Di bianco vestito, i capelli arruffati: Bregovic scatena (ancora) la Festa della Radio

Come da programma, forse anche di più: migliaia di persone sotto cassa per la scatenata esibizione di Goran Bregovic alla Festa di Radio Onda d'Urto

Di bianco vestito e dai capelli arruffati, camicia coordinata alle scarpe lucide, la sua comoda seduta: “Gas Gas” a metà esibizione, per scaldare cuori e animi (e gambe), prima e dopo le melodie di “Champagne for Gypsies”, pezzi da “Underground” (che ha già quasi 20 anni), dalla “sua” Carmen, i testi in inglese di “Three Letters from Sarajevo”, il suo ultimo album. E il gran finale scoppiettante, quello che tutti aspettavano, tra pugni chiusi e canti a squarciagola, il pogo delle prime file (che anzi arriva quasi fino in fondo) con la sua personalissima “Bella Ciao” e l'immancabile “Kalashnikov”.

Non aveva bisogno di presentazioni, forse l'evento più atteso (non ce ne voglia il buon Caparezza): ma la Festa di Radio Onda d'Urto si è scatenata ancora una volta con Goran Bregovic e la Wedding & Funeral Band, sodalizio artistico e cultural-musicale che si trascina ormai da oltre un decennio, i tanti, tantissimi fiati, il battere continuo dei tamburi, le canzoni in lingua originale, gli abiti tzigani, attimi di malinconia e palpiti scatenati.

Come da programma, forse anche di più: davanti a migliaia di persone (difficile quantificarle a occhio, in attesa dei dati ufficiali) un concerto vero, ancora vivo, di quelli che fanno bene, che ogni tanto ci vogliono, a due anni esatti dall'ultima esibizione in terra bresciana (proprio alla Festa della Radio), e non sia mai – al momento è solo una voce, ma è bello già crederci – in un suo altro ritorno, magari tra un paio d'anni, magari con un nuovo album (forse la “Opus2”, il seguito delle ultime “Letters” che appunto si chiama “Opus1”, dal latino opera, lavoro).

Per tutti i gusti, per tutte le età: intellettuali e ballerini, scamiciati e ben vestiti. Goran Bregovic li chiama tutti a sé, dai curiosi agli appassionati: un pezzo di storia ormai pluridecennale della musica di genere, dagli anni del rock jugoslavo scatenato – i leggendari Bijelo Dugme di cui era il frontman assoluto – alle colonne sonore, a decine e non solo per Emir Kusturica (a cui comunque deve tantissimo, a livello di popolarità, e non è un segreto).

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