Coronavirus, ristorante chiude con tanto di necrologio: "Abbandonato da tutti"

La rabbia del titolare Vanni Grossi, ristoratore da oltre 35 anni: “Nessun aiuto dalle banche e dal governo, così non è possibile andare avanti”

Il ristoratore Vanni Grossi © Bresciatoday.it

Un necrologio appeso fuori dalla porta d’ingresso del locale, per annunciare la ‘morte’ della trattoria ‘Il Tagliere” di Desenzano del Garda. Un manifesto firmato dal titolare del ristorante:

“Annunciamo con dolore che la trattoria Il Tagliere, di anni 6, non ce l’ha fatta a superare il Covid 19.  La famiglia ringrazia tutte le autorità  di competenza per averla obbligata all’eutanasia”.  

Si legge, testualmente, nel necrologio che ha fatto subito il giro dei social. Ed era proprio questa l’intenzione del titolare che, tra tavoli imbanditi e cucine ci è cresciuto: i genitori di Vanni Grossi gestiscono infatti un ristorante nel Rodigino da quando lui aveva 8 anni. 

“Volevo denunciare pubblicamente quello che è successo a me, ma sono sicuro anche ad altre centinaia di ristoratori in Lombardia, magari riesco a salvare l’attività di qualche collega”, ci spiega il 48enne di origine veneta.

È arrabbiato e disperato Vanni: dopo due mesi di chiusura forzata a causa dell’epidemia di Coronavirus, non ha potuto contare su nessun aiuto. Non solo: le prospettive di guadagno sono così risicate che non ha avuto altra scelta che consegnare le chiavi del locale al proprietario dei muri.

“Finora me la sono sempre cavata, non avevo debiti, ma nemmeno grosse cifre accantonate. Ho chiesto che venisse sospeso l’affitto (ben 2000 mila euro al mese) durante l’emergenza, o di dilazionare i pagamenti, ma la proprietaria non me lo ha concesso. Mi ha fatto capire che se non pagavo nei tempi dovuti dovevo andarmene. Per riaprire secondo le norme del nuovo decreto dovrei sacrificare oltre la metà dei posti coperti, passando da 40 a 12. Inoltre, regna la confusione sulle misure da adottare. Per esempio non è stato chiarito come funziona la questione dei bagni: se davvero vanno sanificati ogni volta che entra un cliente, dovrei assumere una persona solo per quello e sarebbe impossibile.”

Calcolatrice alla mano, le entrate non basterebbero a coprire le uscite: “Di certo il fatturato non sarà quello degli anni passanti, vista la drastica riduzione dei coperti e non sarebbe sufficiente per pagare le bollette, l’affitto e gli stipendi dei due dipendenti”.  Prima di arrendersi il 48enne le ha provate tutte: ha chiesto un finanziamento in banca, ma non gli è stato concesso, e ha cercato anche di contattare l’amministrazione comunale. “Ho investito 200mila euro a Desenzano e tutti mi conoscono - racconta -  ma nessuno, né il sindaco né l’assessore al turismo, mi ha contattato. Non solo non mi hanno mai fatto una telefonata, ma non hanno mai risposto. Sono molto arrabbiato con l’amministrazione comunale che dovrebbe sostenere e rispettare chi, come me, ha contribuito a rendere attraente la cittadina."

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Una vita passata tra i fornelli e i tavoli dei ristoranti che ha condotto, Vanni rischia di restare senza lavoro: “Sono un ristoratore, non ho fatto altro nella vita e ora rischio di finire in mezzo a una strada", conclude comprensibilmente amareggiato.
 

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