Valleverde tra bancarotta e soldi che non esistono: arrestati 3 bresciani

Gli sviluppi dell'affare Valleverde: beni sequestrati per 19 milioni di euro, l'arresto del patron Armando Arcangeli e con lui di altri cinque tra cui tre bresciani. Dalla bancarotta fraudolenta ai falsi titoli, tutta la storia

Da Rimini a Brescia la truffa (finanziaria) è servita. Calzature Valleverde, un marchio arcinoto in Italia – ma anche all'estero – negli anni d'oro a cavallo tra il '90 e il 2000. Erano le scarpe (ufficiali o quasi) della Ferrari, tra i testimonial storici impossibile non ricordare il Kevin Kostner dei suoi film migliori, da 'Balla coi lupi' a 'Waterworld'. Ora il marchio c'è ancora, salvato da un'azienda emiliana (la Silver1, completamente estranea ai fatti).

Ma della società originale rimane solo il ricordo: condito da bancarotta fraudolenta, insolvenze finanziarie, titoli spazzatura. Un quadro che ha portato all'arresto di sei persone, tre e mezzo sono bresciani, oltre al patron Armando Arcangeli, 71enne di Rimini. E proprio da Rimini è partita (e si è conclusa) l'inchiesta. Con tanto di sequestro di beni per 19 milioni di euro.

Arcangeli è ai domiciliari, accusato di bancarotta fraudolenta: fin dal 2007 sapeva che per la Valleverde non c'era più niente da fare, eppure ha continuato a spendere i soldi dell'azienda, contratti anche milionari con società di consulenza ovviamente a lui riconducibili. Poi, la (s)vendita del 2011, in cui entrano in scena i bresciani.

Questi gli altri cinque – tutti ai domiciliari – dell'affare Valleverde srl: Ernesto Bertola 61enne di Padenghe, Anna Maria Soncina 51enne di Desenzano, Enrico Visconti 50enne anche lui di Desenzano. E poi David Beruffi di Castiglione delle Stiviere, Antonio Gentili di Pesaro. Insieme a loro altri tre indagati.

Avrebbero acquisito la società dopo la messa in liquidazione, per ottenere il concordato preventivo e rilevare dunque gli stabilimenti, i crediti e le royalties. Un affare da quasi 20 milioni, ma partito zoppo in partenza: come garanzia infatti circa 4 milioni di euro, il capitale (in titoli) di una società lussemburghese. Titoli che valevano meno di niente, nonostante la valutazione di un perito: ora radiato dall'Ordine.

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