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Mac Iveco: licenziamenti aspettando «la crisi violenta che prima o poi arriverà»

Rappresentanti sindacali in audizione a palazzo Loggia: la vicenda che coinvolge gli esuberi Mac e Iveco arriva anche in Comune, difficile trovare una soluzione. Ma spunta una "pazza idea ma non troppo", come per la OMB

La vicenda bresciana Mac-Iveco, problemi di ristrutturazione e di esuberi in piena crisi occidentale, richiama alla memoria un corteo in terra genovese, quando alla testa dei manifestanti troneggiava uno striscione in latino, Pacta Servanda Sunt, i patti vanno rispettati. Se ne e’ parlato anche ieri in Commissione, nel Palazzo Rizzotto di Piazza Loggia, con la presenza dei delegati e dei rappresentanti delle diverse sigle sindacali, da Fismic a Fiom, da Francesco Bertoli a Laura Valgiovio. Qualche divergenza di questi tempi è d’obbligo, e dalla Fiom ribadiscono con forza che “Iveco deve subentrare e riassorbire gli 84 lavoratori a rischio”, ricordando appunto quell’accordo, quel patto del 2009 che prevedeva la riorganizzazione Mac “senza lo stampaggio delle lamiere”, ma allo stesso tempo “l’aumento dei volumi produttivi”.

Nessuno però conosce in pieno il piano industriale per i siti produttivi in esame, le testuali parole della dirigenza Mac parlano di “insostenibilità produttiva”, di una “consistente e repentina riduzione della domanda”, dei “costi fissi troppo elevati”. Concordano i sindacati sull’Iveco “patrimonio indispensabile non solo della città ma dell’intera Provincia”, concordano pure sul “contesto industriale che purtroppo rende difficile porre delle condizioni”, la lotta di difesa dei lavoratori che coinvolge anche 887 salariati in “esubero dichiarato”, e altri 2500 alle prese con un contratto di solidarietà.

Dalla politica varie indicazioni, e l’amara constatazione dell’impotenza della stessa, rispondendo a “questioni di portata europea, e il rischio reale della chiusura dell’impianto bresciano”. E così Giorgio Agnellini che si chiede dove siano i dirigenti, Nicola Gallizioli e Roberto Toffoli che si interrogano sul grande assente, il piano industriale Iveco per Brescia, sulla “crisi violenta che prima o poi arriverà”, Claudio Bragaglio e Valter Muchetti che auspicano “il riassorbimento, il rilancio e il recupero”, Alfredo Cosentini che parla di “una partita quasi persa, in cui si rischia di non ottenere quasi nulla”, Alessandro Bizzaro che si pone domande sulle 440 assunzioni di A2A.

Ecco il punto, alle scelte della Prefettura si sovrappongono quelle di una contrattazione generale, e l’uditore d’eccezione Cesare Giovanardi suggerisce alla stampa “un’idea folle ma non troppo, che il Comune faccia come per l’OMB (riassorbiti da Brescia Mobilità, un centinaio di esuberi che rientrano, ndr), e si impegni a trattare i lavoratori Mac allo stesso modo”. 

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