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L'opera di De Chirico esposta a Palazzo Martinengo

L'opera di De Chirico esposta a Palazzo Martinengo

Da Picasso a De Chirico, 100 capolavori splendono a Palazzo Martinengo

La recensione della mostra allestita fino al 10 giugno a Palazzo Martinengo, da Picasso a De Chirico a Morandi

Ai lavori dei citati pittori bresciani: Basiletti, Inganni, Bertolotti, si aggiunge Glisenti,con  Cleopatra morente, volta a celebrare la bellezza muliebre e l’entusiasmo  per l’Opera lirica. Emilio Rizzi dipinge, a sua volta, alcune modelle di esplicita sensualità, riserva un taglio elegante alla moglie che prende il tè in una delicata Tazza dorata. Di fronte eteree donne alate dipinte da Faustini per celebrare le stagioni . Più intrigante Angelo Landi da Salò, che firma la Signora Pantaleo, seduta al balcone della galleria Vittorio Emanuele II: une femme fatale, in abito da sera, sapientemente modellato.

È l’occasione per passare alla sala dei grandi maestri italiani: Hayez con uno stupendo vaso di fiori, Zandomeneghi con tenere violette, poi splendide figure femminili  ritratte di spalle da Boldini, De Nittis e ancora Zandomeneghi. Segue la sala dei paesaggisti: alcuni già ammirati nella prima sala, come  Giovanni Renica, con  scorci da Desenzano  e veduta sul Golfo di Salò e Cesare Bertolotti, con Tramonto sul lago d’Iseo; castagno secolare; Torbiere a Iseo. Poi boschi e paesaggi alpini con nevicate, di Filippini,che imprime una notevole visione realista in il maglio. Accanto Tetti a Esine; la Presolana; Garda verso Campione di Soldini. Da Temporale sul lago di Ledro, di Ferrari, e dalle marine di Amus veleggiamo verso il Novecento: un profilo femminile disegnato da Boccioni ci introduce al nuovo secolo, verso i contorcimenti di Alberto Savinio in Otello e Desdemona. Sulle altre pareti le tensioni futuriste per una velocità frenetica,  Giacomo Balla con Ponte della velocità e il quasi fumettistico Fortunato Depero, in Ritratto dell'aviatore Azari.

Dopo la guerra un ritorno all’ordine: Oppi e Funi  presentano  interpretazioni neoclassiche con nudi femminili. Gino Severini si fa intimista, usa colori morbidi per Natura morta con maternità; Giorgio De Chirico, celebre per il suo ordine metafisico, è presente con Piazza d'Italia e Mobili nella valle; Filippo De Pisis, vorrebbe nascondere il Ponte dei sospiri con un Mazzo di fiori a Venezia, composto da iris bianchi e una rosa rossa; Giorgio Morandi conferma la sua intensa armonia di forme e colori in Natura morta; Cagnaccio di San Pietro ci offre un Ritratto della madre: severo, intenso, dipinto con affetto. Ed ecco Pablo Picasso, Natura morta con testa di toro, opera significativa del genio del Novecento. Con pochi tratti, incastona forme geometriche, contorni neri e colori intensi, per rendere il dramma del doloroso memento mori:  in anteprima mondiale un capolavoro di  recente riconfermato autentico.

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