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Reasons alla GAMeC: Rashid Johnson e la sua "Faterhood"

Fino al 19 maggio alla GaMeC di Bergamo la mostra Reasons: all'interno un viaggio complesso e profondo con Faterhood di Rashid Johnson

Rashid Johnson - Fatherhood (2015)

Si avvicina un fine settimana dedicato alla festa della mamma: cogliamo l'occasione allora per raccontare la Paternità (Faterhood) di Rashid Johnson, collocata al centro della mostra Reasons alla Gamec di Bergamo. Perchè fu proprio la madre a sollecitarlo verso l’arte, la cultura letteraria, la storia, l’antropologia culturale: da tanti approfondimenti nascono le sue opere tanto originali e altrettanto interpretabili. Al centro del salone al primo piano: ecco l’ imponente Fatherhood (2015), una grande libreria metallica visibile sui quattro lati del parallelepipedo, si alza in forma piramidale verso il soffitto, diventando quasi opera architettonica. Nell’esoscheletro si coglie la griglia tridimensionale, all’interno della quale sono poste, su ciascun ripiano, piante da interni in porta-vasi variopinti, accanto ad oggetti familiari, materni, porta-lampade accese, che rendono scintillante il riverbero delle foglie.

Accanto tante copie di Fatherhood, libro di grande successo negli Usa, “ogni famiglia ne possedeva una”, sostiene Rashid. Già dalla copertina riconoscete Bill Cosby, il personaggio principale dei Robinson, di cui era anche scrittore, produttore cinematografico e sceneggiatore, come di altre fiction televisive, precedenti e successive. La serie risultò la più seguita in America, conosciutissima anche in Italia. Già alla fine del 2014 si accumulano contro Cosby accuse di violenza, hanno superato la ventina, seguite da numerose altre denunce. L’attore avrebbe messo in piedi un vero e proprio sistema di reclutamento di giovanissime donne, persino minorenni, per soddisfare una propria tendenza allo stupro. Cosby ha continuato a opporsi alle accuse, ma ha poi ammesso di aver utilizzato il Quaalude (Metaqualone) per abusare di alcune giovani. Con la prima richiesta formale di condanna per abusi sessuali contro l’attore viene arrestato e rimesso in in libertà su cauzione. Il 7 gennaio scorso alcune accuse vengono archiviate per mancanza di prove.

Il libro, biografia di Cosby, e l’opera scenografica dell’artista sono fortemente intrecciate tra loro, ci parlano di come la figura paterna possa essere controversa. Attore e artista sono entrambi afroamericani, Rashid si sente in dovere di lasciarci dedurre dalla opera stessa il suo messaggio: la paternità può presentare più facce, una accattivante, alcune intriganti, nascoste, meno luminose, altre drammatiche, tutte riconoscibili nella quotidianità. E il titolo dell’opera è lo stesso del libro di Cosby. L’opera Paternità interagisce e dialoga,con i lavori posti lungo il perimetro dello SpazioZero. Tra Between Heaven and Hell uno scaffale a forma trapezoidale, “qualcosa su cui mettere sopra qualcosa”, rimanda al libro di Lawrence Weiner. Rashid vi appoggia la propria storia: un disco in vinile, un libro, una conchiglia, “qui e ora” concorrono alla creazione dell’identità del padrone di casa, intuitivo e affascinante,con teneri rimandi alla madre. 

Goodbye Derrick è un eccezionale dipinto astratto realizzato su un pavimento di quercia rossa, la cui superficie è marchiata con segni ripetuti più volte. Si tratta di immagini di forte carica espressiva, con foglie di palma e, in lettere greche, tracce di insegne di Sigma Pi Phi, la prima associazione professionale e culturale di afroamericani. La mostra accoglie inoltre le opere Them (2014), Untitled Anxious Men (2014) e Positions (2015), realizzate usando tre tipologie di piastrelle diverse: a specchio, bianche e colorate, su di esse è stata versata una miscela di sapone nero e cera, per delinearne un’isola. Untitled Anxious Men sembra richiamare uno scarabocchio, poi nella macchia nera si riconosce la testa di una figura. Il contrasto tra le piastrelle di ceramica bianca e il magnetismo del viso anonimo e irrequieto emerso dalla colata di sapone nero e cera, crea una densità emotiva che rimanda a quella dello specchio infranto in più punti con figura sovrapposta.

L’artista imprime sempre l’elemento autobiografico, infatti l’ansia, la nevrosi e la psicoterapia sono temi frequenti prima nella vita poi nel lavoro creativo di Rashid Johnson. Per Rashid l’artista è “un viaggiatore nel tempo” e il suo lavoro è descritto come “un mezzo o un portale per riscrivere la storia in modo efficace”. Soffermiamoci sul titolo della mostra, Reasons: rimanda appunto alle diverse motivazioni che hanno ispirato Rashid e fra tutte all'omonima canzone del gruppo musicale statunitense Earth, Wind & Fire.A quel testo è strettamente legato il significato delle opere esposte: ragioni di ricerca attorno a domande personali e/o a questioni universali, a cui Rashid prova di offrire ipotesi creative utilizzando sapone nero, cera, piastrelle in ceramica, carta da parati, gli spray smaltati e ancora libri, vinili, gusci d’ostrica, burro di karité, ferro, piante. Sono strumenti quotidiani, per sculture, dipinti, installazioni e video, ritrasposizioni della memoria in narrazioni nuove e ampie nel percorso Usa-Africa. Dopo la personale alla GAMeC, l’artista presenterà una mostra negli spazi del Garage Museum of Contemporary Art di Mosca.

Mostra a cura di Stefano Raimondi, realizzata grazie al supporto di Hauser & Wirth.

Spazio Zero GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo. Fino al 19 maggio. Via San Tomaso, 53 - Bergamo Tel. + 39 035 270272 - www.gamec.it

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