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"The Four Seasons": Ryan McGinley alla GAMeC di Bergamo

Fino al 15 maggio alla Galleria d'Arte Moderna e contemporanea di Bergamo in mostra le opere fotografiche dell'artista "beat" Ryan McGinley

Ryan McGinley, Mouth Creek, 2014

Alla GAMeC, accanto a Fatherhood di Rashid Johnson, RYAN McGINLEY ci narra le quattro stagioni con The Four Seasons. La stagione chiama, e la sezione Primavera risponde: sempre accompagnata dalla musica de Le quattro stagioni di Vivaldi. Si sviluppa su toni delicati con una musicalità leggera, il suono del vento e il profumo dell’erba. In prati immensi di un verde intenso si perdono piccole figure, una accanto a fonti d’acqua, illuminate dai piccoli raggi che infrangono il buio di una caverna, un viso tra canneti e arbusti, un capo visto di spalle, immerso in viali fioriti. In ogni immagine la figura umana si fonde con la natura come fosse elfo, fata, folletto o Dioniso stesso.

Nelle fotografie primaverili, come in molte altre scattate nel corso dei lunghi viaggi fotografici, colte come visioni scenografiche in cui si intrufola l’uomo, fissato dall’artista nell’immagine conclusiva delle sue ricerche, trascorse lungo luoghi meno noti degli Stati Uniti. A volte l’uomo è immerso negli spazi come il buon selvaggio di Rousseau, altre volte sembra un intruso che la natura stessa vuol accantonare, respingere, sommergere. Da ogni ripresa si alza un inno alla bellezza, nato da una visione romantica della fotografia e del paesaggio: sono state spesso scattate alle prime luci dell’alba o del tramonto, altre di notte, in atmosfere di volta in volta delicate, emozionanti, drammatiche. L’artista accomuna la sua pratica fotografica alla ricerca pittorica: un fotografo, racconta, “sempre in cerca di colori, quando sono in cerca dei luoghi in cui scattare, cerco i colori dei luoghi”.

L’esposizione, come anticipa il curatore della mostra Stefano Raimondi, “procede con il ritmo musicale de Le Quattro Stagioni di Vivaldi: in ciascuna sala si succedono orizzonti, colori, musicalità e atmosfere completamente diversi ma legati gli uni agli altri”. Sono 40 immagini di medio e grande formato della produzione più recente dell’artista, lungo quattro sale in cui la natura viene rielaborata in termini di colori e forme. Per raggiungere la primavera abbiamo superato l'inverno, ed è bene osservarlo con cura. L’inverno è maestoso: i paesaggi innevati sono imponenti, dominati dai ghiacci, a colori bianco-blu. Stalattiti, grotte di ghiaccio e bufere di neve: condizioni climatiche estreme che rendono epica la presenza di figure umane. I loro corpi sono nudi anche a meno 20 gradi, ma affrontano con impeto la realtà: sembrano cavalieri millenari, alternati a note disarmoniche collocate in un ambiente tanto suggestivo.

Della primavera abbiamo accennato, raggiungiamo l’estate: in queste immagini i toni sono accesi, i colori caldi riflettono l’energia della stagione. C’è una tempesta, prima annunciata dall’incupirsi del cielo e dai fulmini che si stagliano all’orizzonte, poi scatenata. Con la tempesta alle spalle, l’acqua rilasciata sul terreno diventa occasione per momenti di festa, passione e aggregazione. L’uomo partecipa di tempi, forme, colori squillanti della natura e vi si immerge.

Con l'autunno McGinley sfuma verso paesaggi romantici, ci richiama i quadri di Frederic Edwin Church e di altri artisti della Hudson River School. Siamo a nord di New York, punto di partenza di tutte le fotografie. Le tonalità del colore diventano intensissime, ricche di rossi e i gialli, propri delle foglie ancora sugli alberi insieme a quelle già diventate tappeti nei boschi. Le immagini trasmettono tranquillità ed empatia. Sono più intime di quelle presentate nelle sezioni precedenti. I personaggi sembrano collocarsi in territori conosciuti ed esplorati più volte, ma sempre muoversi secondo un istinto in armonia con la realtà che li accoglie. Nonostante tutto il lavoro sia il risultato di una ricerca appassionata e di una notevole organizzazione, nelle immagini finali che McGinley ci presenta, ci emozioniamo come tutto fosse improvviso.

Per 10 anni McGinley ha infatti viaggiato in tutto il continente americano, alla ricerca delle location più diverse, realizzando gli scatti che oggi compongono The Four Seasons. L’artista vede la natura con benevolenza ingenua, i risultati si impongono pervasi da una sorta di nostalgia. Le fotografie delle quattro stagioni, presentate alla GAMeC, sono di grande fascino, sempre accompagnate da una musicalità ora soffice, ora impetuosa, ora silenziosa. Modelli maschili e femminili abitano questi paesaggi sconfinati come stessero vivendo in un paradiso terrestre o lo stessero riconquistando. Sono corpi nudi e innocenti, in costante relazione con la natura, a volte diventano un unicum con essa, altre volte da essa rimossi,come si evince da alcuni lavori quali William (Green Swamp), 2013 o Big Leaf Maple, 2015. Solo nelle fotografie I-Beam (Bolt) o Red Beetle si dedica a raccontarci di una qualche modernizzazione.

Le immagini di Ryan amplificano la cultura USA degli anni '90, ruotano attorno alle tematiche della giovinezza, della libertà, dell’edonismo, fino agli eccessi, dello spirito vitale e del rapporto tra uomo e natura. Ispirate dal libro Walden di Henry David Thoreau. Come tutta la Beat Generation Ryan ha visto nell'esperienza di Thoreau, nella sua ricerca di un nuovo rapporto intimo con la natura, nella sua forte volontà di un ritorno ad essa, in contrasto con la crescente modernizzazione delle metropoli americane valori a cui ispirarsi. Ryan McGinley, infatti, riplasma e diffonde, agli inizi del nuovo millennio, il culto della natura con opere ricche di energia ed attrazione. Solo due parole: intrigante e incantevole!

RYAN McGINLEY - The Four Seasons. Fino al 15 maggio 2016, GAMeC Bergamo

Accompagna la mostra un catalogo edito da GAMeC Books, a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni. Include testi di Cory Arcangel, Andrew Berardini, Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni, Luca Panaro, Stefano Raimondi, e un’introduzione di Giacinto Di Pietrantonio.


 

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