di un cambiamento, di un cambiamento vero. “Si sono persi i fondamentali, sia in politica che nell’informazione, anche tra la gente comune. Non dobbiamo dimenticarci del talento, della parola, del saper comprendere e tradurre i problemi”. E un politico diverso dagli altri? “Giuliano Pisapia. Quando l’ho vidi per la prima volta mi sembrò davvero sincero. Un uomo sinceramente disperato”.

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