Bamboccioni Expo, la vera storia: "Una balla i 1.300 euro"

I giovani lavoratori dell'Expo insorgono e replicano alle accuse: altro che 1300 euro netti, a Milano sarebbero stati pagati dai 500 agli 800 euro, anche lordi. Anche l'agenzia interinale smentisce

Altro che turni troppo faticosi. Altro che 1300 euro netti. Altro che bamboccioni o ‘choosy’, come diceva ai tempi il ministro Fornero. E lo scandalo dei giovani che rifiutano un lavoro ben pagato all’Expo – secondo il Corsera 8 su 10 avrebbero rifiutato il posto – viene smontato dai diretti interessati. Proprio i ragazzi che sarebbero stati contattati per ‘coprire’ le varie posizioni lavorative dell’esposizione universale di Milano che prenderà il via il 1° maggio.

“Magari fossero stati 1300 euro netti – racconta uno di loro all’Huffington Post – a me ne sono stati offerti 796 lordi. Tra abbonamenti, trattenute e un panino mi sarebbero rimasti in tasca 100 euro”. “Per una posizione di ‘Communication e Social Network’ – dice invece una ragazza – il compenso è di 500 euro al mese, e per sei mesi. Ne avrei dovuti spendere 350 per un abbonamento ai mezzi, in quanto Expo non ha nessuna convenzione con i mezzi di trasporto. Ho rifiutato il lavoro perché con 150 euro al mese non si mangia”.

Sul tema entra a gamba tesa anche la Manpower, agenzia interinale incaricata di trovare gli addetti e contattata ancora dall’Huffington Post. “Abbiamo coperto 1000 posizioni. Le uniche figure per le quali è previsto uno stipendio da 1300 euro in su sono gli ‘Operatori Grandi Eventi’ e gli ‘Area Team Leader’. Ma anche in questo caso abbiamo registrato non l’80 bensì il 46% di rinunce”.

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La quota degli 80 su 100, conclude Manpower, non si tratterebbe di persone che hanno rifiutato, ma solo “persone che o non hanno superato i test o che ad un certo punto non sono state in grado di andare avanti nelle selezioni”. Il rifiuto vero si attesterebbe dunque sul 46%, uno su due: e non riguarda “tutti i ragazzi under 29 che si sono candidati, ma solo due specifiche figure”. 

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