Ecco, finalmente, un’arma per combattere la dipendenza

Un trattamento recente, che offre eccellenti risultati

Essere dipendente da qualcosa, o da qualcuno, sovente va a sottolineare una certa fragilità nella persona che si trova a provare tale sensazione. La dipendenza è qualcosa che rende l’individuo subordinato ad altro da sé e non si tratta mai di qualcosa di positivo.

Ad oggi, una delle più drammaticamente diffuse è la dipendenza da cocaina.

Sostanza estratta dalle foglie della cocaina, si presenta come una polvere bianca e cristallina, la cui assunzione può avvenire tramite inalazione, iniezione per vena, oppure si presta ad essere sniffata.
L’utilizzo della cocaina, a differenza di altre sostanze stupefacenti, si dimostra più variabile, andando dal consumo occasionale e ricreativo, fino ad arrivare all’abuso.

Negli ultimi anni, la cocaina ha visto un forte incremento del suo utilizzo. Ciò è dovuto agli effetti che ha sull’umore e sull’autostima, considerati positivi da chi la consuma.
Inoltre, a livello mentale non crea da subito sconquassi notevoli, anzi provoca sensazioni piacevoli, aumento di energia, maggior prontezza di riflessi, incremento della socialità, sensazione di euforia, minor affaticabilità, minore bisogno di sonno, diminuzione dell’appetito, portando a sottovalutarne le controindicazioni che, però, sono estremamente gravi  (dalla sospettosità alla paranoia e ai sintomi psicotici nel trattamento cronico e, nelle fasi di astinenza, depressione e rischio suicidario aumentato).

L’utilizzo di cocaina, in primo luogo, crea un surplus di dopamina, causando una squilibrio di tale sostanza nel corpo: questo porta, quando se ne fa un consumo eccessivo, a diventare paranoici, vedendo cose che non ci sono. Di contro, quando se ne interrompe il consumo, la persona dipendente vive una fase di “down”, durante la quale può cadere in depressione e avere anche pensieri di morte.

Gravissime sono le ripercussioni sull’apparato cardio circolatorio, che sono devastanti. Ischemia e infarto sono le complicanze più frequenti legate all’uso di cocaina e coinvolgono, soprattutto, persone giovani (la cui età va dai 31 ai 34 anni). Spesso, chi ne viene colpito non aveva manifestato disturbi pregressi.

Un’altra possibile, drammatica, evenienza è la dissecazione aortica o la sua rottura, più comune in chi assume cocaina per via inalatoria (crack). In aggiunta alla rottura dell’aorta è stato osservato anche un incremento della prevalenza di aneurismi delle coronarie, che contribuiscono all’insorgenza di infarto miocardico.

Negli assuntori di cocaina per via endovenosa, invece, è stata riscontrata una maggiore frequenza di endocardite.
L’uso di cocaina è, inoltre, correlato alla possibile comparsa di aritmie di vario grado.

Anche il cervello risente fortemente del consumo di cocaina, tanto da poter essere colpito da ictus. Se questo danno cerebrale, solitamente, coinvolge persone di età avanzata, in caso di dipendenti da cocaina l’età media si abbassa drasticamente (tra i 30 e i 34 anni).

Ciò, inoltre, non vuol dire che il resto del corpo venga risparmiato: possono, infatti, insorgere complicanze polmonari, difficoltà gastrointestinali e renali...tutto l’organismo  viene vessato dal consumo di cocaina.

Inoltre, liberarsi di tale dipendenza non è affatto facile, sia perché ne viene, spesso, sottovalutata la gravità, sia per il piacere immediato che deriva dal consumo.

Il primo passo verso il superamento di questa condizione è la presa di coscienza del problema, unita alla volontà di affrontarlo: senza motivazione, infatti, non è possibile avere successo.
Fino a pochi anni fa, purtroppo, le armi contro la dipendenza da cocaina erano davvero ridotte: a parte i trattamenti psicosociali, non vi erano farmaci o altri alleati.

Fortunatamente, sta nascendo una nuova speranza.
Una decina di anni fa, i pionieri Gallimberti e Bonci hanno ideato il metodo TMS per il trattamento della dipendenza da cocaina, effettuato attraverso una macchina che permette una stimolazione non profonda della corteccia dorsale prefrontale sinistra. Dal loro lavoro, sono derivate evoluzioni e miglioramenti, fino ad arrivare, un paio di anni fa, all’utilizzo della  deep rTMS (Stimolazione Magnetica Transcranica Ripetitiva Profonda) che, a livello più profondo, va a stimolare un’area ancora maggiore della corteccia prefrontale, ottimizzando i risultati.

Tra i primi ad utilizzare ed affinare tale metodo vi sono gli operatori di Brain Stimulation Italia, che operano nel Poliambulatorio PTC. Grazie alla deep rTMS, si va ad interrompere il circolo vizioso che porta i dipendenti da cocaina a ripetere sempre le stesse azioni, indicate dal cervello, quando ha bisogno di essere alimentato (craving). Il trattamento prevede, in ambulatorio, 20 sessioni di 20 minuti ciascuna, effettuate nell’arco di un mese, dove il paziente è seguito un team di psichiatri e da tecnici specializzati. La persona sottoposta alla terapia, è sveglia e non avverte alcun dolore e non vi sono effetti collaterali. Svolgendosi in regime ambulatoriale, non crea il disagio di dover affrontare un ricovero.

Al termine del percorso, se si reputa proficuo, è possibile programmare una serie di sedute volte al mantenimento: in questo modo, si possono “fissare” i risultati ottenuti. Nel caso in cui il paziente possa avere bisogno di ulteriore supporto (nuova manifestazione del craving, ad esempio), è sempre possibile concordare di effettuare uno o più sessioni per risolvere subito il problema o, nel caso sia passato molto tempo dal trattamento, ripeterlo.

Insomma, i pazienti non sono soli, ma hanno dalla loro parte un valido sostegno per affrontare la dipendenza.
E la nota positiva è che, nei pazienti in cui vi era davvero il desiderio di smettere, la percentuale di successo si aggira intorno all’85%.

Arriva, finalmente, una speranza in quest’ambito.

Per maggiori informazioni, è possibile chiedere maggiori informazioni compilando il form dedicato.

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