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Cuore e mente: il "ribelle" Malevič alla conquista del GAMeC

Ultimi giorni a Bergamo per poter visitare la mostra del GAMeC di Kazimir Malevic, artista russo contemporaneo di Chagall. Il suo percorso artistico dalla Rivoluzione al rifiuto dello Stalinismo. La recensione

Kazimir Malevic: 'Testa di Contadino' (1928)

Attraversando le due esposizioni si può cogliere buona parte della poliedrica scena dellarte russa della prima metà del secolo scorso, rivolta alle avanguardie internazionali.  Di Chagall abbiamo scritto pochi giorni fa, anticipando che sarebbe stato importante presentare anche Malevic. L’occasione auspicata è realizzata e merita un plauso.

I percorsi dei due artisti incrociano le proprie esperienze creative e le proprie vicende biografiche sullo sfondo della Russia della rivoluzione sovietica. È del 1917 la nomina di Chagall, impegnato nella lotta al regime zarista, a commissario dellarte per la regione bielorussa di Vitebsk, nel cui capoluogo fonda un Museo dArte Moderna e una Accademia di Belle Arti di cui diventa direttore. Chagall chiama ad insegnare alla sua scuola i principali artisti russi del tempo tra cui proprio Kazimir Malevic, conosciuto a Mosca qualche tempo prima.

Ma la filosofia di quest’ultimo, che si porrà come maestro dellastrattismo, i suoi metodi di insegnamento e i rigidi precetti del nascente Suprematismo - che coinvolgerà giovani allievi dellAccademia come il giovane El Lissitzky - entra prestissimo in rotta di collisione con il lirismo di Chagall, accusato di individualismo e di non essere quindi un vero artista rivoluzionario. Chagall viene allontanato dalla scuola, dopo un primo periodo a Mosca partirà nel 1923 per Parigi, a costruire una preziosa fase della sua fortuna di artista. Il direttore diventerà lo stesso Kazimir Malevic, che dopo una sentita attrazione per le icone, propone la la progressiva rarefazione del segno e la tensione verso un astrattismo: Quadrato nero (dipinto nella sua prima versione esattamente un secolo fa, nel 1915), diversissimo, splendido e ricco di rimandi letterari Il filo dell’orizzonte, attraversato da cavalieri ombra, proiettati verso il futuro. Così diversa La casa rossa, ombra dove subì la prigione, che diventerà contrappunto al Quadrato rosso, simbolo di estraneità e dolore.

Segue un ritorno al figurato prima di ammalarsi gravemente. Splendidi i costumi per la rappresentazione de La Vittoria sul Sole, frutto di intensa adesione al futurismo, mentre Chagall poneva al centro il visionario lirismo coloristico della romantica La passeggiata, tra realtà e sogno.

Il biglietto combinato, appositamente pensato per le festività, diventa quindi una straordinaria opportunità per vedere due mostre uniche e per riconciliare i due grandi amici-nemici, maestri imprescindibili ed assoluti dellarte moderna - ha dichiarato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori - Un ulteriore passo nella costruzione di attività e di politiche sovracomunali: la cultura rappresenta in questo senso un volano per la promozione del nostro territorio e la nostra intenzione è quella di intraprendere altre iniziative di questo genere, anche con altri comuni lombardi. Grazie a questo modello di collaborazione e sinergia siamo in grado di poter puntare, con rinnovate energie, a obiettivi importanti: non a caso larea della Lombardia Orientale, Bergamo e Brescia con Mantova e Cremona, sono state designate Regione Europea Gastronomica nel 2017.”

La cultura a Brescia e Bergamo fa gioco di squadra – gli ha fatto eco Laura Castelletti, Vicesindaco e Assessore alla cultura, creatività e innovazione del Comune di Brescia Due magnifiche mostre e un solo biglietto sono un invito allettante per scoprire due fra le più belle città lombarde. Grazie ai nostri due musei sperimentiamo in modo molto concreto cosa vuol dire fare sinergia in un territorio che, insieme a Cremona e Mantova. Immaginiamo sempre più attraente e attrattivo sul piano culturale.”

La mostra di Malevic. Curata come per Chagall da Eugenia Petrova, vice direttore del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, e Giacinto Di Pietrantonio - direttore della GAMeC di Bergamo, coprodotta dalla GAMeC e da GAmm - Giunti Arte mostre musei, in collaborazione con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, accoglie circa 70 opere di Malevi? accanto ai lavori di importanti esponenti russi, appartenenti ai movimenti artistici di inizio Novecento.

Malevic, come sopra anticipato, è un artista dalle molteplici sfaccettature; dopo un esordio simbolista e neo-impressionista, le conquiste dell’arte affermatesi a Parigi verso la fine del XIX secolo, ha abbracciato lo sviluppo del Cubofuturismo, movimento che sintetizzava le conquiste del Cubismo francese (Braque e Picasso) e del Futurismo italiano di Balla e Boccioni di cui era entusiasta. Volgendo poi al Suprematismo, la più radicale tra le avanguardie storiche del Novecento di cui Malevi? è stato fondatore, leader, e maggiore interprete. La GAMeC celebra quest'importante ricorrenza, in coincidenza con l'appuntamento della Fondazione Beyeler di Basilea, che propone la ricostruzione della sala suprematista del 1915. Malevi? è colui che poi ha dato vita all’egemonia della tradizione dell’arte astratta.

Il percorso espositivo si apre con il periodo simbolista di Malevi?, dai dipinti raffiguranti paesaggi con filari di alberi del 1906, al famoso autoritratto con fiocco rosso del 1907, che sembra non ignorare la lezione dei Fauves. Questi lavori sono messi in relazione con quellidi Ilya Repin, di Natalia Gonarova, Imbiancatura della tela (1908), e di Mikhail Yakovlev, Holygrove (Figure femminili nel giardino. Pregando) (1904-1907).

Si continua con un’approfondita sezione relativa agli anni Dieci, il periodo del Manifesto del Primo Congresso Futurista, redatto nel 1913 da Malevi? , insieme ad altri artisti. Per la prima volta in Italia, una grande sala accoglie la riedizione de La Vittoria sul Sole, prima opera totale di musica, arte, poesia e teatro, creata da Malevi? con Michail Matjusin e AleksejKrucenych, nella quale sono visibili i germi del Suprematismo, rappresentata una sola volta nel 1913. Tale opera è stata filologicamente ricomposta sui disegni originali di Malevi? - presenti in mostra - sulla musica e sui testi ritrovati negli archivi, dove erano stati sepolti durante gli anni del regime, e sulle poche immagini fotografiche esistenti. Dopo un primo accenno al primo Quadrato nero sono esposti Mucca e violino (1913), che rimanda a Chagall, Ritratto perfetto di Ivan Kljun (1913), Composizione con La Gioconda (1914) e alcuni disegni degli stessi anni messi a confronto con le tele di suoi contemporanei Malorossy (Ukrainians) (1912) di Burliuk, Composizione con una fisarmonica (1914) di Jean Pougny, Ciclista (1913) di Natalia Gonarova e di altri ancora.

Segue la sezione dedicata alla Ultima Mostra Futurista 0.10 del 1915, al lancio de ll Suprematismo, con l’intenzione di affermare il predominio della pura sensibilità dell’arte non solo in pittura, ma anche in architettura e design, soprattutto a livello di sperimentazione e modellistica.

In questa sezione si possono ammirare Quadrato Rosso (1915) e i coevi Suprematismo (1915-1916) o altro Quadrato nero, insieme a Cerchio nero e Croce nera (1923). Gli anni Venti rappresentano un periodo di riflessioni e produzioni teoriche per Malevi?, che si dedica a scritti, appunti, disegni. È in questa decade che viene concentrato il nucleo suprematista che rivela una ricerca molto più avanzata rispetto a quella che trapela dalle opere di altri colleghi, quali Ritratto di un filosofo. Costruzione cubista (1915) di Lyubov Popova o Suprematismo di Olga Rozanova.

Accanto alle opere pittoriche di Malevi? sono presenti esempi della sua produzione legata al design e all’architettura, a testimonianza dell’idea d’arte totale d’avanguardia volta a eliminare i confini tra arte e vita. I plastici Architektony degli anni Venti che trasmettono l’utopia della città futura immaginata all’epoca, le pitture smaltate su porcellana e le tele-progetto per tessuti dal decoro suprematista, che Malevi? realizza a partire dal 1919, gli acquerelli Tribuna per oratori e Principio schematico di una pittura murale (1920) e i bozzetti per Gli abiti suprematisti (1923). Abiti che vediamo esposti in due sale su manichini che rimandano ai manichini dell’Universo del trentino Depero, hanno suggestione e provocazioni che non hanno nulla da invidiare a Star Wars o a StarTrek, ma profumano di racconti giovanili tratti dal mago di Oz.

L’evoluzione artistica di Malevi? prosegue e giunge fino al 1934, un anno prima della sua morte. Saranno esposte, inoltre, alcune icone russe del XIV e XV secolo, volte a documentare quanto Malevi? abbia tratto ispirazione da esse, sia nei primi anni che alla fine del suo percorso artistico. La mostra prosegue investigando altri due periodi, in cui è possibile ravvisare la progressiva stalinizzazione della Russia che sottopose a censura artisti e intellettuali spingendoli ad abbracciare i dettami del realismo socialista. A questa costrizione Malevi?, obbligato a rimanere in Russia, risponde con un’arte figurativa, che accosta geometriche zone di colore, volte a formare uomini e donne con ovali senza volto, manichini, memorie dei costumi teatrali, segno dell’annullamento dell’individuo, con precisi accenni a De Chirico come in Ragazze in un campo o Sportivi. Malevi? non cede ai dettami del regime e ne subisce le conseguenze: un esempio è rappresentato dall’opera Casa rossa (1932), in cui la parete che regge il tetto altro non è se non un rimando al Quadrato rosso, lo stesso forma-colore dove ha subito la prigionia per i suoi dissensi. Testa di un contadino, logo della mostra con drammatici volteggi di aerei sulle schiene di contadini e in un primo piano una maschera bicolore: bianca e rossa, dallo sguardo smarrito e acuto.

Nei suoi ultimi anni di vita, pur sotto assedio della dittatura, la sua pittura continua a mostrare una potenza espressiva innovativa, particolare, che appare evidente dalla relazione degli stessi soggetti trattati contemporaneamente da altri artisti. Una forza creatrice e inventiva che appare evidente anche nell’ultima sezione, con il ritorno a un certo “realismo” di ispirazione rinascimentale i cui temi, in particolare quello della classe operaia e contadina, ma soprattutto del ritratto e autoritratto, tornano al centro della riflessione di Malevi? , come lo erano stati fin dai primi lavori.

In occasione della rassegna, i Servizi Educativi della GAMeC hanno promosso il progetto Tutti pazzi per Malevi?, con il fine di costruire una rete di collaborazioni tra istituzioni, associazioni, enti della Città di Bergamo e provincia, riunendoli in un network d’eccellenza. vuole essere un investimento culturale di qualità sulla Città, che vede la GAMeC capofila di una nuova modalità progettuale, mirata alla valorizzazione delle risorse generate dalla mostra. Tutti gli eventi saranno raccolti e documentati all’interno del sito internet www.tuttipazzipermalevic.it.

www.mostramalevic.it
Il catalogo è a cura di Gamm Giunti.

MALEVI?
Bergamo, GAMeC 

LA MOSTRA E' PROROGATA FINO AL 24 GENNAIO 2016

GAMeC
Via San Tomaso, 53 – 24121 Bergamo
Tel. 035 270272 - Fax 035 236962
www.gamec.it

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