Domenica, 26 Settembre 2021
Mostre Centro / Via Gasparo da Salò, 13

In tutta Italia l’appuntamento con le Giornate dei Musei Diocesiani

A Brescia l'imperdibile mostra dedicata all'Età del Rame, inaugurata lo scorso 26 gennaio e in cartellone fino al prossimo maggio

L’AMEI (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani) ha deciso aprire gratuitamente le porte dei più di 200 Musei Ecclesiastici già aderenti all’Associazione,senza escludere dall’iniziativa i Musei non ancora iscritti. In una due giorni di visite guidate, attività, incontri, musica, sabato 2 e domenica 3 marzo 2013.

Per favorire l’emersione dal silenzio e far diventare i musei protagonisti, per il 2013 si coglie l’occasione offerta dalle celebrazioni pel’anniversario dell’Editto di Costantino, 313 d. C. Viene suggerito un percorso progettuale ispirato al tema costantiniano nel suo significato originario, e alle sue conseguenze per la storia del Cristianesimo,  con diverse mostre dedicate al 313 d.C., data riferita all’editto della tolleranza, e alla nascita di un cristianesimo imperiale, “Elena e le reliquie della vera croce”, il “signum“ crucis e le sue declinazioni, tra passato e contemporaneità, tolleranza e dialogo interculturale e interreligioso dal Museo Diocesano di Milano a quello di Brescia, da nord a sud.


Il tema della nascita del cristianesimo e della sua diffusione nel tempo e nei luoghi ha più declinazioni, è particolarmente complesso e merita essere affrontato, visto l’ulteriore delicatezza del ritiro del Pontefice, che trasforma il tutto in argomento intrigante, date le molteplici sfaccettature nel rapporto chiesa dei poveri, Chiesa e potere, Chiesa popolo di Dio in cammino..

L’EPOCA COSTANTINIANA E LE RELATIVE TESTIMONIANZE NELLA PROPRIA ISTITUZIONE – In questi giorni intendo cogliere l’occasione per segnalare come il museo diocesano Bernareggi a Bergamo dedichi spazio e tempo a tematiche importanti per i ragazzi, con una mostra partita lo scorso anno dal museo Diocesano di Padova e planata al Museo bergamasco di ‘Aria’ dopo gli altri tre elementi naturali, acqua, terra fuoco, trattati nei bienni precedenti. Tavole di tutto il mondo dedicate ai bambini: una festa multicolore degli occhi e del cuore, che nasce dalla presenza di realtà di tutte le culture, di tutte le visioni religiose e si fa aria di gioia, anche per gli adulti. Imperdibile. Il Museo Diocesano di Brescia (via Gasparo da Salò 13) presenta intanto la mostra ‘L’Età del Rame’, inaugurata lo scorso 26 gennaio e in cartellone fino al prossimo maggio 2013. (Orario: 9 /12, 15/ 18 chiuso mercoledì).

Racconta Il sentimento religioso, insieme alla vita sociale, economico- culturale, prima del cristianesimo, dalla religiosità in val Camonica, a quella in altre valli europee, dalle necropoli bresciane a quelle scoperte. Brescia racconta com’eravamo 5000 anni fa. Le popolazioni padane, superata la fase cosiddetta dei cacciatori–raccoglitori, hanno favorito nuovi assetti economico-sociali, passando all’agricoltura e all’allevamento, alla metallurgia, con grandi innovazioni. Fra i prodotti più ricorrenti di questa metallurgia: asce e pugnali, asce piatte, asce a occhio, anellini, ornamenti a spirale e lesine e punteruoli ottenuti dalla lavorazione del rame, a volte in lega con l’arsenico, sono, Fra le grandi novità del periodo si annoverano la ruota, allora ancora piena, l’aratro, con il giogo a trazione degli animali, il carro a quattro ruote, la capacità di utilizzare i prodotti secondari degli animali: il latte e la lana, il miele.

Nello stesso periodo si espandono nuove manifestazioni del sacro, provenienti dai vari gruppi dell’arco alpino: da Aosta a Cornal (Valtellina), da Pontevecchio della Lunigiana, ad Arco I e IV , dal Capitello dei due Pini dalla Valcamonica, ai monoliti di Anvoia.Sono esposti i rilievi a grandezza naturale di Cemmo (Valcamonica). Statue e steli, anche antropomorfe, statue-menhir, grandi composizioni dell’arte rupestre. Si tratta delle testimonianze di una ideologia religiosa nuova, che dà forma umana ai concetti divini. Grazie a monoliti istoriati, immagini di divinità o di antenati, gli studiosi, segnalano contesti e luoghi cerimoniali di comunità più o meno estese; fra questi i disegni rupestri, iniziati nel neolitico e proseguiti fino all’età del ferro, volti a propiziare le divinità della fecondità. Si coglie una devozione diventata collettiva, la ritroviamo nelle rocce incise di Monte Bego (Francia) come nelle incisioni rupestri della Valcamonica, un’iconografia fondamentale di cultura indoeuropea. Fenomeni simili a quelli diffusi dalla regione alpina alle steppe a Nord, dal Mar Nero fino alla Penisola Iberica, legati alle nuove concezioni religiose.

La cosa straordinaria è verificare come insediamenti di villaggi in zone tanto lontane usufruissero di beni simili e avessero visioni socio-culturali comuni, tanto che qualche studioso si chiede se la mummia dei ghiacci, di Similaun non provenisse dalla Val Camonica. Ötzi, (appunto l’uomo del Similaun), è uno dei topos della mostra, presente con tutto il suo equipaggiamento, in una copia perfetta la mummia, accompagnata da riproduzioni fedeli dell’abbigliamento e ascia in rame, cuspidi di freccia, pugnale, arco, calzari, mantello vegetali.  Attraverso i pannelli sono forniti tutti gli aggiornamenti sulle ultime ricerche intorno all’uomo venuto dal ghiaccio di Similaun. I materiali posseduti da Ötzi (in selce) e quelli degli scheletri appartenenti a Remedello, sono simili, si può pensare a una cultura comune, o comunicante tra pianura e montagna, grazie a commerci, scambi, matrimoni.

Dalla necropoli neolitica di Remedello Sotto proviene una fondamentale testimonianza per la ricostruzione dell’età del Rame in area padana, una ricca scelta di reperti oggi nelle bacheche della mostra, a Brescia e ieri conservati nel museo Preistorico ed Etnografico L. Pigorini di Roma dove il prof. De Marinis li ha individuati, sono poste a confronto con le nuove scoperte di Volongo, Fontanella Mantovana, Cumarola e Spilamberto (Mo), Bologna, Forlì e Cesena e in altre località. Si tratta di necropoli, talvolta molto ricche di manufatti ai quali si aggiungono oggetti di culto degli antenati e rappresentazioni antropomorfiche delle divinità: dalle asce di pietra levigata, a quelle in rame, pugnali, cuspidi freccia in selce, ceramiche, oggetti di ornamento, si conferma l’ampia diffusione di produzioni simili tra loro.

Gli scambi di produzioni artigianali trionfano nell’età del Vaso Campaniforme, Nella seconda metà del III millennio anche l’Italia settentrionale, compare, come in ampie parti dell’Europa, dalle coste dell’Atlantico fino al cuore della Mitteleuropa, alle isole del Mediterraneo occidentale, la diffusione Vaso Campaniforme, vaso d’impasto fine e modellazione accurata, che prende il nome dalla particolare forma a campana. Sicuramente utilizzato per bere una bevanda alcolica, l’idromele, ancora prodotto da un apicoltore della zona.

Di questa fase sono esposti materiali provenienti dagli abitati, ceramiche e strumenti, oggetti di uso quotidiano; e da corredi tombali provenienti dalla “casa funeraria” in legno, di Ca’ di Marco e S. Cristina di Fiesse (Brescia), strutture proprie della cultura del Vaso Campaniforme.

Con la scomparsa del vaso campaniforme, l’età del Rame si esaurisce e lascia però un’eredità alla successiva età del Bronzo, riconoscibile in forme altre di ceramica e in alcuni oggetti ornamentali e del costume. Il tutto è confermato dalla cultura di Polada, che prende il nome dalla torbiera eponima, situata tra Desenzano e Lonato (BS), dove nel 1872 fu scoperta una palafitta con. una ricca scelta di reperti sempre provenienti dal Museo Pigorini di Roma, ove sono conservati, che illustrano il passaggio dall’età del Rame alla nuova epoca. Nell’età del Bronzo si perfezionano molte innovazioni dell’epoca precedente: la metallurgia, l’allevamento, l’agricoltura; con la cultura stanziale si crea un nuovo quadro economico e sociale. Ceramiche e manufatti di metallo, in osso, corno, selce, raccontano, nelle ultime sale, l’evoluzione tra 2200 e 2070 a.C., provengono dai primi abitati palafitticoli lungo le rive meridionali del lago di Garda e nei bacini infra-morenici dal Lavagnone, di Desenzano del Garda, e di Polada, dove sono stati trovati anche ripostigli di asce a margini rialzati come a Remedello Sopra e a Torbole Casaglia .

Nell’esposizione attuale, si rinnova il fascino di quella del 1875, promossa allora, dall’Ateneo di Brescia, materiali della collezione Rambotti, e del fondo preistorico del conte Tommaso Caprioli. Tornano alla ribalta bresciana, dalle stanze di enti nazionali, che se li erano, accapparati, gli stessi chein questi mesi hanno collaborato a realizzare l’esposizione curata da uno dei più grandi esperti dell’argomento: il Prof. Raffaele C. De Marinis, come Presidente di un qualificatissimo comitato scientifico, realizzata al Museo Diocesano grazie alla Fondazione CAB, che ci consente di attraversare millenni e riappropriarci di tanto passato.

Per tutte le info Museo Diocesano tel 030-40233, fax 030-3751064; oppure segreteria.etadelrame@gmail.com

Musei aderenti alle iniziative della due giorni si possono trovare sul sito www.amei.biz

Mariateresa Martini
 

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