Giovedì, 24 Giugno 2021
Teatro

Un'opera lirica in memoria Hina Saleem, il cui amore fu condannato a morte dal fanatismo religioso

La giovane pakistana uccisa dal padre in provincia di Brescia nel 2006 perché voleva andare a conviveva con un ragazzo italiano, è la figura che ha ispirato un compositore per la realizzazione di una breve opera lirica: 'Fadwa' di Dimitri Scarlato

Teatro pieno e tanti applausi per le brevi opere liriche nuove di due giovani compositori, Dimitri Scarlato e Daniele Carnini, presentate ieri sera al teatro Olimpico di Roma dalla Accademia Filarmonica Romana, col titolo complessivo di "Donna, serva della mia casa", ambedue incentrate infatti sul tema della violenza e del possesso verso le donne.

Due opere vere, con un libretto ispirato alla realtà dei nostri giorni: "Fadwa" di Scarlato e "La stanza di Lena" di Carnini con libretto di Renata Molinari. Un'esecuzione quasi impeccabile, con l'ottimo Gruppo Strumentale Musica Oggi diretto da Gabriele Bonolis.

"Fadwa" parla di una ragazza pakistana che abita vicino Brescia, uccisa dal padre perché voleva vivere liberamente il suo amore con un ragazzo italiano. In un gioco in cui il padre, che si chiama Saalih, ovvero Il buono, Il giusto, sarà invece vittima dell'ira e dei propri pregiudizi, sostenuto da un Coro che amplifica i motivi del conflitto e nega l'alterità, e sua vittima la figlia Fadwa, che vuol dire Colei che si sacrifica. Tra loro la figura di un prete che non riesce però a dare l'aiuto che vorrebbe. Un contrasto a parole ma che vive già sulla scena nei jeans e le magliette colorate di lei, il vestito scuro del padre e l'abito tradizionale col velo della madre.

Il riferimento esplicito dell'opera è a quanto avvenuto a Brescia nell'estate del 2006. Hina Saleem, ragazza poco più che ventenne, si era integrata molto bene nell'ambiente cittadino, trovando lavoro alla pizzeria "Antica India". Da mesi conviveva con il fidanzato, Giuseppe Tempini, un operaio trentatreenne.

Proprio questa decisione di fidanzarsi con un italiano non musulmano, in contrasto con la volontà della famiglia di sposarla con un marito pachistano, rese tesi i rapporti con la famiglia. Il delitto si svolse nella casa paterna, dove la giovane venne attirata con un pretesto (la visita di un parente), mentre ad attenderla vi erano il padre ed alcuni parenti maschi. La madre (Bushra Begun, di 46 anni) e gli altri cinque tra fratelli e sorelle erano in vacanza in Pakistan.

Hina venne uccisa con oltre venti coltellate, e infine sgozzata e subito sepolta nell'orto di casa. Il delitto fu scoperto quasi subito, perché il fidanzato, insospettito dal silenzio della ragazza, andò a cercarla in casa della famiglia e rinvenne la fresca sepoltura. Per il padre e dei due cognati, il 14 novembre 2007, la condanna a trent'anni di carcere per omicidio volontario e distruzione di cadavere.

Hina Saleem-2La regia delle due opere, firmata da Cesare Scorton, un po' indecisa tra realismo e stilizzazione, comunque con bei momenti suggestivi, sceglie una comune scena nuda, con quinte mobili a modularne gli spazi, e un letto al centro, simbolico, dove Fadwa, scoperta col ragazzo, viene uccisa e che, nel secondo lavoro, diviene proprio un'alcova gabbia prigione per Lena, la cui figura è ispirata invece a quella di Natascha Kampusch, la giovane austriaca tenuta segregata per nove anni dal suo aguzzino.

"La stanza di Lena" racconta il giorno in cui la ragazza decide di scappare: "Il tempo delle favole è finito - annuncia - uccidimi o lasciami uscire" e si sfila il suo vestito rosa da bambola-bambina come un bozzolo da cui rinasce donna, lasciando l'uomo, senza di lei, prigioniero lui ora di se stesso: "uno di noi, solo uno, può vivere, là fuori".

Un'operazione di teatro musicale di grande interesse e comunque di qualità che si deve al direttore uscente della Filarmonica, Sandro Cappelletto, che ha anche messo in moto una colletta pubblica per realizzarne la produzione, cui hanno aderito oltre 150 donne e solo una decina di uomini, oltre ad aver trovato artisti disposti a prendere poco o nulla pur di partecipare al progetto che, come dimostra il suo scritto in apertura del programma di sala, ha avuto quale madrina Laura Boldrini, presidente della Camera.

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