Economia

Siglato l'accordo: Expo 2015 lo pagheranno quasi 20mila stagisti

Siglato l'accordo tra Expo, Comune di Milano e sindacati: via alle assunzioni a tempo determinato di circa 2000 precari e stagisti, a cui si aggiungeranno 18500 lavoratori volontari a cui non verrà pagato nulla

Saranno quasi 20mila i lavoratori atipici che si rimboccheranno le maniche in occasione dell’Expo 2015: mentre ancora fervono i preparativi ‘logistici’ è già stato siglato l’accordo programmatico che regolerà i termini contrattuali e di stage relativi alle numerose figure che si avvicenderanno nella colossale organizzazione lombarda.

Parola d’ordine flessibilità, ha spiegato l’AD Giuseppe Sala al momento della firma che ha visto coinvolti praticamente tutti i sindacati di categoria più il Comune di Milano, ribadendo la “condivisa soddisfazione” per un’intesa che addirittura dal premier Enrico Letta sarebbe stata definita come “un progetto interessante e che potrebbe essere applicato anche a livello nazionale”.

Quasi un migliaio gli assunti con contratto da apprendista, dai 7 ai 12 mesi, a cui si aggiungeranno circa 350 lavoratori under 25 che parteciperanno a percorsi formativi per poter così ottenere la qualifica di operatori, specialisti o tecnici di gestione. A questi vanno ancora aggiunti altri 300 lavoratori con contratto a termine per ruoli di supporto e segreteria, e una manciata (qualche centinaio) di stagisti con rimborso spese già fissato al netto di 516 euro al mese.

Il grosso dell’accordo prevede però l’inserimento a pieno titolo nel ‘complesso Expo’ di 18500 volontari, da suddividersi in gruppi da 500 per cinque ore al giorno di lavoro lungo i sei mesi della durata del “Grande Evento”. Una forma innovativa a metà tra l’apprendistato e il volontariato ma che, di questi tempi, più che alla tanto osannata “crescita” fa pensare ad una moderna forma di schiavismo all’occidentale, manco dovessimo costruire le piramidi.

“Sempre ammesso che questa crescita ci sia – ha scritto infatti il giornalista Roberto Ciccarelli – la stessa prevede la creazione di un limitato parco di apprendisti precari ma specializzati, e di un larghissimo uso di lavoro gratuito. Questo è sempre stato il modello per lo sviluppo delle economie immateriali in Italia. Quella milanese non ha mai fatto eccezione. Ma oggi la novità è che le parti sociali e il Governo esprimono un consenso diffuso sulla generalizzazione di questa organizzazione postfordista del lavoro, pure nel quadro della contrattazione nazionale”.

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