La depressione unipolare esiste? Aspetti nascosti dei disturbi dell’umore

Il disturbo bipolare e nuove prospettive di cura grazie alla rTMS

La depressione unipolare, definita anche maggiore, è il disturbo dell’umore, ad oggi, più diffuso tra la popolazione adulta: coinvolge, principalmente (ma non unicamente), persone tra i 25 e i 45 anni.
Il disturbo viene considerato tale quando si protrae per almeno due settimane, durante le quali si manifestino alcuni, specifici, sintomi. Il primo, importante segnale è l’umore depresso: la persona si sente triste, senza speranza, priva di energia. Inoltre, si presenta la perdita di interesse per quasi tutte le attività svolte, anche quelle che, in precedenza, venivano apprezzate. Vi è un drastico calo della libido.Irritabilità, affaticamento, disturbi del sonno, difficoltà nel concentrarsi, significative variazioni del peso corporeo e pensieri di morte, legati anche a idee suicide, completano il quadro.

Dato il tipo di sintomi, è molto comune pensare che la depressione unipolare sia legata al genere di vita condotta oggi.
In realtà, si tratta di un male antico, di cui fa menzione già Ippocrate, padre della medicina. Nel corso della storia, tali studi sono stati ampliati, approfonditi e arricchiti. Purtroppo, però, nonostante le maggiori conoscenze, si tende a sottovalutare la “doppia faccia” che questi disturbi presentano. Un paziente affetto da depressione unipolare, infatti, non presenterà solo episodi depressivi, ma anche fasi ipomaniacali, così come può accadere nel bipolarismo.

Bipolarismo e alterazione dell’umore

Il disturbo bipolare colpisce, principalmente, persone tra i 20 e i 30 anni, ma non è un’indicazione precisa: questo problema, infatti può insorgere a qualsiasi età. Presenta fasi depressive alternate a fasi maniacali o ipomaniacali.
Generalmente, le fasi depressive si protraggono per un periodo che va da qualche settimana a qualche mese, mentre le fasi maniacali o ipomaniacali durano, in media, uno o due settimane. Il passaggio tra l’una e l’altra fase può essere intervallato da periodi di normalità.
I sintomi depressivi sono gli stessi della depressione unipolare, mentre i periodi maniacali sono caratterizzati da grande energia, che sfocia in una parlantina spesso eccessiva, agitazione, avvio di progetti eccessivi, ipersessualità, difficoltà di attenzione, rapido cambio di opinione.
Ci sono, anche, casi, in cui la fase ipomaniacale viene caratterizzata da umore disforico, aggressività, irritabilità.
Spesso, per la cura, vengono impiegati gli antidepressivi: purtroppo, la terapia farmacologica può cronicizzare il problema, accentuando le fasi maniacali e ipomaniacali.

Depressione e ipomania, dua facce della stessa medaglia

Distinguere i diversi tipi di depressione, dunque, non è affatto semplice, né immediato.
Anche nella depressione unipolare, così come nel disturbo bipolare, vi è un alternarsi di episodi depressivi e ipomaniacali, durante i quali il paziente è pieno di energie, ipersessuale, fa spese eccessive, irritabile, ha bisogno di poche ore di sonno, mangia poco...insomma, si sente bene.
In questi frangenti, di certo non si rivolge al proprio medico, anzi, può scambiare tale condizione per un miglioramento della propria condizione.
Sono, quindi, necessarie, grandi attenzione e sensibilità da parte del medico curante, dello psicoterapeuta o dello psichiatra, per registrare le differenze dei vari disturbi e impiegare la corretta terapia: somministrare antidepressivi, per esempio, può essere utile per trattare la depressione unipolare, ma controproducente per il disturbo bipolare.

Psicofarmaci: una terapia non sempre valida

Nei casi di disturbi dell’umore gravi, spesso vengono impiegati gli antidepressivi, considerati unica terapia capace di donare sollievo ai pazienti.
Eppure, la percentuale di efficacia si attesta attorno al 60%: non così elevata, quindi.
Non solo: gli psicofarmaci non sono indicati per trattare tutti i tipi di depressione.
Nel caso di pazienti depressi molto agitati o affetti da disturbo bipolare, la terapia farmacologica è controindicata, sia perché può destabilizzare il paziente, sia perché può cronicizzare il disturbo.
Non sono adatti neppure in gravidanza e durante l’allattamento, periodi durante i quali non è raro che una donna incorra in disturbi dell’umore.
In ultimo, gli effetti indesiderati che gli psicofarmaci causano sono piuttosto importanti.
Il calo della libido, ad esempio: in un panorama in cui si cerca di migliorare la qualità della propria vita, perdere il piacere di vivere la propria sessualità è difficile da accettare, considerando anche il fatto che la terapia deve durare almeno uno o due anni.
Quando si somministrano antidepressivi, si riscontra anche un aumento di peso; l’effetto risulta tanto più negativo quando si stanno trattando persone affette da disturbi alimentari. Controindicato anche in caso di pazienti con disturbi metabolici e diabetici.
Dunque, si dovrebbe ricorrere agli psicofarmaci solo in casi di reale necessità e sotto stretto controllo medico. Purtroppo, questo non è così semplice come sembra: l’emergenza sanitaria in atto, infatti, limita le occasioni di incontro, anche con il terapeuta.

rTMS, un valido aiuto nel trattamento dei disturbi dell’umore

Negli ultimi anni, fortunatamente, sono state proposte delle alternative al trattamento farmacologico della depressione.
Innovativa ed estremamente efficace è la rTMS (Stimolazione cerebrale magnetica ripetitiva), terapia non invasiva e con un’elevata percentuale di successo.
Questa tecnica si basa sul principio dell’induzione elettromagnetica: una serie di stimoli magnetici, che si convertono in elettrici solo a contatto con la corteccia cerebrale, inducono una modificazione dell’eccitabilità cerebrale di una zona specifica, inibendola o stimolandola, a seconda della necessità e favorendo una rinnovata plasticità neuronale.
Approvata dalla Food and Drug Administration, questa tecnica si è dimostrata eccellente nel trattamento della depressione e del disturbo ossessivo compulsivo (DOC) nonché della dipendenze da sostanze, del disturbo post traumatico da stress (PTSD), dei disturbi comportamentali,  alimentari, cognitivi.
Non invasiva, né dolorosa, la terapia non richiede degenza, né la somministrazione di anestesia: il paziente resta vigile per tutta la durata della seduta.
Eccellente la percentuale di successo, che si attesta attorno all’80%. Incoraggianti anche i risultati ottenuti su pazienti farmacoresistenti, che rispondono positivamente nel 70% dei casi.
Uno degli aspetti più positivi di questa tecnica, inoltre, è che ha pochissime controindicazioni, a differenza degli psicofarmaci: l’applicazione, infatti, è sconsigliata solo ai pazienti epilettici e a coloro che hanno protesi metalliche in testa (non creano problemi, invece, gli impianti dentali).

In Italia, sono pochi i centri che effettuano questo trattamento: uno di questi è Brain Stimulation Italia, che opera presso il Poliambulatorio PTC.
Un team multi specialistico costituito da neurologi, psichiatri, fisiatri, fisioterapisti segue ogni paziente durante tutto il percorso terapeutico, realizzato seguendo le reali necessità personali.
Il trattamento prevede, in ambulatorio, 20 sessioni di 20 minuti ciascuna, effettuate nell’arco di un mese.
Brain Stimulation Italia si impegna costantemente per offrire ai pazienti una soluzione efficace e definita, proponendosi di aiutarli a migliorare la propria qualità della vita, sempre nel massimo rispetto della privacy.
Per maggiori informazioni, è possibile compilare il form presente sul sito.

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