Edison: piano Edipower, i dubbi di Brescia e Milano

Il piano per mantenere in mani italiane Edipower, dovrà essere molto convincente. E soprattutto non aumentare il debito di A2A, perché potrebbe venir meno il supporto di Milano e Brescia titolari del 55% del capitale della società

Il piano per mantenere in mani italiane Edipower, di cui si parla tanto e si sa poco, dovrà essere molto convincente. E soprattutto non aumentare il debito di A2A (3,75 miliardi di euro), garantire ritorni adeguati sul capitale e non incidere su una politica dei dividendi che già dal 2011 diventerà meno generosa rispetto al passato. In caso contrario difficilmente arriverà il via libera dei consiglieri dell'ex municipalizzata. Anche perché potrebbe venir meno il supporto dei Comuni di Milano e Brescia, titolari del 55% del capitale della società, che dall'ex municipalizzata attingono ogni anno parecchie decine di milioni di dividendi (83 lo scorso anno), vitali per le amministrazioni e resi ancora più preziosi dai tagli imposti dalla manovra.

"La commissione partecipate del Comune di Brescia condivide la posizione del consiglio di sorveglianza che ha chiesto di riprendere la trattativa con Edf sulla base degli accordi di marzo, apportando alcuni miglioramenti" ha detto Aldo Rebecchi, presidente della commissione che ieri a porte chiuse ha ascoltato una relazione del sindaco di Brescia, Adriano Paroli, sullo stato del dossier Edison. "Il sindaco - ha spiegato Rebecchi - ha riferito che questa è la posizione che lui ha ed è condivisa anche da Milano". Sposare il piano di marzo significa puntare su una soluzione che non avrebbe impatti negativi sul debito di A2A e che rafforzerebbe la multiutility nel redditizio settore idroelettrico, lasciando a Edison e a Edf, che ne assumerebbe il controllo, le centrali termoelettriche di Edipower.

Ora gli azionisti (il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e Paroli si si muovono in sintonia) attendono di conoscere il piano Edipower e le decisioni di A2A, pronti a intervenire per difendere la redditività e la solidità della loro azienda, qualora fosse messa in pericolo. Per conoscere la posizione della multiutility bisognerà attendere fino a giovedì quando si riuniranno in successione consiglio di gestione e consiglio di sorveglianza, seguiti dal direttivo e dal cda Delmi, la holding dei soci italiani di Edison. Ai consigli il direttore generale, Renato Ravanelli, illustrerà le varie opzioni sul tavolo. E questa sarà l'occasione per alzare il velo sul cosiddetto 'Lodo Zuccoli', il piano per mantenere in mani italiane Edipower che gode di uno sponsor di peso: il governo, che già nel marzo scorso aveva stoppato l'accordo tra A2A ed Edf in quanto assegnava Edison e buona parte di Edipower ai francesi.

Le decisioni dei consigli di A2A verranno poi esaminate dai soci di Delmi, alla ricerca di una sintesi che accontenti anche le altre utility italiane presenti nel capitale di Edison (Iren, Sel, Dolomiti Energia). E, salvo rinvii inopportuni (un accordo va trovato entro il 31 ottobre), le decisioni di Delmi saranno oggetto dell'incontro in programma venerdì tra il ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, e il presidente di Edf, Henri Proglio. Intanto Standard & Poor's mantiene sotto osservazione il rating di Foro Buonaparte (declassato ieri da Fitch) in attesa di conoscere l'esito del riassetto e pronta a tagliarlo nel caso in cui l'incertezza si prolunghi ulteriormente.

(ANSA)

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