Venerdì, 17 Settembre 2021
Cinema Centro / Corso Giuseppe Zanardelli

Il passato e il futuro del cinema: «Un rapporto fisico che si fa magia»

Al Teatro Grande un'esclusiva tavola rotonda con i 'big' del cinema italiano, tra passato e presente della cinematografia. E chi vince? La visione romantica, la sala cinematografica, la socializzazione dello spettacolo

La duplice immanenza tra sfruttamento e fruizione, la visione romantica che cozza con la produzione industriale, il futuro il passato e il presente del cinema, e quando di cinema si parla allora è giusto parlare della sala, e di tutto ciò che la circonda. Per la Settimana del Cinema di Brescia un’esclusiva round table con i grandi protagonisti della cinematografia italiana e non, andata in scena mercoledì 21 novembre nientepopodimeno che al Ridotto del Teatro Grande. “Tutto è cambiato, e con questo anche il cinema – spiega Andrea Occhipinti, a Brescia per celebrare i 25 anni della ‘sua’ Lucky Red – Ci sono i nuovi mezzi di sfruttamento, ci sono nuovi tempi e nuovi spazi. Ma il cannibalismo non serve a nessuno, serve un nuovo coordinamento, una nuova quadratura. Siamo di fronte a una crisi di settore, a una crisi di modello, di fronte a un problema che dobbiamo porci tutto insieme, e che riguarda tutto il mondo dell’audiovisivo, in costante mutazione”. Quello che conta però è “la centralità della sala, perché il bene della sala è anche il bene del film”.

Impossibile non citare il presunto accordo unilaterale tra Medusa ed NTV, i treni di Montezemolo su  cui dovrebbero essere proiettati dei film in anteprima, “forse un atto di cortesia ma di certo una cosa senza senso e che poco ha a che fare con la cinematografia in genere”. Ma quale futuro ci aspetta, cinematograficamente parlando? “Da Lascia&Raddoppia alle tv private, e poi anche l’Home Video – commenta David Quilleri, ex presidente AGIS e altro volto noto del cinema italiano – e tutto questo per dirvi che è davvero difficile fare previsioni, e che sono 50 anni che mi dicono che il cinema è prossimo alla morte! Niente di più falso, la magia del film non ce la porta via nessuno, e poi il grande valore, il grande vantaggio della sala, che può trasformare una pellicola in un successo”.

In fondo bastano ‘appena’ 500mila spettatori, ed ecco che scatta “quel meccanismo di coinvolgimento che solo il cinema ti può dare”. Di nuovo la visione romantica, tanto cara al critico Paolo Mereghetti, ospite d’onore della serata: “Il cinema, una cosa magica. Il rapporto con la sala e con la gente, il rumore del proiettore, perfino la nostalgia del fumo di sigaretta che attraversa il cono di luce della proiezione. Siamo d’accordo, il cinema è anche un prodotto industriale, deve fare i conti con le entrate e con le uscite. Ma soprattutto è un prodotto culturale, in cui vige un rapporto unico e irripetibile, quello tra lo spettatore e ciò che viene proiettato, l’oggetto film che vive e fa vivere un rapporto fisico senza cui il cinema perderebbe ogni tipo di valore”.

E senza essere visionari vale la pena soffermarsi su “partecipazione e socialità, la spontanea ricerca di consensi e commenti al termine della proiezione, anche se oggi (e lo sappiamo bene) il cinema non è più l’aggregatore sociale di un tempo”. Ma, conclude Mereghetti, “chi ha a cuore lo sviluppo culturale di un Paese dovrebbe preoccuparsi di questo, della centralità del cinema come arte, del cinema come rito e rituale”. Manca solo una voce all’appello, e si unisce al coro dei presenti nella difesa di un mestiere che è una vera filiera, uno stile di vita, “perché il cinema deve essere aiutato e non danneggiato”.

“La tragedia moderna della cinematografia, senza voler essere conservatore, è soprattutto la pirateria – sospira il presidente ANEC, Lionello Cerri – Una competizione sleale che vale un giro d’affari gigantesco, chiaramente gestito dalla criminalità organizzata”.

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