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Antidepressivi, tra controindicazioni e alternative

Non sempre gli psicofarmaci sono la soluzione migliore. Una valida alternativa è la rTMS, trattamento non invasivo, con pochissime controindicazioni e dall’elevata percentuale di successo

I farmaci antidepressivi sono impiegati nel trattamento di alcuni disturbi dell’umore, quali, ad esempio, la depressione (nelle sue manifestazioni più gravi).
Solitamente, sono utilizzati in combinazione con terapie mediche specialistiche (psicologica e/o psichiatrica) e vanno ad influire sui sintomi fisici causati dai disturbi della depressione.
Infatti, tali farmaci incrementano, nel cervello, i livelli dei neurotrasmettitori, alcuni dei quali (come, per esempio, la serotonina e la noradrenalina) possono contribuire al miglioramento dell’umore.

Antidepressivi: non sempre la soluzione migliore

Purtroppo, la percentuale di successo degli psicofarmaci non è molto elevata: i pazienti che rispondono, positivamente, al trattamento si attestano, infatti, attorno al 60/70%.
In riferimento alla remissione della depressione, poi, la percentuale di efficacia si abbassa: si arriva, infatti, al 50%. A ciò, bisogna aggiungere il fatto che esistono pazienti farmacoresistenti, a cui tali terapie non risultano utili.

Inoltre, gli antidepressivi non sono scevri da controindicazioni: portano, ad esempio, al calo della libido, nonché ad un aumento di peso.
Ciò, non li rende indicati per trattare tutti i pazienti; non sono adatti, per esempio, in gravidanza e durante l’allattamento, periodi durante i quali non è raro che una donna incorra in disturbi dell’umore.
Sono controindicati anche in caso di pazienti depressi molto agitati, o affetti da bipolarismo: la terapia farmacologica, infatti, andrebbe a destabilizzare la persona, o a cronicizzare il problema.

Bipolarismo, tra depressione e fasi maniacali

Quello del bipolarismo è un disturbo dell’umore invalidante e molto delicato da trattare; maggiormente diffuso tra le persone tra i 20 e i 30 anni, può, in realtà, colpire a qualsiasi età, a partire dall’infanzia.
Esistono diversi gradi di bipolarismo, classificati a seconda della gravità.
Il disturbo bipolare di tipo 1, la forma più grave, affligge circa il 2% della popolazione mondiale. Il 10% della popolazione, invece, soffre di forme più lievi di bipolarismo.
La caratteristica di questo disturbo è l’alternanza di fasi depressive con fasi ipomaniacali o maniacali.
Il paziente, quindi, passa da momenti in cui si sente privo di energie, con pensieri di morte, a momenti di estrema euforia, con umore eccessivamente elevato ed esagerato ottimismo.
Per questo motivo, la somministrazione di psicofarmaci non è indicata: l’antidepressivo, infatti, potrebbe acuire la fase maniacale

Trattamenti e terapie

Compreso, dunque, che gli antidepressivi non sono la soluzione migliore al trattamento del bipolarismo (dato che scatenano la fase maniacale), è necessario scegliere l’approccio migliore da impiegare durante la terapia.
È molto importante non limitarsi a considerare, unicamente, il momento presente, bensì pensare alle ripercussioni negli anni che potranno avere le terapie.
Bisogna aiutare la persona a mantenersi più stabile.
Il farmaco principale per ottenere ciò è il litio, efficacissimo stabilizzatore dell’umore utilizzato, anche, in antichità.
In secondo luogo, è necessario lavorare sui disturbi del sonno, aiutando il paziente a ritrovare un equilibrio.
In questi casi, però, è meglio evitare le benzodiazepine: i bipolari sono portati alle dipendenze e le benzodiazepine causano, spesso, assuefazione.
Meglio somministrare tranquillanti maggiori a basso dosaggio.
Inoltre, parallelamente alle terapie farmacologiche, è bene associare la psicoterapia, tendenzialmente di tipo cognitivo-comportamentale.

Un’alternativa al trattamento farmacologico: rTMS

Esiste, in alternativa, un trattamento estremamente efficace e all’avanguardia: la rTMS (Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva).
Una serie di stimoli magnetici, che si convertono in elettrici solo a contatto con la corteccia cerebrale, inducono una  modificazione dell’eccitabilità cerebrale di una zona specifica, inibendola o stimolandola a seconda della necessità.
I vantaggi di questo trattamento sono molteplici:

  • non è invasivo, né doloroso: sulla testa del paziente viene posizionato un “casco”, che consente l’invio di impulsi magnetici. La persona resta cosciente per tutta la durata del trattamento
  • l’elevata percentuale di successo, che si attesta attorno all’80%
  • buona risposta dei pazienti farmacoresistenti (in cui i trattamenti farmacologici non hanno sortito risultati apprezzabili), che ottengono risultati in circa il 70% dei casi
  • le pochissime controindicazioni: chiunque può, infatti, sottoporsi al trattamento, escluse le persone epilettiche e coloro che hanno rilevanti protesi metalliche in testa (gli impianti dentali, per esempio, non creano problemi).

Tale trattamento, già diffuso negli Stati Uniti è ancora, purtroppo, poco utilizzato in Italia.

Tra le strutture che offrono tale disponibilità, si annovera Brain Stimulation Italia, che opera presso il Poliambulatorio PTC.
Un’equipe di professionisti, costituita da neurologi, psichiatri, fisiatri e fisioterapisti, accompagna il paziente verso la propria guarigione.
La persona, infatti, viene seguita durante il percorso terapeutico, che viene strutturato sulla base delle effettive esigenze personali.
Il trattamento si svolge in regime ambulatoriale e non richiede degenza.
Le sessioni hanno la durata di 20 minuti e sono 20, effettuate durante l’arco di un mese.
Ovviamente, la persona ha un ruolo centrale nell’operato di Brain Stimulation Italia, che lavora, sempre, nel pieno rispetto della privacy.

È possibile ricevere ulteriori informazioni compilando il form presente sul sito.

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