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The Border - Foto (C) Giovanni Pizzocolo

The Border - Foto (C) Giovanni Pizzocolo

The Border: la rotta dei migranti attraverso i Balcani

Gli scatti del "nostro" Giovanni Pizzocolo per raccontare dell'esodo dei migranti, al confine tra i Balcani, tra la Serbia e la Macedonia. La recensione di Maria Teresa Martini

Una breve serie di foto per fissare le immagini di ragazzi, giovani, adulti, bambini fermati al confine tra i Balcani e la Serbia o la Macedonia. Una frontiera geografica indefinita per persone al limite delle loro forze. Questa è The Borders, la mostra di Giovanni Pizzocolo allestita prima a Brescia, al Museo della Fotografia, e poi a Moniga del Garda, in municipio.

Bambini dagli sguardi intensi, tristi, pensosi, pieni di rabbia negli adolescenti. Distratti e assenti, nei giovani stravaccati, dopo marce lunghe settimane e chilometri come fossero uccelli usciti da una gabbia. Un papà corre oltre i campi di frumentone, in braccio il suo bambino.

Nell’improbabile accampamento un bimbo gioca in una scatola di cartone, i visi di due minorenni ci fissano seri, da dietro un'inferriata: quanta malinconia. Alcuni sono bambini accompagnati: una mamma sorride e nutre il suo “cucciolo”. Altri sono soli? Pizzocolo non ce lo dice.

Chissà quale memoria per questi bambini, di questo periodo vissuto da nomadi in fuga. Come lo rielaboreranno? Forse come i Governi dell'Est, che dopo aver chiesto accoglienza scavalcando muri e fili spinati per raggiungere l'Ovest, ora implacabili i muri li alzano. Forse in ragione del dolore di oggi riusciranno ad essere più accoglienti, più tolleranti.

Coloro che approdano alle frontiere sono persone di ogni età, le persone hanno emozioni, sentimenti e talenti, una storia, speranze future. Per gli economisti le persone sono lavoro, idee e consumi, produzione ed estensione del mercato, risorse dell'economia. I Paesi dal welfare più antico li hanno presi in parola, e chiedono ai migranti che ospitano di contribuire ai servizi di cui usufruiranno. Come? Pagando una tassa d'ingresso. Mentre in Germania il piano di accoglienza prevede non meno di 800mila profughi all'anno: di questi già 350mila sono stati “addestrati” per un futuro lavoro in fabbrica.

Ma le persone comuni possono essere sensibili allo smarrimento generale dei profughi? Le foto non ci parlano di criminalità, ma il dubbio che all’interno dei campi possa esserci anche qualche rischio di violenza, traspare dalla righe su carta stampata. Pizzocolo non l’accenna, vuole esprimere il disagio, le tracce della disillusione totale negli adulti abbandonati a terra, tra vestiti accartocciati: come carta straccia, gettata sul terreno.

Una bambina sembra mite, vestita bene: si volta a parlare con chi è dietro in una lunga fila ordinata, ad un posto di blocco o di ingresso. Ci interpella: cosa siamo capaci di rispondere? Siamo tentati di adottare la tremenda indifferenza di 70 anni fa, o ci strugge l’ attenzione che sa mettere in moto risposte razionali coordinate, fino a pretendere di rilanciare una progettualità europea umana ed organizzata? Non ci è consentito eludere le domande e fuggire.

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