Sabato, 16 Ottobre 2021
Economia

Richiesta dei danni al lavoratore senza green pass: il documento di Confindustria

Secondo Confindustria, ogni comportamento che dovesse recare danno all'impresa, "incidendo negativamente sulla possibilità di far fronte ai propri obblighi contrattuali, legittima la reazione aziendale sul piano della richiesta del risarcimento danni"

Venerdì 15 ottobre il green pass - o certificazione verde Covid-19 - diventa obbligatorio in tutti i posti di lavoro, pubblici e privati. Per ottenerlo bisogna aver effettuato la prima dose o il vaccino anti covid monodose da 15 giorni; oppure aver completato il ciclo vaccinale; o essere risultati negativi a un tampone molecolare nelle ultime 72 ore (o 48 ore se il tampone è antigenico rapido); oppure essere guariti dal covid nei sei mesi precedenti. In sostanza, per ottenere il green pass i lavoratori non vaccinati hanno solo due alternative:

  • esibire un documento che dimostri di aver superato l'infezione da Sars-CoV-2. In questo caso la durata della carta verde è di 6 mesi (estesa a 12 per chi ha fatto una dose di vaccino);
  • aver effettuato un tampone negativo. In questo caso la durata del green pass è di 48 ore per il test antigenico rapido e 72 per il molecolare. Il che vuol dire che un lavoratore senza vaccino dovrà fare 2-3 tamponi a settimana per lavorare. Un problema anche economico visto che i tamponi antigenici, benché venduti a prezzo calmierato, hanno comunque un costo di 15 euro, come abbiamo spiegato qui.

Green pass: la richiesta di risarcimento danni al lavoratore che non ce l'ha

Per il lavoratore che va in sede senza green pass le multe variano da 600 a 1.500 euro, mentre il datore di lavoro che non controlla rischia una sanzione da 400 a mille euro. Non solo, perché le aziende dovrebbero chiedere i danni a chi non lo ha, secondo Confindustria. In un documento dal titolo "L'estensione del green pass al lavoro privato", l'associazione degli industriali ritiene auspicabile la richiesta dei danni al lavoratore senza green pass in alcuni casi precisi. "Ogni comportamento che dovesse recare danno all'impresa, incidendo negativamente sulla possibilità di far fronte ai propri obblighi contrattuali, legittima la reazione aziendale sul piano della richiesta del risarcimento danni", si legge nella nota. Tra i casi ipotizzati come passibili di richiesta di risarcimento danni ci sono quelli di lavoratori impegnati in appalti/commesse/ordini in cui è essenziale la loro presenza, lavoratori trasfertisti che non possono partire in mancanza di green pass, lavoratori assunti in edilizia per uno specifico appalto.

Più di 4 milioni di lavoratori non vaccinati

Ma quanti sono i lavoratori non vaccinati? Non ci sono dati ufficiali, ma qualcosa si può dedurre incrociando i numeri dell'Istat con quelli delle vaccinazioni. Gli occupati in Italia sono circa 23 milioni: è ragionevole pensare che gli italiani occupati siano vaccinati in una percentuale compresa tra il 75 e l'80%. Quindi i lavoratori non vaccinati potrebbero superare i 4 milioni, circa il 15% del totale. Il mondo delle aziende preme affinché la validità dei tamponi antigenici rapidi ai fini del green pass sia allungata sempre a 72 ore in modo da semplificare i controlli.

I tamponi, la questione privacy e i controlli

Con i prezzi calmierati oggi un lavoratore no vax spenderebbe circa 200 euro al mese in tamponi. Tutte le associazioni delle imprese, da Confindustria a Confcommercio, consigliano alle aziende associate di lasciare questo onere a carico dei dipendenti. Allo stesso tempo, però, le aziende alle prese con molti lavoratori non vaccinati (e che quindi per il green pass devono continuamente sottoporsi a tampone), devono fare i conti con il rischio del venire meno di manodopera preziosa per la produzione. Anche per questo nelle aziende dei settori che stanno lavorando a pieno regime si cominciano a fare accordi in cui l'impresa si fa carico del pagamento dei tamponi.

C'è anche la questione privacy, per cui l'azienda non può chiedere la scadenza del green pass e deve, quindi, verificare il green pass ogni giorno. Per quanto riguarda la questione dei controlli a campione e non a tappeto, il decreto del governo del 21 settembre scorso che ha introdotto il green pass sul lavoro dal 15 ottobre li permette, ma Confindustria in una sua nota interna li sconsiglia, così come le altre organizzazioni delle imprese, da Confartigianato a Confcommercio. Il titolare dell'azienda è responsabile per quanto riguarda salute e sicurezza sul luogo di lavoro. E se si dovesse originare un focolaio in azienda dovuto al fatto che non si sono controllati uno a uno i green pass dei dipendenti, il datore di lavoro chiamato in giudizio potrebbe dover giustificare la sua condotta. Proprio per questo le associazioni delle imprese sconsigliano i controlli a campione.

Il documento di Confindustria in Pdf

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