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Martedì, 5 Luglio 2022
Economia

L'inflazione sta diventando una calamità: 500 euro in più soltanto per mangiare

Secondo i dati dell'Istat, a maggio l'inflazione continua a correre, toccando i livelli di novembre 1990. Stangata sui prodotti alimentari, l'allarme dell'Unione Nazionale Consumatori: "Per una famiglia con due figli l'aumento annuo è di 2.300 euro"

Non c'è freno alla corsa dell'inflazione, che dopo il rallentamento di aprile, a maggio fa registrare una nuova "sgasata", salendo a un livello che non si registrava da novembre 1990. L'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,8% su base mensile e del 6,8% su base annua (da +6,0% del mese precedente). Secondo i dati diffusi in settimana dall'Istat, a trainare l'incremento ci sono sempre gli elevati prezzi dei prodotti energetici, con le conseguenze che vanno ad impattare sugli altri comparti merciologici, che poi si traducono in una batosta per i consumatori. Accelerano infatti i prezzi al consumo di quasi tutte le altre tipologie di prodotto, con gli Alimentari lavorati che fanno salire di un punto la crescita dei prezzi del cosiddetto ''carrello della spesa'' che si porta a +6,7%, come non accadeva dal marzo 1986 (quando fu +7,2%). L'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,8% su base mensile e del 6,8% su base annua (da +6,0% del mese precedente).

Livelli così alti non si vedevano da 32 anni, come ricorda Assoutenti, secondo cui siamo di fronte ad una "sciagura" per le tasche degli italiani: "I prezzi dei prodotti alimentari registrano a maggio una impennata record, aumentando del +7,4% rispetto allo scorso anno e addirittura del +1,2% in un solo mese. Questo significa che una famiglia, solo per mangiare, deve mettere in conto una maggiore spesa in media pari a +554 euro annui''. ''Siamo in presenza di un vero e proprio allarme destinato purtroppo ad aggravarsi nei prossimi mesi - spiega il presidente Furio Truzzi - Il Governo non può restare a guardare e, di fronte a quella che è una emergenza, deve adottare misure straordinarie a tutela delle famiglie e dell'economia, bloccando subito il prezzo dei carburanti e ricorrendo a tariffe amministrate per i beni primari come gli alimentari e l'energia''.

Unc: "Una calamità, +2.300 euro per le famiglie con due figli"

Come accennato ad inizio articolo, l'aumento dell'inflazione va a pesare soprattutto sulle spalle (e sulle tasche) delle famiglie italiane, come testimonia la stangata stimata dall'Unione Nazionale Consumatori: "L'inflazione a +6,8% significa, per una coppia con due figli, una stangata complessiva, in termini di aumento del costo della vita, pari a 2302 euro su base annua, 996 per Abitazione, acqua ed elettricità, 473 euro per i Trasporti, 569 per prodotti alimentari e bevande, 588 per il solo carrello della spesa". 

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"Per una coppia con 1 figlio - continua Unc - la mazzata è pari a 2.140 euro, 938 per l'abitazione, 443 per i trasporti, 514 euro per cibo e bevande, 533 per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona. In media per una famiglia il rialzo annuo è di 1.820 euro, 417 euro per mangiare e bere. Il record, però, spetta alle famiglie con più di 3 figli con un salasso pari a 2.577 euro, 680 solo per il cibo, 699 per il carrello". "L'aumento dell'inflazione -spiega il presidente Dona - è una calamità! Un disastro per i consumi e per il Paese. Il caro bollette e il caro carburanti, senza i quali l'inflazione oggi sarebbe a 3,6% invece che a 6,8%, sta dissanguando gli italiani con effetti nefasti sul potere d'acquisto delle famiglie. Preoccupa, poi, l'impennata del carrello della spesa dal 5,7% di aprile al 6,7%, un rialzo che manda in tilt il bilancio della casalinga di Voghera".

Unc, tenendo conto dei dati aggiornati comunicati dall'Istat, ha realizzato anche la classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care. In testa c'è Bolzano, dove l'inflazione annua, pari a +9,1%, è la più alta d'Italia, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 2419 euro. Al secondo posto Trento, dove il rialzo dei prezzi del 9% determina un incremento di spesa pari a 2355 euro per una famiglia media. Sul gradino più basso del podio Bologna, dove il +7,9 genera una spesa supplementare pari a 1971 euro annui per una famiglia tipo. Al quarto posto Brescia (+7,3%, +1925 euro), poi Verona (+8,1%, 1885 euro) e in sesta posizione Milano (+6,8%, +1846 euro). Chiudono la top ten due città siciliane: Palermo e Catania, entrambe a +8,8%, pari a 1747 euro.La città più virtuosa è Campobasso, con un'inflazione del 5,8% e una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a "solo" 1062 euro. Segue Ancona (+5,6%, +1113 euro) e Catanzaro (+6,2%, +1158 euro). 

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Invece, per quanto riguarda le regioni, la più costosa con un'inflazione annua a +9% è il Trentino, che registra a famiglia un aggravio medio pari a 2339 euro su base annua. Segue la Lombardia, dove la crescita dei prezzi del 6,6% implica un'impennata del costo della vita pari a 1715 euro, terza l'Emilia Romagna, +7%, con un rincaro annuo di 1665 euro. La regione dove si risparmia di più è invece il Molise, +5,8%, pari a 1062 euro, seguite da Puglia (+7,2%, +1166 euro) e Marche (+6%, +1170 euro).

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