Pantere e leoni: quando nel castello di Brescia c’era lo zoo

Operazione nostalgia in occasione della presentazione di un libro sui giardini zoologici: torna alla memoria il ricordo dello zoo di Brescia, in castello. Un doppio tentativo, nel 1912 e nel 1955.. e oggi?

Due tentativi riusciti o meno ma che verranno rievocati mercoledì pomeriggio al Salone Vanvitelliano, in presenza del sindaco Emilio Del Bono. Raccontati per parole e per immagini nel nuovo libro di Franco Robecchi, realizzato insieme a Luciano Salodini, intitolato ‘Lo Zoo, dai giardini zoologici ai nuovi parchi naturalistici. L’esempio di Brescia’.

Occasione tecnico-scientifica ma che improvvisamente si trasforma in una bella operazione nostalgia. Facendo un salto all’indietro di oltre un secolo, fino ad arrivare ai primi anni del secondo decennio del ‘900: guarda caso, anche allora si parlava di Expo. Erano gli anni in cui a Brescia c’erano le pantere e i leoni, gli orsi e le gazzelle. Erano gli anni dello zoo di Brescia, dello zoo del castello.

Porte aperte al pubblico nell’estate del 1912, a pochi mesi dalla costituzione della ‘Società’ che proprio dello zoo si sarebbe dovuta occupare. Un vero e proprio giardino zoologico, ricco di animali e di sorprese: leone e leonessa, due pantere, sette orsi e sette lupi, e poi volpi, tassi, un cervo reale, i daini. Tutto questo in meno di due anni.

I tempi rapidi della voglia di crescere, e di cambiare. Spezzata dall’arrivo della guerra, che fa sparire tutto, sogni e speranze comprese. Altro che belle epoque, altro che nuovo mondo di pace! Da lì a poco nasceranno i fascismi, i razzismi senza senso, un’altra guerra anche peggiore della prima, il silenzio dell’uomo per quasi 30 anni.

Ma i bresciani si sa, non demordono. E a circa 40 anni dal primo esperimento ecco che a Brescia si ripresenta l’occasione dello zoo, o meglio del ‘giardino’. Siamo nel 1955, tre anni prima la città aveva ricevuto in dono un bel museo di storia naturale. In castello tornano i leoni: il maschio si chiama Ciro, il nome di battaglia del sindaco Bruno Boni durante la guerra partigiana, la femmina ovviamente – e se no che leonessa sarebbe – si chiama Brescia.

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