Giovani e selfie, inchiesta shock: uno studente su tre rischia la vita per una foto

Si chiama “Daredevil selfie”, il selfie in cui si rischia la vita: uno studente su tre dichiara di averci provato. I risultati di un'inchiesta sulla selfie-mania

Si chiama “Daredevil selfie”, letteralmente “il selfie dei temerari”, nella pratica una fotografia scattata in un momento di pericolo, in cui si rischia per la propria incolumità o addirittura per la propria vita: è questo il quadro inquietante che emerge da una ricerca condotta da Skuola.net, Università La Sapienza di Roma e Università Cattolica di Milano per conto della Polizia di Stato, e già presentata in occasione della nuova campagna (anche bresciana) “Una vita da social”, per contrastare il cyberbullismo.

La selfie-mania

E' un dato certo, ormai, che tra gli studenti italiani sia acclarata la selfie-mania. Il selfie è sempre più caposaldo della propria identità per le nuove generazioni, come testimoniato dalla ricerca che ha coinvolto 6.671 giovani di età compresa tra gli 11 e i 25 anni: il web è letteralmente inondato di immagini che li ritraggono, raccontando di sé, della propria identità, dei luoghi frequentati. Con tutti i rischi che ne conseguono.

Un'attenzione quasi maniacale: la metà degli intervistati ammette di scattare almeno 4 selfie prima di pubblicarne uno sui social, con una frequenza almeno settimanale in nove casi su dieci. Un selfie viene pubblicato sui social prevalentemente una volta alla settimana, nel 63% dei casi, mentre ciò accade una volta al giorno nel 14% dei casi, e più volte al giorno nel 13% dei casi. A conti fatti, un giovane su quattro ne posta almeno uno, una volta al giorno, mentre nove su dieci almeno una volta alla settimana.

Un lavoro da agenzia pubblicitaria

Come detto, anche il risultato deve essere il migliore possibile. Quindi la metà dei soggetti intervistati ne scatta almeno 4 prima di procedere alla pubblicazione di uno di essi. Anche perché se si posta un’immagine che non riceve abbastanza “like”, il 31% si dichiara abbastanza/molto propenso a cancellarlo, contro il 38% che non è per nulla propenso. Sono abbastanza/molto propensi a cancellarlo i più giovani e quelli con un basso rendimento scolastico.

Non è un gioco da ragazzi, ma quasi un lavoro da agenzia pubblicitaria. Il 52% in media passa 10 minuti a modificare e a descrivere (con commenti o didascalie) un selfie prima di pubblicarlo. Sono prevalentemente le femmine e i più giovani (meno di 17 anni). Il 36% usa spesso i filtri per i propri autoritratti. Che soddisfano globalmente il 53% del campione.

Il "Daredevil selfie"

Infine il “Daredevil selfie”: l'attenzione per il selfie è tale che può spingere i giovani a mettersi deliberatamente in una situazione di pericolo. Il 35% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver provato a farsi un autoscatto in condizioni potenzialmente pericolose, alla guida del motorino o della macchina. Come testimoniato dai casi di cronaca, con esiti anche letali, a cimentarsi in queste pratiche sono soprattutto i maschi, di circa 20 anni, con un rendimento culturale o accademico o molto basso o molto elevato. Gli opposti si attraggono.

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Ma ci sono delle correlazioni anche con il contesto familiare, a conferma del fatto che le famiglie rivestono un ruolo chiave nell'educazione dei figli. Si registra, ad esempio, una certa prevalenza di soggetti provenienti da famiglie con titolo di studio più modesti tra quelli più propensi al Daredevil selfie. Al contrario, i ragazzi che si limitano a postare non più di un selfie a settimana devono fare i conti con genitori con elevato titolo di studio.

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