Economia Villa Carcina

Nessuna speranza, multinazionale chiude l'azienda: a casa 106 operai

Come un violentissimo ultimatum

Lavoratori in assemblea alla Timken

Fuori dalla fabbrica, proprio sotto l'insegna in metallo all'ingresso dell'azienda, giace ormai da settimane un emblematico necrologio: “In data 19 luglio 2021 alle ore 9 è venuta a mancare la Timken Italia. Ne danno il triste annuncio i 106 dipendenti”. E' il triste simbolo della lotta che prosegue ormai da un mese, senza sosta, e che vede in prima linea i lavoratori della fabbrica di Villa Carcina il cui destino sembra definitivamente segnato.

Lo ha ribadito, ancora, la proprietà della multinazionale durante l'incontro organizzato per lunedì pomeriggio in municipio. L'azienda conferma la volontà di chiudere l'impianto produttivo, con l'avvio della procedura di licenziamento collettivo e successiva cassa integrazione (pagata dallo Stato) per i 106 dipendenti nel sito valtrumplino.

La replica dei lavoratori

La cassa straordinaria durerebbe un anno, ma significherebbe stipendi al ribasso e soprattutto le serrande abbassate per sempre: una prospettiva che è stata nuovamente rigettata dalle rappresentanze sindacali. “Inaccettabile”: è questa la risposta delle Rsu e degli stessi sindacati. I lavoratori sono fermi sulle loro posizioni: chiedono che l'azienda non chiuda, e che si prosegua invece con un contratto di solidarietà di almeno 30 mesi.

Ma le facce sono cupe, spesso gli occhi si abbassano. Al presidio (permanente) fuori dai cancelli la notizia è accolta con fischi e malumori più che giustificati. Nessun passo indietro, da una parte e dall'altro. Il tempo intanto corre veloce: la procedura di licenziamento collettivo, non appena avviata (e forse a brevissimo) ha un decorso di 75 giorni. Tutto vero, purtroppo: come un violentissimo ultimatum.

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