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«Taglio dei costi», la fredda contabilità di A2A: 400 esuberi

Gli esuberi sono previsti nel piano di risparmio dei costi, circa 70 milioni di euro entro il 2015. I sindacati non ci stanno, e chiedono di distribuire i sacrifici anche su dirigenti e consulenze

I sindacati di A2A chiedono all'ex municipalizzata, che ha annunciato 400 esuberi e il ricorso alla cassa integrazione, di non licenziare nessuno, di sostenere il reddito di chi verrà accompagnato alla pensione, di distribuire i sacrifici anche sui dirigenti e di contribuire al piano di risparmio di costi limitando il ricorso alle consulenze.

E' quanto spiegano Giacomo Berni, segretario nazionale Filctem, e Carlo Meazzi, segretario nazionale Fleai-Cisl. A2A per centrare l'obiettivo di un risparmio dei costi di 70 milioni di euro al 2015 ha proposto 400 esuberi, in parte derivanti dalla integrazione tra A2A ed Edipower, in parte da misure di efficientamento sulla gestione delle reti elettriche e del gas, su cui è in programma un nuovo incontro con i sindacati venerdì.

L'azienda intende poi chiedere la cassa integrazione ordinaria a rotazione sugli impianti termolettrici di Cassano, Turbigo, Sermide e Chivasso. "Si prevede una fermata di 40 settimane a impianto nel corso nel biennio 2013-2014 a causa del calo dei consumi di energia e delle vendite", spiega Meazzi.


L'auspicio dei sindacati è che l'azienda si impegni a minimizzare l'impatto sociale degli delle misure annunciate. "Siamo contrari ai licenziamenti, all'azienda abbiamo chiesto che nessuno venga lasciato a piedi. Del piano di risparmi non possono farsi carico solo i dipendenti ma i sacrifici devono essere distribuiti anche i dirigenti" ha detto Berni. Gli esuberi arrivano in A2A un po' inattesi dopo che, lo scorso 3 novembre in occasione della presentazione del piano industriale, il presidente del consiglio di gestione, Graziano Tarantini, aveva promesso che A2A "non manderà a casa un solo dipendente".

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