Nuovo Dpcm, Cna Lombardia: "Crollo del 70% del fatturato per bar, pub, ristoranti"

Il Presidente Cna Lombardia Alimentari: “Chiediamo al Governo di ripensare alla scelta di far chiudere le imprese alle 18”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BresciaToday

“Un Paese deve sapere ciò che si può permettere di fare. Se non ci sono le risorse per supportare le imprese in modo adeguato, bisogna permettere alle imprese di operare nel rigoroso rispetto delle regole igienico-sanitarie e di distanziamento”. Queste sono le prime parole del Presidente di Cna Alimentare Lombardia, Marco Valsecchi, a proposito delle misure restrittive degli orari contenute nell’ultimo Dpcm per tutta la filiera della somministrazione delle bevande e degli alimenti. 85 mila imprese direttamente coinvolte dal giro di vite, come denunciato in questi giorni dal Presidente di Cna Lombardia, Daniele Parolo, che aveva invitato il Governo a puntare piuttosto sull’incremento di controlli e sanzioni nei confronti dei violatori delle regoe anti-assembramento, proprio per permettere alle imprese del comparto di continuare a tenere aperte le attività.

Valsecchi prosegue così: “La chiusura alle 18 costituisce di fatto un invito alla chiusura totale, perché per molte tipologie di imprese la fascia oraria esclusa dal Dpcm è la principale: a mezzogiorno i clienti si sono ridotti anche per via della diffusione dello smart working come misura di ulteriore contenimento dei contagi, e il ricorso al delivery non basta a colmare se non minimamente il gap di fatturato”.

Il Presidente lombardo di Cna Alimentare è convinto che occorra subito mettere in campo un mix di elementi: “Al Governo chiediamo poche cose essenziali: rivedere la scelta di far chiudere alle 18 salvaguardando almeno lo spazio temporale per una cena (un compromesso potrebbe essere una chiusura alle 22), irrobustire l’entità dei ristori, intervenire in modo selettivo ma intenso sulla riduzione / azzeramento delle imposte, incrementare i controlli contro gli assembramenti per non scaricare il danno economico su operatori che hanno già investito molto nel rispetto delle Linee Guida approntate dal Governo”.

Cna Lombardia fa inoltre rilevare una caduta del 70% dei fatturati non solo di bar, pub, ristoranti, ma anche di tutta la filiera dei fornitori. Anche il settore della fotografia versa in gravissima difficoltà. Andreas Ikonomu, portavoce regionale dei fotografi di Cna Lombardia, spiega: "La nostra categoria non è formalmente inclusa tra quelle direttamente interessate dalle restrizioni del Dpcm. Tuttavia sono già costretti ad abbassare la saracinesca i fotografi attivi nei centri commerciali che, come noto, nei weekend sono chiusi. Inoltre ci è reso impossibile lavorare nei fatti: convention e fiere sono ferme dal primo lockdown del 9 marzo, mentre la mancanza di eventi pubblici e sportivi, feste private e la sostanziale riduzione delle cerimonie pubbliche ci lasciano letteralmente senza lavoro. Chiediamo con forza al Governo che sia possibile includere anche i fotografi tra le attività destinatarie di prossimi ristori economici".

In particolare, Cna Lombardia ha lanciato nelle ultime ore una tempestiva campagna social multicanale dedicata alle categorie più colpite dal nuovo Dpcm con l’intento di offrire una voce autorevole ed improntata ad un proposito di costruttiva sobrietà alle decine di migliaia di imprenditrici ed imprenditori che si trovano in difficoltà in questo drammatico momento.

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