Economia

Coronavirus, il pressing degli industriali del Nord: "Dobbiamo riaprire subito"

Un documento firmato dagli industriali di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, chiede al Governo di non prolungare il lockdown: duro attacco della Fiom

Foto di repertorio

Gli industriali pressano, il Governo prende tempo, i sindacati sul piede di guerra: è questo il quadro aggiornato della situazione economica a poche ore dal “manifesto” presentato dalle associazioni degli industriali di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Nei fatti si tratta di una vera e propria “agenda” firmata dalle varie Confindustria regionali, in cui si chiede di allentare la morsa del lockdown già da martedì prossimo (come in effetti prevede l’ultimo Decreto: ma è chiaro che si lavora ad un’estensione del blocco, tra le ipotesi è trapelata la data del 4 maggio).

Confindustria chiede di riaprire subito

“Se le principali regioni del Nord – si legge nel documento firmato dagli industriali – che rappresentano il 45% del Pil italiano non riusciranno a ripartire nel breve periodo, il Paese rischia di spegnere definitivamente il proprio motore e ogni giorno che passa rappresenta un rischio in più di non riuscire a rimetterlo in marcia”.

“Prolungare il lockdown – continuano da Confindustria – significa continuare a non produrre, perdere clienti e relazioni internazionali e non fatturare, con l’effetto che molte imprese finiranno per non essere in grado di pagare gli stipendi del prossimo mese”. La richiesta è chiara: organizzare una “roadmap” per una riapertura “ordinata e in piena sicurezza” del “cuore economico” del Paese.

Il Governo, come detto, prende tempo: ma è atteso forse per sabato, alla vigilia di Pasqua, il nuovo e aggiornato decreto. Per quanto tempo verrà prorogato il lockdown? Quante e quali imprese potranno riaprire? Quali saranno gli standard di sicurezza richiesti? Domande per ora senza risposta. Ma a fronte della richiesta degli industriali, i sindacati insorgono.

Le dure critiche dei sindacati

“Le pressioni di Confindustria sono cieche – scrive AdnKronos riportando le parole della leader della Fiom Francesca Re David – Deve essere la comunità scientifica a dirci quando sarà il momento di riaprire: più dura l’epidemia e più a lungo l’economia non si riprenderà. Pensare di rimettere in moto le fabbriche senza le necessarie misure per tutelare la salute e la sicurezza sul territorio oltre che nei luoghi di lavoro, significa mettere davanti il profitto. Le regioni del Nord – conclude Re David – sono propri i territori in cui il disastro sanitario sta impattando di più, anche perché non sono state fatte le chiusure delle imprese nell’immediato”. Scriveva Karl Marx, ormai più di un secolo e mezzo fa: il capitale spesso non ha riguardo per la vita e la salute degli operai.
 

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