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Visita al museo di Santa Giulia, patrimonio dell’Umanità Unesco

"La parte longobarda e il simbolo UNESCO devono diventare un grimaldello per far vedere al mondo anche tutte le altre meraviglie che Santa Giulia e Brescia possono offrire"

Sabato abbiamo visitato Brescia, di ritorno dalla Val Camonica (incisioni rupestri camuni), e con particolare attenzione il Museo di Santa Giulia (patrimonio dell'umanità UNESCO).

L'impatto è abbastanza dimesso e anonimo: un ingresso come tanti, potrebbe essere una hall di un albergo.
Inizialmente potrebbe sembrare un museo come tanti altri, con un'esposizione tradizionale, con tantissimi pezzi, tutti importanti. Poi si entra in una porticina stretta (Santa Maria in Solario) e si trovano capolavori, si sale una strettissima scala e si rimane a botta aperta: la Croce di re Desiderio sotto un cielo stellato ottogonale completamente affrescato.

Altre stanze, pezzi ammassati, si vorrebbe correre avanti ma ecco la Vittoria Alata.

Si corre ancora e altra meraviglia: le due domus romane.

Stanze, stanze poi salgono le scale e ... il Coro delle Monache!
Spossati ci si sdraia sui divanetti a contemplare.

Stanze, stanze e si giunge a San Salvatore.
Qualche pietra, qualche affresco, le bambine sono stanche ed affamate.

Mi sono perso il patrimonio dell'umanità UNESCO? Dov'era? Sparso!

Forse meno interessante rispetto agli altri capolavori più scenografici ma è vero che se Santa Giulia è patrimonio UNESCO lo è per la sua parte Longobarda e forse non sarebbe una cattiva idea concentrare tutti i reperti longobardi in un'unico contesto (San Salvatore).

La parte longobarda e il simbolo UNESCO devono diventare un grimaldello per far vedere al mondo anche tutte le altre meraviglie che Santa Giulia e Brescia possono offrire e questo va fatto partendo dalle cose semplici.

Ad esempio forse sarebbe saggio mettere nel biglietto di ingresso la fotografia dell'opera longobarda più significativa (la lastra con pavone) ed aggiungere il simbolo UNESCO.

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