Iveco Brescia: a rischio 800 posti di lavoro. Fiom sulle barricate

Per l'Iveco di Brescia un "eccesso di manodopera" da 800 posti di lavoro: 600 operai potrebbero essere trasferiti tra Piacenza e Suzzara. La FIOM: "Per noi la parola esuberi non esiste"

“Per noi la parola esuberi non esiste. Difenderemo fino alla fine i diritti dei lavoratori, tutelandone ogni aspetto occupazionale. Fermi sulle nostre posizioni, senza fare un passo indietro”. La reazione durissima della Fiom di Brescia alla notizia purtroppo confermata degli oltre 800 posti di lavoro a rischio – su circa 2200 dipendenti – allo stabilimento Iveco di Via Volturno.

In cui è in atto, come in diversi stabilimenti CNH ex Fiat, una drammatica ristrutturazione. A Brescia se ne parla da tempo, così come da tempo sono attivi i contratti di solidarietà, ma che scadranno il prossimo agosto. E non è storia troppo lontana della chiusura della sezione ‘speciale’ della Mac, di cui ancora rimane il presidio fuori dalla fabbrica.

L’eccesso di manodopera – definizione aziendale quasi ‘spietata’ – a Brescia ‘vale’ circa 800 dipendenti. Non saranno tutti licenziati, ad alcuni di loro verrà proposto un trasferimento, o uno “spostamento coatto”.

Ne potrebbero ‘saltare’ comunque 200: per gli altri 600 si prospetta una ‘trasferta’ nel basso mantovano, fino alla fabbrica di Suzzara, o in Emilia, fino allo stabilimento di Piacenza. Di certo il tempo stringe: il 27 aprile una sferzata forse decisiva, è previsto un nuovo incontro tra sindacati e società.

In tutta la provincia intanto continuano le durissime ma sempre dignitose lotte di difesa dei lavoratori bresciani. Quelle che fanno più ‘rumore’? La lotta delle operaie della Invatec di Roncadelle, con 242 licenziamenti in vista. Ma soprattutto alla Stefana di Nave, dove il presidio degli operai ha raggiunto e superato i 100 giorni consecutivi, e dove se la fabbrica chiudesse a rimanere senza lavoro sarebbero più di 650 persone. 

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