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Valtellina che Gusto: «Chi la conosce la ama»

Un viaggio lungo due giorni e una notte, per chi ha voglia di scoprire un territorio che non invecchia mai. A due passi da Milano, a due passi da Brescia e dalla Valcamonica

“Non solo sci e non solo montagna. Arte, cultura, enogastronomia e territorio, tanti prodotti di qualità, prodotti alimentari tipici. E un bacino d’utenza che va oltre Milano, e può andare oltre la Lombardia”. Ha ragione Mamete Prevostini, presidente del Consorzio di Tutela dei Vini della Valtellina, quando ci ripete che della Valtellina non ci si può che innamorare. In effetti quando ci si arriva, quando ci si ferma, non ci vuole molto tempo: basta guardarsi intorno per respirare un’altra aria.

Bastano due giorni e una notte. Non è un percorso obbligato ma consigliato, e ne vale la pena, passo dopo passo e sapore dopo sapore: Valtellina che Gusto è infatti la nuova campagna di promozione del Distretto Agroalimentare di Qualità della Valtellina, che propone una selezione accurata dei luoghi da non perdere. Cominciando da Mantello, paese che non è montano ma solo per l’altitudine, all’agriturismo La Fiorida. Un progetto ambizioso, “la filiera che comincia dal prato”, la passione per la campagna e la natura, la possibilità di visitare gli ampi stabili con una spesa che parte da 3 euro, prezzi personalizzabili in base alle attività, i laboratori dell’orto e della mungitura, del sale e del formaggio. Una vera azienda agricola con più di 200 vacche Brown Swisse, 300 maiali macellati in loco, 70 capre per formaggi, una gamma niente male di specialità autoprodotte, 21 tipi di formaggi tra bitto, casera e frisalpino, le conserve e pure l’agrigelato.

08-4Il punto d’appoggio del turismo della bassa valle, si può anche pernottare in quello che è un Eco World Hotel pieno di sostenibilità, riscaldato da cippato di legno autoctono e senza la solita aria condizionata, e poi il centro benessere con SPA completa, piscina interna e idromassaggio, palestra e bagno turco. Pranzi e cene nei ristoranti ‘stagionali’ tra cui il Prasif, la mangiatoia, e il Calèch. Tutti nelle mani dell’executive chef Gianni Tarabini che si impegna “a trasformare le materie prime in piatti”, perché in fondo “siamo quello che mangiamo”.

Dopo il pasto ci si sposta, anche in bicicletta tra i tantissimi percorsi e sentieri ciclabili valtellinesi, tra boschi e alpeggi. Un po’ di chilometri per fermarsi al Salumificio Mottolini in quel di Poggiridenti, seconda tappa del nostro viaggio, luogo cult della bresaola IGP tanto che perfino la BBC non ci ha pensato due volte a mandarci una telecamera. “Speciali per tradizione”, recita lo slogan mentre si scoprono le varie fasi della stagionatura e già si sente quel sapore di Indicazione Geografica Tipica che vi aspetta alla fine. Non solo bresaola ovviamente: la carne fresca che tanto amano austriaci e tedeschi, la carne secca delle Alpi che invece va in Francia, lo speck e il fiocco, prosciutto tipico di Valtellina stagionato sei mesi, primizie come il salame cacciatore, la slinzega, la fesetta e la mortadella di fegato. Per tornare alla regina, la bresaola IGP e alle sue diverse qualità, la classica e la Fassona, la Extra e la Gran Gusto, la Punta d’Anca e la bresaola equina. Magari assaporando un buon bicchiere di vino rosso locale, un Valtellina Superiore Insieme o un Incontri Cantina di Villa del 2005, e per i più temerari uno Sforzato Conti Sferzoli Salis da 15,5%.

Quando si fa sera Sondrio è così vicina che ci si può fermare, e dalla Piazza di Garibaldi il Grand Hotel della Posta, ristrutturato dal Credito Valtellinese e riaperto nel 2008, carico di storia e di arte, quadri fiamminghi del 1600 e opere di Arturo Martini, tra cui le ultime cene di personaggi come la mummia Otzi, W.A. Goethe, Gesù e Freud. All’ora di cena come non provare i tipici pizzoccheri, farina bianca, farina nera e acqua quanto basta, un prodotto che è sia storia che leggenda, con le patate le verze e il burro a caduta, un prodotto che ora si è fatto Accademia, per salvaguardare una tradizione che siamo certi ha fatto breccia (e ancora ne farà) in tanti e diversi palati. Ancora fame? Ci sono gli sciatt di formaggio fritto, o la bisciola da inzuppare nel cioccolato fuso.

27-3Rinfrancati dal sonno dei giusti, pronti per riprendere la nostra strada pensando già ai meleti che appena fuori ci circondano, e quale occasione il Consorzio Melavì che da solo produce il 70% delle mele Valtellina, un monopolio che in realtà fa capo a centinaia e centinaia di soci e di aziende anche piccolissime, insieme per tener testa al mercato. 700 ettari complessivi in cui si produce principalmente Golden Delicious e Red Stark, primizie come Gala e varietà extra come la Granny, la mela dei diabetici. Mele raccolte da ferragosto a novembre e che finiscono anche alla grande distribuzione GDO, Conad Coop Esselunga Auchan, al mercato provinciale, regionale ed estero, fino all’Arabia Saudita, mele in cassetta e mele che diventano succhi e derivati, al 100% mela, al 100% Melavì.

L’ennesimo scorcio di un paesaggio che a tratti ricorda la Liguria, appezzamenti più che frazionati anche da 600 mq ciascuno. Siamo arrivati in fondo, o quasi, e ci concediamo un’ultima salita ai terrazzamenti, questa volta ai vigneti Nera, da quattro generazioni una cantina che è più di un riferimento, facilmente raggiungibile perché proprio sulla SS38. Il Dosso del Calvario della sottozona Inferno, le uve nebbiolo, pignola o rossola, la passione e la fatica di chi crede nel progetto perché, dati alla mano, per ottenere la stessa quantità di vino in Valtellina si lavora 1200 ore per ettaro contro le 300 delle Colline Moreniche o le 150 delle pianure di Franciacorta.

Una 42-2viticoltura storica quella valtellinese, dal 400 d.C. e fino allo splendore del ‘600 e del ‘700, il riconoscimento di “qualità e serietà”, e la lotta dura e costante con la natura, la ‘messa a punto’ delle vigne, gli insetti e il maledetto maltempo. Da Nera ci si può anche tornare, per dare un occhio alla cantina e assaggiare vini e sapori che non si dimenticano, i bianchi IGT Terrazze Retiche La Novella e Rezio, i rossi infuocati d’Inferno Efesto e Al Carmine, il superiore Signoria riserva 2006, lo sforzato di Valtellina DOCG 2007. E il passito rosso, un’anteprima e una novità, già dal nome e già dal packaging, Anomalia Singolare, la medesima uva dello sforzato lasciata appassire ancora un po’, non dalla vendemmia a dicembre ma dalla vendemmia alla primavera, e rimane dolce, e diventa passito.

Non sembra ma due giorni sono volati, prima o poi si deve pur rientrare, con il sorriso. Vicinissima a Milano, non troppo lontana da Brescia e dalla Valcamonica: “La Valtellina è unica, chi la conosce la ama”.

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