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Progetto Green Line, e il Garda diventa la piazza di una «città allargata»

Avviata la fase di start up del progetto che prevede quasi un milione di euro di investimenti. Un piano delle attività che va dai prodotti locali ai viaggi e alla gastronomia, passando dal Sebino al Garda, dal Trentino fino all'Ungheria

Turismo, natura, cultura e prodotti del territorio, una prospettiva già tracciata e che si tuffa di testa verso Expo 2015, risolvere i problemi locali (marginalità, spopolamento o carenza di servizi) e riappropriarsi invece delle potenzialità (dall’ambiente alla tradizione), “lavorare insieme per crescere e migliorare, una crescita culturale ma economica che possa coinvolgere ma allo stesso tempo rompere tutti i confini e gli stereotipi”. Presentato a Salò il nuovo progetto Green Line, “i progetti e le idee al centro dello sviluppo rurale”, un piano biennale ma che si proietta fino al 2020, 19 partner coinvolti tra agenzie territoriali e istituzioni, operatori e consorzi con Gruppo Azione Locale GAL a fare da capofila, un progetto cofinanziato dall’Unione Europea e che pone le basi per la creazione di “un dialogo permanente tra i territori rurali che circondano i bacini lacustri di grande rilevanza turistica”, non solo lago di Garda ma anche lago d’Idro, non solo Italia ma anche Ungheria, e lago Balaton.

Un’idea concreta e attiva che, come ricordato dal sindaco di Salò Barbara Botti e dal presidente di GAL Garda&Valsabbia Dante Freddi, “coinvolgerà una vasta zona dal lago d’Iseo e fino alla Bagossa, scendendo poi il crinale del lago d’Idro sfiorando le Giudicarie e il Parco dell’Alto Garda, Valvestino e Magasa, il lago di Garda fino al Trentino, per riallacciarsi alla zona del Baldo e alle Colline Moreniche”. La cooperazione locale, aggiunge il direttore del progetto Green Line Nicola Gallinaro, “territori fortemente chiamati alla costruzione di quello che prevede il progetto stesso”, un vero e proprio piano per “lo sviluppo locale partecipato” che vuole dunque “difendere le produzioni autoctone di qualità e tutto quello che caratterizza la nostra terra, fino ad una completa integrazione di tutti gli elementi chiamati in causa”.

Il lago di Garda allora rappresenta “la piazza intorno alla quale si svilupperà la nostra città allargata” dove l’obiettivo contingente non potrà che essere la qualità dell’offerta, “per contrastare le evidenti dinamiche di declino”. Accrescere il coinvolgimento delle capacità locali, “motivando e qualificando i portatori di interessi”, e fare di tutto nell’evitare sovrapposizioni di ruoli, ancora troppo comuni e dovute a “una poco chiara distribuzione delle competenze istituzionali”. A entrare nel vivo, e nei dettagli, la responsabile del progetto Marisa Marini: 24 mesi dalla start up alla realizzazione e quasi un milione di euro di investimenti (circa 750mila euro finanziati per l’85% dall’Unione Europea), un piano delle attività che salta dai “prodotti locali come valori originali” fino ai viaggi e alla gastronomia, “vera promozione e vera valutazione”.

Intanto si comincia a fare sul serio, a definire i temi dell’agenda Green, “un catalogo di opportunità che fungerà da documento guida”, lo sport ecocompatibile, le primizie della produzione locale, gli itinerari, i paesaggi e la cultura, “un solo e grande mondo comune per arrivare pronti all’appuntamento dell’Expo 2015”. E ci saranno pacchetti di viaggio Green, da una sponda all’altra, una Green Card per i turisti, i Green Corner e gli allestimenti comuni nelle fiere. L’obiettivo l’abbiamo detto, “generare un vantaggio strategico” perché da soli non si vince: l’unione fa la forza, “mi raccomando teniamoci d’occhio”.

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