Medico e motociclista, la testimonianza: "Così sono guarito dal coronavirus"

Appassionato di due ruote e di moto enduro, la testimonianza del medico contagiato (e guarito) dal coronavirus

E' stato uno dei primi a fronteggiare il coronavirus, tra le corsie dell'ospedale dove presta servizio a ridosso della zona rossa. E' stato contagiato, poi è guarito e adesso è portatore sano di un messaggio più che positivo: “State tranquilli”. Leggiamo la storia di Giuseppe, il medico lombardo con la grande passione per l'enduro la cui testimonianza è stata raccolta dal portale moto.it: la sua intervista completa è disponibile a questo link.

Il suo ospedale, si legge, si trova a ridosso della zona rossa, interdetta da polizia ed esercito. Giuseppe non si è tirato indietro davanti a questa emergenza: l'ha affrontata di petto con lo stesso coraggio con cui affronta le mulattiere la domenica, a bordo della sua moto. Come detto, è stato contagiato: ma ce l'ha fatta, è guarito. E il medico motociclista lo dice chiaro e tondo: “La psicosi da virus letale non aiuta nessuno”.

Il racconto del medico endurista

“Vi racconto la mia esperienza con l’infezione da coronavirus – spiega Giuseppe – Premesso che sono un medico ospedaliero, la città in cui lavoro dista pochi chilometri dal paese focolaio d’infezione: Codogno. In data 21 febbraio veniva ricoverata nel mio reparto una paziente anziana con febbre alta, polmonite grave; […] il tampone darà poi esito positivo. Conseguentemente sabato 22 tutto il personale venuto a contatto con la suddetta malata veniva sottoposto a tampone, io compreso. L’esito del tampone dava negatività per tutti, tranne che per me”.

Ma quand'è che Giuseppe ha preso il virus? Non in ospedale. “Il 15 febbraio ero a Codogno con famiglia e amici per il carnevale: ho assistito in piazza alla sfilata dei carri chiacchierando con un caro amico che abita lì, poi sono entrato in un bar affollato per un caffè e sono rientrato a Piacenza dopo qualche ora”.

I sintomi, i contatti, i tamponi

I primi sintomi sono arrivati in meno di una settimana: raffreddore e rinite, ma senza febbre e tosse. “Sono andato regolarmente al lavoro – continua Giuseppe – visitando, parlando e incontrando gente: ho continuato la mia normale vita, e stimo di aver incontrato decine di persone”. In conclusione, dice ancora il medico endurista, “vi dico che tutti i colleghi e gli amici, compresa la mia famiglia, venuti a contatto con me non hanno sviluppato sintomi, a distanza di giorni, molti hanno già avuto esito negativo dal tampone, altri in attesa ma clinicamente stabili. L'amico di Codogno è febbrile, in isolamento a casa, io sto benissimo: non ho nemmeno il raffreddore, sarò dimesso e continuerò la mia quarantena (14 giorni) a casa da solo”.

Il messaggio del medico endurista

Ma qual è allora il messaggio del medico endurista? E' riassunto di seguito, in cinque punti.

  1. La malattia si comporta esattamente come la banale influenza e nella stragrande maggioranza dei casi è paucisintomatica, si risolve in 3-4 giorni senza esiti.
  2. Il contagio non è così semplice per fortuna (pensate solo al fatto che io ho starnutito più volte nello studio in cui lavoro a stretto contatto con colleghi) e si verifica più che altro nei confronti di pazienti anziani o pluripatologici, e la gravità dei sintomi è correlata a questa tipologia di soggetti.
  3. Non tutti coloro che hanno sintomatologia influenzale banale devono fare il tampone, poiché è inutile sapere di essere positivi, se non si verifica dispnea, certamente però è utile indossare una mascherina di quelle semplici se si è a contatto con persone anziane o fragili.
  4. L’imperativo categorico dev’essere tutelare gli anziani e seguire il vademecum diffuso dal Ministero della Salute sulle norme igieniche e comportamentali.
  5. Probabilmente il mio contagio è avvenuto in quel bar super affollato con probabili molti ignari positivi, tra l’altro io stavo prendendo terapia antibiotica per un problema al dente del giudizio, quindi forse le mie difese immunitarie erano un po’ ridotte.

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